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Zonin vuole un milione da VicenzaPiù per inchiesta su sua gestione Fondazione Roi, Ossigeno per l'Informazione: l’operato di Coviello e del suo giornale appare corretto

Di Gianfri Bogart Venerdi 11 Novembre 2016 alle 14:07 | 0 commenti

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Ossigeno per l'Informazione, che è consulente dell'Osce e della Commissione Parlamentare Antimafia, è, come si legge sul suo sito, l'Osservatorio istituito "nel 2008 con il patrocinio della FNSI e dell'Ordine nazionale dei Giornalisti per documentare e analizzare il crescendo di intimidazioni e minacce nei confronti dei giornalisti italiani" e per "accrescere la consapevolezza pubblica di questo grave fenomeno che limita la libertà di informazione e la circolazione delle notizie". Solo nei primi 309 giorni del 2016 Ossigeno ha documentato minacce a 265 giornalisti che si aggiungono ad altri 93 colleghi per episodi degli anni precedenti conosciuti dall'Osservatorio solo adesso. Ossigeno, che ha recentemente presentato anche al presidente della Camera Pietro Grasso e al Ministro della Giustizia Andrea Orlando il dossier "Taci o ti querelo",  si è occupato più volte delle intimidazioni subite dal nostro direttore e da nostri colleghi di VicenzaPiù (qui alcuni dei casi, ndr).

Mentre perdura il silenzio locale e anche dell'ordine dei Giornalisti del Veneto, a cui pure abbiamo sottosposto il caso, Ossigeno per l'Informazione mercoledì 9 novembre, dopo aver acquisito tutta la documentazione relativa ad oggi disponibile col solito scrupolo dello staff del suo direttore, il collega Alberto Spampinato, ha reso note, col documento che di seguito pubblichiamo, la sua posizione e la sua solidarietà per la causa per danni milionari intentata da Gianni Zonin, in qualità di presidente all'epoca della Fondazione Roi.

Se con questa denuncia il Veneto annovera oggi 9 giornalisti "minacciati" nel 2016 con Giovanni Coviello che diventa ora il nono dell'elenco c'è anche da segnalare che secondo le stime di Ossigeno esposte nel Rapporto 2011, dietro ogni intimidazione documentata dall’Osservatorio almeno altre dieci restano ignote perché le vittime non hanno la forza di renderle pubbliche.

A tutti questi colleghi va la nostra solidarietà mentre il nostro direttore Giovanni Coviello ringrazia per la sua opera coraggiosa di denuncia il direttore di Ossigeno per quanto qui scritto e dichiarato a tutela sua e di chi fa con determinazione questo "mestiere".


Diffamazione. Perché Zonin vuole un milione da Vicenzapiù

 

Il giornale ha criticato la sua gestione della Fondazione Roi e un investimento di 26 milioni nella sua ex banca. Il commento di Ossigeno

E’ stata rinviata al 27 settembre 2018 la causa intentata presso il Tribunale civile di Vicenza dal presidente della Fondazione Roi, Gianni Zonin, al direttore del giornale Vicenzapiù e Vicenzapiù.com, Giovanni Coviello, con una richiesta di risarcimento di un milione di euro per danno di immagine.

Zonin accusa Coviello di avere deliberatamente danneggiato l’immagine e il decoro della Fondazione pubblicando, tra il 4 e il 14 marzo 2016, una serie di articoli nei quali critica la gestione degli amministratori e formula giudizi negativi sull’acquisto di un immobile, che in passato ha ospitato l’ex cinema cittadino “Corso”, e su un investimento di 26 milioni di euro. L’investimento è stato effettuato dalla Fondazione – fra il 2009 e il 2015 – in azioni della Banca Popolare di Vicenza, e che ha perso il 90 per cento del valore.

Queste informazioni, secondo Zonin, sarebbero false e formulate con espressioni diffamatorie. Coviello si difende affermando di avere esercitato correttamente il diritto di cronaca su fatti di grande interesse pubblico.

Gianni Zonin è un personaggio pubblico, da tempo al centro dell’attenzione. Per quasi venti anni, fino al 2015, è stato il presidente della Banca Popolare di Vicenza. A questa carica, dal 2009 ha aggiunto quella di presidente della Fondazione Roi, fondata nel 1988, che ha come scopo statutario la tutela e la promozione del patrimonio storico artistico vicentino.

“Sono tranquillo e voglio andare fino in fondo, anche se questo procedimento è costoso. Voglio chiarire questa vicenda complicata di cui la Fondazione Roi è soltanto la punta dell’iceberg”, ha dichiarato Giovanni Coviello a Ossigeno, dopo la prima udienza, che si è svolta il 25 ottobre 2016. Mesi fa, intervistato da Radio Padania (audio), Coviello ha ironicamente ringraziato il suo accusatore:  “Grazie Zonin per averci permesso, accusandoci, di accedere agli atti della Fondazione Roi”.

IL COMMENTO DI OSSIGENO – La vicenda è veramente complicata, ma l’operato di Coviello e del suo giornale appare corretto e Ossigeno per l’Informazione si augura che anche la Fondazione che lo accusa lo riconosca al più presto, instaurando quel rapporto dialettico, di reciproco interesse, che deve esistere fra la stampa, i lettori, gli operatori economici, il mondo politico. Coviello è un giornalista che fa il suo lavoro. Ha diffuso informazioni di pubblico interesse e ha espresso opinioni legittime, esercitando il diritto di critica, giudicando i fatti e aggiornando le informazioni mano a mano che era possibile mettere a fuoco meglio i fatti e acquisire dati più certi. Altrettanto evidente sembra a Ossigeno per l’Informazione che la scelta di reagire agli articoli di Vicenzapiù con una richiesta di danni produce l’effetto di comprimere la libertà di espressione. Sarebbe stato più semplice, più rapido e più efficace -secondo Ossigeno – riparare l’asserito danno di immagine, dovuto alla diffusione di dati a volte imprecisi, chiedendo la pubblicazione di precisazioni e rettifiche. Bisognerà capire come e perché, senza fornire elementi che lo attestino, la Fondazione stimi un danno di così grande valore che, a prescindere dalle effettive intenzioni, condiziona fortemente le finanze del giornale accusato, imponendo un pesante vincolo di bilancio e determinando spese legali molto onerose, essendo esse commisurate al valore della causa.

L’ANTEFATTO – Per conto della Fondazione Roi, Gianni Zonin ha avviato anche altre cause per diffamazione, per le stesse questioni, La più rilevante è stata promossa  contro la signora Barbara Ceschi, nipote del marchese Giuseppe Roi, la quale ha dato fuoco alle polveri con clamorose dichiarazioni sull’argomento, il 5 marzo 2016, nel corso dell’assemblea dei soci della Banca Popolare di Vicenza, riferendo fatti e circostanze che proverebbero un “malaffare” nella gestione della Fondazione.


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