Agsm, Aim e la scelta del terzo partner della multiutility: a Verona Finocchiaro sbatte la porta, è finita l’era dei “campanili”?

Sboarina e Rucco per la firma su aggregazione Aim - Agsm (archivio)
Sboarina e Rucco per la firma aggregazione Aim-Agsm (archivio)
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Di seguito l’articolo sul Corriere del Veneto di Lillo Aldegheri e a seguire quello sul Sole 24 Ore intitolato “Finocchiaro, Agsm e il sistema Verona”

Daniele Finocchiaro si è dimesso da presidente di Agsm. La decisione è stata formalizzata ieri pomeriggio, in un cda in cui l’advisor Roland Berger ha definito «fungibile» la proposta di A2a: ora si potrà scegliere come possibile terzo partner della multiutility frutto della fusione tra Agsm Verona e Aim Vicenza tra il colosso lombardo, quello emiliano Hera o trentin-altoatesino Dolomiti-Alperia.

In primo piano, però, ci sono le clamorose dimissioni, che Finocchiaro ha motivato in una lettera al sindaco di Verona, Federico Sboarina, proprietario di Agsm. Una lettera in cui il presidente ripercorre, con toni pacati ma senza arretrare di un millimetro tutta la vicenda, dalla nomina, dell’aprile 2019 («mi hai convinto ad accettare – scrive Finocchiaro – facendo leva sull’importanza del contributo della società civile») ai passaggi più significativi di questi mesi tormentati. Finocchiaro ribadisce che, per Agsm «il salto dimensionale ottimale non è garantito dalla sola aggregazione con Aim se non viene accompagnata da un partner industriale», e ricorda di avere ricevuto «mandato dal cda per iniziare una negoziazione in esclusiva con il partner che secondo gli studi risultava funzionale ad Agsm». Poi qualcosa si è inceppato.

«Solo tre mesi fa – scrive Finocchiaro – sono iniziati i primi distinguo, mai realmente concretizzatisi in richieste di azione. A differenza di quello che dovrebbe accadere nei cda – prosegue – tranne poche eccezioni, i componenti non si sono mai pronunciati sui contenuti del progetto industriale, mentre il piano è stato oggetto di infinite presentazioni ai consiglieri comunali, ai rappresentanti politici, ai sindacati, alle categorie».

Poi, una considerazione amara: «In questi incontri – scrive Finocchiaro – ho potuto verificare come, con poche eccezioni, non ci sia la volontà di promuovere un vero sviluppo industriale, quanto di mantenere lo status quo e le attuali inefficienze, con ingerenze e rendite di posizione che hanno condotto all’immobilismo di questi ultimi 15 anni». E ancora, sul punto-chiave: «Oggi c’è la possibilità di realizzare un importante soggetto industriale del Triveneto: Agsm con Aim più il partner industriale che emergerà dal confronto delle tre offerte, mentre nel frattempo, con il progetto di fusione Agsm-Aim, è stata realizzata una tappa storica ma intermedia, non sufficiente».

Si arriva alla decisione di ieri: «È giunto il momento – spiega Finocchiaro – che la politica faccia la Politica e prenda una direzione chiara senza trincerarsi dietro slogan e aspetti procedurali ma dando invece un chiaro orientamento: il mio ruolo tecnico può quindi considerarsi esaurito e quella politica che ha spesso recriminato il controllo sul ‘gioiello’ di famiglia potrà e dovrà assumersi la responsabilità delle scelte».

Dal sindaco, in serata, il primo commento: «La correttezza è l’elemento che contraddistingue il dottor Finocchiaro – afferma Sboarina – Il presidente si è dimesso perché si è concluso il mandato tecnico che gli ho conferito. Adesso tocca alla politica» .


Per le grandi multiutility italiane è davvero finita l’era dei cosiddetti campanili? Per alcune sì, per altre un po’ meno. Una di queste, leggendo la lettera di dimissioni del suo presidente Daniele Finocchiaro, è Agsm Verona. Finocchiaro è uomo di mercato e d’azienda – ha guidato GlaxoSmithKline in Italia, presiede l’Università di Trento – e ieri, dopo oltre un anno, ha comunicato al sindaco Federico Sboarina, che lo ha costantemente supportato negli ultimi delicati mesi, il proprio addio.

Il motivo? Nel sistema Verona, in particolare nella politica, non c’è la «volontà di promuovere un vero sviluppo industriale necessario alla sostenibilità di Asgm, quanto piuttosto di mantenere lo status quo e le attuali inefficienze, con ingerenze e rendite di posizione che hanno condotto all’immobilismo degli ultimi 15 anni», osserva Finocchiaro, che – come riportato da Radiocor – era stato chiamato per dare una svolta strategica al gruppo.

Secondo l’ex presidente, che ha condotto la faticosa selezione di un partner di peso (in lizza A2A, Hera e Alperia), la fusione Agsm-Aim Vicenza non basta e la politica ora deve fare «scelte chiare».

L’alternativa, conclude, è perdere una grande occasione per la città e per il territorio. (Ch.C.)


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