A Vicenza l’antifascismo non è una priorità. Giovine esulta, Donazzan lo difende, Colombara e Luisetto si incupiscono. Rucco fa il democristiano

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L’amministrazione di centrodestra di Vicenza guidata da Francesco Rucco ha portato a casa un risultato concreto. Non stiamo parlando della sicurezza, del turismo, dell’economia, della lotta alla droga, delle piste ciclabili, dell’inquinamento, di creare un polo attrattivo per i giovani, di rivalutare zone degradate partendo dalla bellezza.

Stiamo parlando della cosiddetta “clausola antifascista” inserita nel regolamento Cosap, cioè quello che determina l’occupazione di aree pubbliche. L’ex sindaco e attuale sottosegretario all’Interno Achille Variati (Partito Democratico) era stato paradossalmente accusato di essere antidemocratico perché impediva ai fascisti di scendere in piazza. A meno che non avessero dichiarato di non essere fascisti. Chi scrive pensa che il reato di apologia dovrebbe essere meno ambiguo, ma anche che non abbia senso rifiutarsi di dichiararsi antifascista. “A pensar male si fa peccato ma spesso s’indovina”, diceva Andreotti. In Italia non abbiamo avuto un processo di Norimberga, ed è per questo che da noi Alessandra Mussolini può tranquillamente andare nella tv pubblica a dire “meglio fascista che frocio” senza che questo le impedisca di esercitare a spese nostre la sua attività politica a Roma e Bruxelles. Ma ve la immaginate una Alexandra Hitler che fa le stesse cose in Germania? No? E fatevi qualche domanda allora.

“Il fascismo ha fatto anche cose buone”, “Eh ma allora le foibe”. Non usciremo mai da questi dibattiti, fatto sta che il regolamento è stato modificato e ora non è più obbligatorio dichiararsi antifascisti per poter organizzare manifestazioni. La questura poi dovrà di volta in volta controllare che suddette manifestazioni non sfocino in apologia. Quello che è certo è che la Costituzione italiana è antifascista, se no non saremmo una repubblica democratica, e che chi ricopre incarichi pubblici deve attenersi a questa Costituzione. Come per esempio l’assessore Silvio Giovine, eletto con la lista civica di Rucco, che ha portato la questione all’attenzione pubblica con un post sui social dal quale si evince come per lui l’abolizione della clausola antifascista sia evidentemente il raggiungimento di un grande traguardo.

«Primi in Italia. A Vicenza non c’è più la clausola antifascista – ha scritto il Giovine assessore su Facebook -. Nella nostra città non ci si dovrà più dichiarare antifascisti per occupare il suolo pubblico. Approvato il nuovo regolamento Cosap con cui abbiamo sanato le tante iniquità, incongruenze e dimenticanze del testo approvato dall’amministrazione Variati. Tante novità per mettere nelle condizioni migliori i soggetti pubblici e privati che si dovranno relazionare con gli uffici. Previsto anche uno sconto fino al 30% per chi organizza eventi plastic free. L’opposizione ci ha sequestrato 3 ore a parlare di fascismo e nazismo. Tre ore! Durante un’ emergenza economica senza precedenti riescono ancora ad occuparsi del secolo scorso. Ma noi, guardiamo avanti, col sorriso. Livore e odio li lasciamo ad altri!».

In seguito sono arrivate diverse reazioni. Il consigliere di opposizione Raffaele Colombara (Quartieri al Centro) scrive: «Amministrare una città non è semplice. Amministrare una città comporta impegno, sacrificio, tanto lavoro. Ci sono gioie e spesso dolori, se si amministra con passione. Ho visto nella mia esperienza amministrativa tante situazioni, ma non avevo mai visto un Assessore festeggiare per aver eliminato una clausola antifascista. Io non sono come questo giovanotto sorridente: io nella vita ho un lavoro vero e non vivo di politica. Nella vita faccio l’insegnante e per spiegare ai miei ragazzi cosa è stato il fascismo per l’Italia e per gli italiani ho semplicemente invitato a raccontarlo chi quegli anni li ha vissuti. I ragazzi ne sono sempre usciti arricchiti, con gli occhi lucidi per quei drammatici racconti.
Si, perché il fascismo è stato guerra, morte, sofferenza, dramma e tantissimo dolore».

«Se amministri una città puoi festeggiare perché hai ottenuto un risultato importante per il bene dei tuoi concittadini, come la realizzazione di un’opera pubblica necessaria o l’ottenimento di finanziamenti. Ma festeggiare per aver eliminato una clausola che aveva un significato profondo è semplicemente simbolo di incompetenza, scarsa preparazione e pochissima cultura. Benvenuti nell’amministrazione Rucco. Mai si era raggiunto un livello così basso nella storia di Vicenza. Mai si era scritta una pagina così cupa. C’è poco da sorridere, tanto da riflettere».

Grave che Vicenza venga svilita nella sua storia e nel suo valore da un’Amministrazione che non riconosce un passato comune, aprendo le porte ad estremismi e formazioni neofasciste – afferma in un comunicato Chiara Luisetto (in foto), segretaria provinciale del Partito Democratico -. Abolire questa clausola significa riportare indietro le lancette ad un passato cupo e violento. Proprio chi dice, come fa l’Assessore Giovine, che il fascismo è roba vecchia e si fa beffe delle minoranze che chiedono un doveroso rispetto, sta consapevolmente ponendo le basi perché nuove forme di quel pensiero buio si riaffermino. Solo lo scorso 25 aprile il lancio di una molotov ha colpito la sede provinciale PD e pochi mesi fa eravamo a Torrebelvicino a manifestare contro scritte ignobili e ora, proprio da una città decorata e al centro di un riscatto veneto di diritti e coraggio, arriva questa beffa. Accanto all’educazione civica nelle scuole, va pensato seriamente un corso per chi, amministratore pubblico, giura sulla Costituzione di rispettarne i principi fondamentali, per chi dovrebbe conoscere e rispettare il luogo che governa. In una parola che ci si vergogni e non ci si vanti di questo ritorno al passato. E magari si studi un po’ di storia, non quella scritta da Casa Pound o Forza Nuova, ma quella incisa col sangue di chi ha dato vita e affetti per permetterci oggi di essere liberi».

Giovine ha ricevuto invece la piena solidarietà da parte dell’assessore regionale a Lavoro e Istruzione Elena Donazzan (Fratelli d’Italia), che taglia corto così su Facebook: «L’Italia ha problemi gravi di economia e di lavoro, anche se sembra che questo non interessi agli ‘antifascisti’ con lo sguardo permanentemente rivolto all’indietro».

A spegnere, si fa per dire, le polemiche, ci pensa il sindaco Rucco con un bonario e sornione cerchiobottismo giolittiano e democristiano: «No alla clausola antifascista ma sì alla cittadinanza onoraria a Liliana Segre», come dire, accontentiamo sia la destra che la sinistra, come se stessimo parlando di tifoserie calcistiche e non di valori fondanti, soprattutto per chi fa politica nell’alveo democratico. Alla fine non resta che sperare che la prossima volta ad esultare non sia un assessore ma i vicentini, per un risultato concreto che migliori la loro vita in città.

L’articolo A Vicenza l’antifascismo non è una priorità. Giovine esulta, Donazzan lo difende, Colombara e Luisetto si incupiscono. Rucco fa il democristiano proviene da Parlaveneto.

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