8 aprile 1442 – Il testamento di Francesco Porto: Gli Esposti dell’Ospedale San Marcello e San Rocco

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Le origini di San Marcello risalgono al 1300, era un luogo di ricovero per anziani, malati, poveri, orfani accudito dalla confraternita dei Battuti o flagellanti, erano chiamati in questo modo perchè in determinati giorni si battevano con catenelle che portavano alla cintola, erano dediti ad opere di assistenza negli ospedali. L’ordine fu soppresso nel 1772.
Nel 1442, moriva Francesco Porto che, lasciava tutti i suoi beni calcolati in 13.350 ducati all’opera pia di San Marcello, per opere di bene. In segno di riconoscenza la confraternita concesse alla famiglia Porto del conte Simone e nipote Francesco Porto, il diritto di nominare gli amministratori dell’Ospedale. Con i lasciti dei Porto, l’opera pia ebbe un grande sviluppo, con l’aggiunta di altri 2.800 ducati lasciati in eredità da Simone Porto.
Nel 1806, durante il governo francese gli esposti furono trasferiti a San Rocco. Gli Esposti erano i nati fuori dal matrimonio, abbandonati, spesso uccisi dai genitori, per non farsi riconoscere.
Nacque così la Ruota degli Esposti cioè dei “figli spurii affine di evitare gli infanticidi che a quanto sembra eransi moltiplicati”.
Nel 1481 il vescovo Pietro de Bruti di Cataro, luogotenente del Cardinale Zeno che consacrò l’Oratorio incluso il cimitero interno. Nel 1496, in San Marcello moriva il Beato Marco da Montegallo, poi sepolto nella chiesa di San Giuliano o San Zulian. Il toponimo Ponte de le Bele le balie, ancora esistente, si prendevano cura dei trovatelli loro affidati, il baliatico era il compenso che ricevevano per la loro funzione.
Il 26 settembre 1584, il cardinale Valier Agostino Valerio, fece visita una visita pastorale al luogo accompagnato dal podestà di Vicenza Nicolò Donato rilevando l’alta mortalità degli esposti del San Marcello e scrisse “proveder in qualche modo che li poveri orfanelli lattanti non muorano da fame come fanno continuamente”. Dopo questo intervento alle balie fu dato un compenso di 4 troni al mese.
A partire dal 1580, per oltre venti anni, i rapporti tra la famiglia Porto e la Fraglia, si erano incrinati perchè i secondi volevano staccarsi dal controllo della nobile famiglia. Solo nel 1604, dopo il Concilio di Trento che stabiliva nuove regole per il matrimonio, delineando la figura della ragazza madre, emarginata dalla famiglia e dalla società. In città, nacquero altri gruppi assistenziali come le Zitelle di Santa Caterina, le Convertite al Soccorso Soccorsetto. Nel 1630, l’epidemia di peste provocò grande mortalità tra i ricoverati.
Nel 1646, all’Ospedale di San Marcello erano ricoverati 29 neonati lattanti, 9 fanciulle di dieci anni, 128 fanciulli allevati all’esterno, 10 balie, un priore maschio, una priora femmina e un inserviente.
Alle balie il salario fu portato da 4 a 6 troni.

A causa delle condizioni economiche critiche, gli amministratori dell’opera pia, chiesero nel 1668, al Governo della Serenissima Repubblica l’elargizione di 1.000 ducati l’anno per l’assistenza. Risulta dall’archivio che in dieci anni ossia dal 1666 al 1675 entrarono in Ospizio al San Marcello 2.900 bambini.
Per migliorare la situazione economica dell’Istituto, il 24 maggio 1676, fu nominata una commissione di 33 uomini illustri nominati a vita, incaricati di sorvegliare l’assistenza erogata.
Dal 1704 al 1768, il Monte di Pietà e la famiglia dei nobili Porto, contribuirono più volte alle necessità dell’ospedale. Il 14 aprile 1773, la Repubblica Veneta approvò il nuovo mansionario proposto dal podestà e vice capitano di Vicenza Marco Antonio Soranzo, tra il personale di assistenza era compreso un infermiere.
Nel 1768, a seguito delle epidemie nel territorio veneto, i Provveditori alla Sanità obbligarono “tutti i parroci delle città, terre, castelli, e luoghi di dominio” a rilevare e segnalare tutti i dati utili: “onde procedere a quelle provvidenze che opportunamente disposte valgono per lo più ad arrestare il progresso dei mali.”
La ruota degli esposti, era un congegno rotante con una apertura che dava in una cavità, entro la quale veniva messo il neonato, la ruota girando faceva suonare un campanello interno avvisando gli addetti all’accettazione. Il suo utilizzo in città, iniziò nell’anno 1716, i registri riportano i ritrovamenti sino al 1841, poi con altre modalità si prosegue sino al 1993, quando cessa qualsiasi attività dell’Ente.
Nel 1773 per ridurre le spese, i trovatelli raggiunto il settimo anno di età dovevano lasciare l’istituto.
Il 30 marzo 1778, Alba Caterina Checcozzi, lasciò nel suo testamento, i mezzi necessari per costruire un lanificio dove i giovani potessero restare sino al 21 anno di età.
Dal gennaio del 1791 al 31 dicembre 1798, furono abbandonati nella ruota 1.320 esposti, alta la mortalità, ne sopravvissero solo 64. La maternità irregolare, era per quel tempo, uno scandalo con unanime riprovazione, coinvolgeva non solo la madre nubile, ma tutti i parenti. Spesso per evitare lo scandalo, si ricorreva all’aborto clandestino o all’infanticidio dei figli del peccato, ma molti bambini furono salvati dall’esposizione nella ruota.
Il 31 dicembre 1806, sotto il governo napoleonico, si impose il passaggio dei piccoli ricoverati nel convento di San Rocco, nonostante l’opposizione della famiglia Porto. Nel 1814, l’Ospedale di San Marcello, ricevette l’ultima donazione testamentaria con i beni: 211 campi nel comune di Malo, alcene case del conte Giobatta Porto. Nel passaggio dal governo di Beauharnais a quello austriaco, le case degli Esposti finirono sotto il controllo del governo con Sovrana Risoluzione 10 novembre 1819.
Nelle province venete, tra il 1817/1827, fu condotta una indagine conoscitiva che per la provincia di Vicenza, dette i seguenti risultati: nascite illegittime 2% illegittimi 2.587, esposti (abbandonati) 2.493 su una popolazione di 141.368 nati. Nel 1836, l’Istituto di San Rocco, per decisione del governo austriaco fu diretto da un medico.

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