Opinioni

Categorie: Fatti

Le decine di morti a Nizza, lo strano golpe in Turchia, le guerre dimenticate, i morti di lavoro e la miseria

Domenica 17 Luglio alle 18:57
ArticleImage Le decine di morti a Nizza e lo strano golpe in Turchia sono solo gli ultimi atti di una violenza brutale che sta divorando il mondo. Terrorismo in molti casi. In altri, come il colpo di stato turco, qualcosa di oscuro che ci può far precipitare in un baratro ancora più oscuro. Senza uscita. La stranezza di quanto successo in Turchia sta venendo a galla. Per chi ha vissuto l'esperienza di colpi di stato o per chi ricorda quanto successo, ad esempio, in Cile in quel settembre del 1973 (preceduto un paio di mesi prima da un tentativo di golpe finito nel nulla) la può vedere. Ad Ankara nessun arresto di uomini al potere. Erdogan che scappa ma poi ritorna.

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Categorie: Politica

Mamma li Turchi, l'analisi: la Turchia verso l'Islam?

Sabato 16 Luglio alle 11:17
ArticleImage La Turchia moderna nasce sulle ceneri dell'Impero ottomano che dall'undicesimo secolo aveva soggiogato tutti i domini arabi e aveva minacciato costantemente l'Europa, determinando le Crociate come risposta, ma riuscendo alla fine a sottomettere Bisanzio, oggi Istanbul, e arrivando in Ungheria , alle porte di Vienna e a Cividale del Friuli, prima di essere respinta per mare con la battaglia di Lepanto 1571 anche se gli scontri per terra durarono contro l'Impero asburgico durarono sino alla pace con Istanbul a Sistova il 4 agosto 1791. Da quel momento iniziò la decadenza dell'Impero turco, che terminò con la fine del primo conflitto mondiale, quando Mustafa Kemal Atatürk depose l'ultimo sultano, Maometto VI nel 1922, abolì il Califfato, divenendo il primo presidente della Repubblica Turca, riformò lo Stato ponendo le organizzazioni religiose sotto la tutela del potere politico, introdusse una serie importante di riforme tra cui l'abolizione del velo per le donne (legge però abrogata nel 2000), adottò l'alfabeto latino e il calendario gregoriano, il sistema metrico decimale, e con altre riforme diede il via alla modernizzazione del paese.

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Vescovi "ricambista" altrui, Albanese contro "Vicenza prigioniera del passato", Bulgarini boccia i poteri che lo silenziano, Dolcetta e Variati astensionisti: W Michela Morellato sindaco allora, zeru voti ma tanti... consensi

Giovedi 9 Giugno alle 22:29
ArticleImage Se Luciano Vescovi, neo proconsole in Confindustria di Giuseppe Zigliotto dopo essere stato fino al giorno prima vice presidente di Banca Nuova made in BPVi, ha spiegato, scrivevamo l'8 maggio, sulle colonne del giornale "gestito" da Confindustria Vicenza come "una delle cause principali (dello scandalo della fu Banca Popoalre di Vicenza, ndr) sia stata la mancanza di ricambio...", dopo l'atto di accusa in Sala Bernarda di Jacopo Bulgarini d'Elci, subito poi sielnziato dai poteri a cui, aveva detto, si erano prima inchinati tutti, oggi sul foglio cittadino Flavio Albanese, ex presidente della Fondazione Teatro di Vicenza, ha pollice verso contro Vicenza: "È una città prigioniera del suo passato. Osanniamo Palladio, dimenticando che era un eretico. A Vicenza prevale un potente conservatorismo. La città è cresciuta economicamente, non culturalmente...".

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Matteo Renzi, il referendum e le bugie sul Pci: postume

Domenica 22 Maggio alle 09:16
ArticleImage Ieri, come riportano i principali giornali, Renzi ha "lanciato" la campagna per il si al referendum costituzionale affermando che Berlinguer voleva una sola camera. Al solito l'imbonitore toscano copre con slogan infarciti di inesattezze (se non di palesi falsità) le verità. Con quell'affermazione vuol far credere che il PCI avrebbe, oggi, appoggiato la sua (contro)riforma costituzionale e che, grazie a questa, il senato viene abolito. Nulla di più falso. Innanzitutto è bene chiarire che, con la (contro)riforma costituzionale che sarà oggetto, in ottobre, del referendum confermativo, il Senato non viene abolito ma viene trasformato in un'assemblea di burattini "scelti" tra consiglieri regionali e sindaci in base a opportuni criteri che (è facile prevederlo) aiuteranno la maggioranza di governo.

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Politicamente scorretto: Marco Pannella di sicuro coerente ma con una scelta di campo non di "sinistra"

Sabato 21 Maggio alle 10:20
ArticleImage È morto Pannella ed è partita l'abbuffata di necrologi, elogi, rimpianti ... una situazione da "santo subito". Emblematico l'articolo di Fabrizio Rondolino (sul sito de l'Unità) secondo il quale la sinistra di oggi è più figlia di Pannella che di Berlinguer e Moro (a proposito, cosa c'entra - e c'entrava - Aldo Moro con la sinistra?). Forse, considerando cos'è diventata oggi la sedicente sinistra italiana così poco attenta alle questioni fondamentali del lavoro mentre si entusiasma per qualche "diritto civile" in più, Rondolino non ha tutti i torti. Ha torto, invece, quando scrive dell'esistenza di una "sinistra anticomunista" (un ossimoro nello scenario politico italiano) o quando afferma che Craxi si era dedicato alla modernizzazione della sinistra. E ha più che torto qualora volesse far credere che il PD sia di sinistra, cosa che non corrisponde né alla realtà né alla verità (per qualcuno che ancora ci crede potrebbe essere null'altro che una "pietosa bugia").

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Categorie: Banche

Bpvi: "Io Iorio sono Wolf, risolvo problemi". Quelli ignorati da Marco Poggi: «Niente allarme: banche solide». No a Iorio bis da FABI, FIRST/CISL, FISAC/CGIL, UNISIN

Giovedi 19 Maggio alle 20:35
ArticleImage «Niente allarme: perdite potenziali e banche solide» dichiarava il 13 febbraio 2015 a tutta pagina in "Economia e Finanza" Marco Poggi (**in fondo il testo completo del suo ottimismo) al giornale più (scendi)letto dei potenti di Vicenza e, perciò, oggi sempre più (neg)letto dalle decine di migliaia di vicentini che, complice la disinformazione locale, hanno tenuto in pancia, prima, e comprato, poi, azioni della Banca Popolare di Vicenza dal fanta valore di 62,50 euro ora ridotti a 10 centesimi e per giunta non negoziabili in Borsa. E Marco Poggi mica è uno qualunue nel gruppetto di fans intervistati, e applauditi, anche quest'anno dallo stesso bestiArio quotidiano e che (sper)giuravano sul buonaffare dell'aumento di capitale. 

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Categorie: Banche

Il "buen retiro" di Zonin: l'araba fenice è in Friuli. Ma l'ex dominus della BPVi continua a volare verso la Fondazione Roi. Il marchese sarà d'accordo?

Mercoledi 18 Maggio alle 12:10
ArticleImage Se uno, che non ha fatto il liceo classico o non si diletta di letture umanistiche e mitologiche, vuol sapere cos'è l'araba fenice, quella che risorge dalle proprie ceneri, basta che provi a  "pincionare" sul web e, su Wikipedia, trova che è «l'araba fenice è qualcosa di cui non si conosce l'uguale, introvabile, un esemplare unico e soprattutto inafferrabile, secondo il ben noto detto di Metastasio ("Demetrio", atto II, scena III): "Come l'araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa."». E quale definizione migliore oggi si attaglia a Gianni Zonin, l'ex presidente della Banca Popoalre di Vicenza,  a cui circa 118.000 soci hanno dato fiducia ritrovandosi poi in mano, non tutti, per carità, gli amici pare di no, ma quasi tutti gli altri, moltissimi i poveracci, con un pugno di carta straccia in mano, su cui prima era scritto "vale 62,50 euro, fidati e comprami" e ora c'è inciso con la punta di un pugnale doloroso "varrebbe 10 centesimi, ma neanche in Borsa mi puoi vendere".

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Supreme bitch, a Vicenza l'ignoranza è l'oppio del popolo: sul manifesto di Street Village si abbatte uno tsunami che neanche su Zonin...

Mercoledi 18 Maggio alle 00:02
ArticleImage Ieri tutta la città del Palladio, che, non però era padovano, è stata colpita dalla bufera che, superando ovviamente e di gran lunga quella dei miliardi di risparmi bruciati dalla Banca Popolare nominalmente di Vicenza ma soprattutto di Gianni Zonin, ha rovesciato ettolitri di indignazione sulla città colpita nella "sua immagine" non dalle malefatte, ogni altro giorno, dei potenti e dai silenzi dei complici compiacenti, ma per il manifesto con una ragazza coperta da una maglietta con la scritta invereconda "Supreme bitch". Si sono scatenati e sono stati megafonati dalla carta stampata locale il presidente di FestAmbiente Vicenza Adriano Vernau, Stefano Dal Pra Caputo, giovane consigliere comunale, oddio, del PD, e, doppio oddio, Stefano Poggi della locale associazione della Nuova Sinistra.

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I media oscurano l'attacco intimidatorio di Zonin a VicenzaPiù. E uno cambia idea su Zoso, ma boccia Bulgarini che la cambia sui poteri durante l'arringa sulla Fondazione Roi

Giovedi 12 Maggio alle 23:49

A Vicenza c'è una "carta" stampata calante ma piena di tanti colleghi, molti assunti, molti di più no, tutti sotto le ali protettive economiche (e non solo) confindustriali, visto che il suo editore, la società Athesis, oltre ad appartenenti a "famiglie Vip" con quote minoritarie, ha come soci di riferimento Confindustria Vicenza e Confindustria Verona, direttamente ma anche tramite tante "scatolette" vicentine e veronesi, controllate dalle due associazioni, tutte  "dispensa incarichi" e "cura interessi". Ci sono poi altri mezzi, tutti più o meno in crescita come lettori/utenti, la maggior parte dei quali solo su web, a parte il CorVeneto, che al 51% appartiene a Rcs e al 49% a una società locale che ha Riello e  Zonin come soci di spicco.

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Categorie: Informazione

Ario Gervasutti sul GdV sulla BPVi: "sono ignorante". Ma merita il beneficio del dubbio: c'è o ci fa? Intanto con Vescovi Confindustria rimane a... Palazzo Zonin Longare

Domenica 8 Maggio alle 17:02
ArticleImage Da anni non facevamo il nome di Ario Gervasutti, il direttore del locale giornale degli industriali (comunemente noto a un sempre minor numero di lettori come Il Giornale di Vicenza). Non lo prendevamo più direttamente di mira, noi direttorini di paese, pubblicisti semi volontari (anche se i nostri lettori crescono a dismisura) e non professionisti super pagati come lui (per far diminuire le copie del giornale nonostante i piani industriali alla Francesco Iorio?). Noi, a cui arrivano costantemente minacce, denunce e richieste di danni intimidatorie da parte di suoi affezionati lettori (due nomi, ad esempio, su tutti come Gianni Zonin ed Elena Donazzan), non lo identificavamo più come responsabile della crescente disinformazione promossa dal suo foglio ben foraggiato anche da aziende pubbliche e istituzioni.

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