A Brescia partita perfetta del Lr Vicenza favorita dall’assenza della VAR, la radiografia di Poggi: arriva al momento giusto il tris vincente

Brescia - Lr Vicenza 0 - 3 (foto LrVicenza.net)
Brescia - Lr Vicenza 0 - 3 (foto LrVicenza.net)
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Il Vicenza conquista a Brescia la quarta vittoria in campionato, ancora in trasferta dopo i successi a Cremona e a Pescara e appena cinque giorni dopo aver perso per la prima volta al Menti nella peggior partita della stagione (qui tutti i servizi di Gianni Poggi per BiancoRosso, ndr). Alla conta a Di Carlo mancavano ben undici giocatori per infortunio e squalifica e la composizione della squadra scesa in campo al Rigamonti era dettata più dal bollettino medico che da valutazioni tecnico-tattiche. Il riflesso di questa situazione di partenza lo si trovava nelle quote delle scommesse: già il pareggio era quotato da tutte le principali agenzie attorno al 3,5 e il 2 addirittura sopra il 4. Negli articoli e nei servizi di presentazione del match proprio nessuno aveva ipotizzato la possibilità di una vittoria del Vicenza contro un Brescia che, a dispetto della classifica tuttora lontana dalle aspettative, era comunque una big del campionato con la sua rosa valutata 46 milioni, con ben cinque nazionali, con gran parte dei giocatori reduci dalla Serie A e con la coppia di attaccanti Donnarumma-Torregrossa che, sul mercato, vale da sola quasi quanto tutto il Vicenza.
È arrivata invece la partita perfetta. Gran parte del merito va assegnata all’allenatore Domenico Di Carlo. Prima di tutto per aver letto con lucidità e concretezza la contingenza che non gli permetteva di disporre degli esterni titolari e quindi di sviluppare i motori laterali del consueto gioco offensivo. Poi per aver capito che era ora di cambiare la formula di un centrocampo che, con solo due mediani, non ce la faceva a reggere l’impegno delle due fasi per più di un tempo ed era stato quasi sempre in difficoltà contro reparti più strutturati e disposti al palleggio. Infine, per aver ridato in pochi giorni convinzione e autostima a un gruppo di giocatori usciti a pezzi dalla sconfitta con l’Entella.
Nel comporre la formazione l’allenatore del Vicenza ha fatto una scelta radicale: non ho gli esterni? Allora cambio impostazione tattica e modulo. Squadra a trazione centrale e senza quinti, un centrale e due mezzali a metà campo, gli attaccanti larghi e mobili per aprire la via del gol ai centrocampisti. Non solo: anche la sorpresa di un giocatore senza un ruolo preciso e in grado di muoversi fra le linee e di rendersi utile dove il gioco lo richiede.
Il giocatore determinante nella riuscita del nuovo modulo è stato Stefano Giacomelli, che ha messo in bacheca la sua migliore partita in maglia biancorossa. Per la sua mobilità, per la sua presenza a tutto campo, per la sua creatività mi ha ricordato Roberto Filippi del Real Vicenza. Con questa prestazione Giacomelli ha finalmente trovato un nuovo ruolo che gli è più congegnale di quello di esterno (per il quale forse non ha più la velocità e l’estro di prima) e anche di quello di trequartista in cui non ha mai finora convinto. Sembra anche più maturo e consapevole rispetto al passato, in cui si faceva condizionare dal nervosismo e dalla propensione alla protesta.
Più che da vertice alto del rombo Giacomelli ha giocato da quarto centrocampista senza posizione fissa, scompaginando la linea a cinque del reparto avversario che infatti non è mai riuscito a trovare la contromossa per arginarlo.
L’altro uomo della partita è stato Jacopo Da Riva, valorizzato dal nuovo modulo nelle sue doti di centrocampista completo, tanto interditore che ispiratore e finalizzatore delle ripartenze. Liberato dalle incombenze della sola fase difensiva, con la tranquillità che gli dava l’avere alle spalle un centrale con l’esperienza e il senso della posizione di Rigoni (a sua volta meno costretto a spolmonarsi e quindi più lucido e preciso), Da Riva è riuscito a dimostrare di cosa è capace: una doppietta non è roba da poco per un centrocampista.
In generale va dato merito a tutta la squadra di essere riuscita a giocare per tutta la partita (finalmente!) con concentrazione e senza il minimo errore, sfruttando i punti deboli del Brescia e rendendo impossibile la costruzione dell’azione avversaria sia con il pressing a tutto campo che con l’accorciamento delle distanze fra i reparti. Il Vicenza non ha rischiato nulla, neppure di fronte alla pressione delle Rondinelle a caccia del gol che avrebbe dovuto salvare almeno l’onore. Grandi, per altro come sempre attento e reattivo, non ha certo dovuto sudare sette camicie per collezionare la seconda clean sheet della stagione.
Insieme ai meriti dei biancorossi è onesto far presente che la partita è andata così bene anche perché al Brescia non sono stati concessi almeno due calci di rigore e non è stato convalidato un gol a causa di un fuorigioco tutt’altro che evidente.

Probabilmente con la VAR Brescia-Vicenza non sarebbe finita con lo stesso risultato. Bisogna anche dire però che la squadra allenata da Davide Dionigi è stata un disastro anche ben oltre le difficoltà che le ha creato l’avversario. Dionigi non ci ha capito niente di questa partita, non ha trovato le contromosse al modulo scelto dal collega Di Carlo né è riuscito a cambiare qualcosa con i cambi provenienti da una panchina ben attrezzata. I suoi giocatori devono condividere con lui tutta la responsabilità della catastrofe: la difesa a tre si è fatta bucare in modo impensabile, il centrocampo a cinque non ha combinato niente di buono in 90 minuti e si è sempre schiantato contro la mobile doppia barriera del Vicenza, la coppia degli attaccanti è risultata molle e confusionaria alla faccia del suo valore di mercato. Vero che il Brescia quest’anno è sempre stato molto alterno nei risultati e nel rendimento ma una débâcle così non era preventivabile.
Dopo la partita perfetta Di Carlo e la squadra (qui le interviste post gara) sono attesi alla conferma e al consolidamento per dimostrare che la vittoria di Brescia non è stata il frutto di una prestazione tanto eccezionale quanto occasionale. Certo il modulo con i tre centrocampisti e Giacomelli a tutto campo è poco compatibile con quello fondato sugli esterni e si può prevedere che gli allenatori dei prossimi avversari siano meno impreparati di Dionigi. La palla passa a Domenico Di Carlo.

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Gianni Poggi
Gianni Poggi risiede e lavora a Vicenza. È iscritto all’Ordine dei giornalisti. Le sue principali esperienze giornalistiche sono nel settore radiotelevisivo. È stato il primo redattore della emittente televisiva vicentina TVA Vicenza, con cui ha lavorato per news e speciali ideando e producendo programmi sportivi come le telecronache delle partite nei campionati del Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi, i dopo partita ed il talk show «Assist». Come produttore di programmi e giornalista sportivo ha collaborato con televisioni locali (Tva Vicenza, TeleAltoVeneto), radio nazionali (Radio Capital) e locali (Radio Star, Radio Vicenza International, Rca). Ha scritto di sport e di politica per media nazionali e locali ed ha gestito l’ufficio stampa di manifestazioni ed eventi anche internazionali. È stato autore, produttore e conduttore di «Uno contro uno» talk show con i grandi vicentini della cultura, dell’industria, dello spettacolo, delle professioni e dello sport trasmesso da TVA Vicenza. Ha collaborato con la testata on line Vvox per cui curava la rubrica settimanale di sport «Zero tituli». Nel 2014 ha pubblicato «Dante e Renzo» (Cierre Editore), dvd contenente le video interviste esclusive a Dante Caneva e Renzo Ghiotto, due “piccoli maestri” del libro omonimo di Luigi Meneghello. Nel 2017 ha pubblicato per Athesis/Il Giornale di Vicenza il documentario «Vicenza una favola Real» che racconta la storia del Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi e G.B. Fabbri, distribuito in 30.000 copie con il quotidiano. Nel 2018 ha pubblicato il libro «Da Nobile Provinciale a Nobile Decaduta» (Ronzani Editore) sul fallimento del Vicenza Calcio e «No Dal Molin – La sfida americana» (Ronzani Editore), libro e documentario sulla storia del Movimento No Dal Molin. Nel 2019 ha pubblicato per Athesis/Il Giornale di Vicenza e Videomedia il documentario «Magico Vicenza, Re di Coppe» sul Vicenza di Pieraldo Dalle Carbonare e Francesco Guidolin che ha vinto nel 1997 la Coppa Italia.