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Zonin il presidente ignorante (e i commissari indulgenti)

Di Ubaldo Alifuoco Sabato 16 Dicembre 2017 alle 09:48 | 0 commenti

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Le risposte di Gianni Zonin davanti alla commissione parlamentare si possono sintetizzare in questo: lui era un presidente ignorante, nel senso che ignorava quasi tutto ciò che accadeva nella sua banca, la Banca Popolare di Vicenza, ignorava perfino quello che molti sapevano anche all’esterno della sua Popolare. Operazioni baciate, assunzioni di raccomandati o di illustri pensionati, assunzioni strumentali di uomini ex Bankitalia o GdF, concessione di finanziamenti anche elevatissimi senza le dovute garanzie, ecc., erano tutte cose che venivano decise in altri ambiti dai quali lui era escluso (nello sfondo della foto d'archivio una scritta e immagini premonitrici: "Dimmi chi sei" e... carabinieri, ndr).

A sentir lui, la carica di presidente della Banca era praticamente simbolica perché si limitava a convocare il consiglio di amministrazione e poco più .

Ma una domandina semplice si impone, e mi meraviglio che nessun commissario gliel’abbia posta: se il suo ruolo era così marginale, per quale ragione si faceva elargire un compenso milionario? A sentire le fonti di stampa di questi mesi, pare che il presidente ricevesse un compenso annuale di oltre 1,5 milioni di euro. Solo per convocare il Cda?

E veniamo ai commissari, parlamentari della Repubblica che, prima di partecipare ai lavori avrebbero dovuto studiare bene le carte per poter presentare le domande giuste che, in realtà, non si sono sentite. Ne proponiamo solo alcune a titolo di esempio.

·      Se non contava nulla, perché il presidente “ignorante” ha dovuto cambiare in modo traumatico così tanti direttori generali? Ricordiamoli: dg Luciano Gentilini (con i suoi vice Bernardini e Schio); dg Piero Santelli (con dirigenti apicali Icardi, Gallea); dg Giuseppe Grassano; dg Divo Gronchi (che va e viene un paio di volte); dg Luciano Colombini e, infine, dg Samuele Sorato.

·      Visto che lui, anche se non contava nulla, presiedeva il Cda, perché ha consentito operazioni assolutamente inusuali per la Banca, e soprattutto per una banca con problemi di liquidità, come ad esempio: l’acquisto di Palazzo Repeta, ex sede della Banca d'Italia; l’acquisto dell'ex sede della Camera di Commercio, entrambi senza progetto di destinazione; il coinvolgimento nei fondi del Finanziere Matta (di cui si è parlato abbondantemente sulla stampa)?

·      Come mai il suo Cda decideva l’acquisto di sportelli bancari, pagandoli profumatamente, proprio nelle aree dove la sua azienda vinicola cominciava ad insediarsi?

·      Infine, nella sua qualità di presidente della Fondazione Roi, perché ha deciso di far comprare a quella (ora ex) Onlus 29 milioni di euro di azioni della Banca Popolare, proprio nel momento in cui la quotazione era al massimo (62,50) e c’era una lunghissima fila di azionisti che chiedevano di venderle, senza riuscirci?

L’elenco delle possibili domande sarebbe lungo, ma fermiamoci qua.

A questo punto, tralasciando i tecnicismi bancari e guardando al risultato sul piano sociale, la questione della Banca Popolare può essere così sintetizzata: da una parte ci sono decine di migliaia di persone danneggiate, alcune delle quali hanno perso proprio tutto al punto da non riuscire più a vivere; dall’altra ci sono i responsabili i quali, invece, continuano a vivere nella ricchezza accumulata anche attraverso i loro indegni comportamenti.

L’ex presidente della Banca, Gianni Zonin, è l’emblema di questo risultato. In questi anni ha potuto ampliare il suo impero vinicolo, comprare tenute in Italia e all’estero, accumulare capitali e premi per quei risultati. Oggi si è formalmente liberato di quei beni trasferendoli ai familiari al fine di mettere il patrimonio al riparo da eventuali (e, purtroppo, improbabili) condanne che lo intacchino. Ma accanto a lui c’è una lunga fila di amministratori, revisori dei conti, dirigenti apicali, dirigenti pubblici addetti al controllo sulle banche, magistrati, politici, ecc., che hanno condiviso per anni una pesante responsabilità

In anni passati mi è capitato di partecipare a qualche assemblea degli azionisti della Banca Popolare e non posso non ricordare il clima osannante verso il capo indiscusso che oggi vuole apparire come un presidente senza poteri concreti, quasi una vittima ingenua che ha scoperto di essere stata tradita da stretti collaboratori infedeli. Questa vicenda è un po’ il paradigma di questo nostro paese che ha la fortuna di avere un sacco di brava gente che lavora tenacemente ma che, quando si tratta di scegliere i vertici istituzionali, promuove personaggi che non meritano alcuna fiducia.

In questi vent’anni di presidenza del Cav. Gianni Zonin, con i suoi accoliti, alcune persone hanno avuto il coraggio di opporsi, di denunciare il suo modus operandi, di prevedere lo sfascio. Purtroppo non sono state riconosciute e valorizzate.

Ci resta solo la speranza di trarre un insegnamento per il futuro, e quella di vedere una Giustizia che non tradisca la sua missione e faccia emergere pienamente la verità dei fatti che sono chiari per chi vogli onestamente vederli.


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nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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