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Voglia di Bis

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) | Sabato 11 Agosto 2012 alle 09:09 | 0 commenti

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Mentre mancano pochi mesi al voto per le comunali il sindaco democratico Achille Variati spiega che vuole riproporsi per un secondo mandato: ma la scelta del candidato, come per le politiche, secondo il primo cittadino deve passare per le primarie 

Di Giovanni Coviello (in collaborazione con Marco Milioni)

 

Manca solo un anno alle elezioni municipali del 2013. Achille Variati, sindaco democratico di Vicenza, durante il suo mandato dal 2008 al 2013 ha potuto contare su una maggioranza ad assetto variabile, «fortemente connotata da uno spirito civico» che comunque ha garantito una solidità alla maggioranza di centrosinistra che non si era registrata durante il decennio passato sotto la guida del centrodestra. Pochi mesi fa è venuto meno l'appoggio della lista civica «Impegno a 360 gradi - spiega il capo dell'esecutivo - ma noi abbiamo il compito di andare avanti lo stesso».

Sindaco che cosa è successo veramente? Come è venuto meno l'appoggio della lista di Claudio Cicero che nel frattempo aveva guadagnato i galloni di consigliere delegato al traffico?

«Cicero è un uomo che si impegna a fondo. Sapevo bene prima che lui lasciasse l'opposizione  che ha una storia culturale che nasceva a destra. Non a caso la nostra collaborazione in maggioranza è stata in primis sul piano della concretezza, sul piano civico. Politica e ideologia c'entravano assai meno».

E poi?

«Ci sono però alcuni valori rispetto ai quali io non arretrerò mai perché sono i valori di una città che sulla sua bandiera porta i riconoscimenti della battaglia antifascista. Quando è venuta fuori la storia del calendario di Mussolini affisso da Cicero nel suo ufficio io avevo il dovere di chiedergli conto della sua azione. E sono arrivate le dimissioni. Rispetto alle quali non va tralasciato un dettaglio».

Quale?

«Cicero aveva la delega alla mobilità, ma era un consigliere delegato. L'assessore competente era il sottoscritto. Pertanto quello era l'ufficio del primo cittadino. Non è un dettaglio».

Sindaco tra pochi mesi il comune di Vicenza andrà al voto. Quattro anni fa il centrosinistra la spuntò per una mezza incollatura e Lia Sartori fu costretta a finire all'opposizione. Più e più volte però sui media e in alcuni ambiti della politica si è parlato di un Variati alla fine vicino a quel raggruppamento imprenditoriale che per anni ha avuto il marchio del Pdl, specie quello di Sartori e Giancarlo Galan: si parla di Gemmo, del Gruppo Maltauro in primis. Come stanno le cose al riguardo?

«Io direi anzitutto che se a Vicenza avesse vinto la Sartori le cose sarebbero andate diversamente. Lia ha una concezione assai diversa della politica. Lei ha una concezione più gerarchica del processo decisionale. Noi puntiamo molto di più sulla condivisione e parecchi dei processi importanti, come in urbanistica, sono caratterizzati da una fase partecipativa. Quanto ai nomi dell'imprenditoria che in molti chiamano poteri forti, ho ribadito in mille circostanze che «io non ho mai pensato a corsie preferenziali per nessuno». Se i progetti dell'amministrazione e quelli di un privato si incontrano è solo perché alle spalle c'è una decisione trasparente che punta all'interesse del comune, rispetto alla quale poi il privato fa i suoi calcoli; questo è ovvio».

Nel libro di Renzo Mazzaro (I padroni del Veneto, ndr) presentato il 25 giugno anche e proprio a Palazzo Trissino si elencano una serie di aziende e attività professionali per le quali nei vari bandi e nelle assegnazioni di appalti e incarichi la Regione Veneto, nell’era Galan, avrebbe cucito “abiti su misura”. Tra quei nomi ricorrono nel vicentino quelli della Gemmo spa, del Gruppo Maltauro, dello Studio Altrieri, tutte realtà con cui il Comune di Vicenza ha ultimamente incrementato i rapporti. Queste citazioni di Mazzaro la imbarazzano?

Per i bandi e le assegnazioni di appalti non possiamo escludere chi ha diritto a parteciparvi perché ha i requisiti di legge previsti dalle attuali normative.

Ma, allora secondo lei il legislatore dovrebbe prevedere vincoli più stretti per partecipare a gare pubbliche o per poter ricevere appalti da parte di enti pubblici come il Comune?

Questo è quanto andrebbe fatto e io sono perfettamente d’accordo su un restringimento dei requisiti in ambito pubblico

Sempre nel libro denuncia di Mazzaro c'è una frase attribuita alla Sartori nella quale l'europarlamentare del Pdl, sintetizzando alla grossa, spiega che i giornalisti scomodi vanno citati perché non hanno i soldi nemmeno per pagarsi l'avvocato. Come valuta questo atteggiamento?

«Sono assolutamente contrario. Quando nasce un giornale è sempre un bene per la democrazia. La dialettica, anche esercitata con toni aspri, fa bene. Diverso è se uno ti offende. Ma qui entriamo in tutt'altro campo».

Mazzaro nel suo libro parla anche di fondi regionali che in passato sono stati assegnati a gruppi televisivi a fronte dell'affidamento di servizi specifici. L'autore parla del gruppo Videomedia, VicenzaPiù ha acceso i fari sul gruppo Reteveneta. Si tratta secondo lei di situazioni delicate giacché in qualche modo potrebbe venire depotenziata la facoltà di critica del giornalista che appartiene a questo o a quel gruppo?

«Io credo che la questione si possa trattare su due piani distinti. Se un gruppo editoriale riceve dei fondi perché effettivamente possa poi erogare un servizio necessario alla comunità, sinceramente credo che non ci siano problemi particolari. Le marchette elettorali o pre-elettorali invece non mi vanno bene per niente».

Rimanendo in ambito comunicativo. In diverse circostanze il sindacato, specie il Cub, ha polemizzato sulla struttura definita pletorica dello staff del sindaco e ha spiegato che certe risorse, umane come finanziarie, potrebbero essere utilizzate per fornire altri servizi alla cittadinanza. Come la vede lei?

«Ad un certo mondo sindacale io farei presente una cosa. Anzitutto non capisco la differenza nel valutare i lavoratori guardando se uno è iscritto o non è iscritto al sindacato. Poi che cosa vuole, l'ufficio del sindaco è l'unico, oltre alla polizia municipale, che è aperto ininterrottamente dal mattino a sera. Rispondiamo a decine di e-mail al giorno. Dobbiamo essere sempre qui per rispondere al telefono, alle sollecitazioni dei cittadini. Siamo lo snodo centrale dell'amministrazione. Per cortesia, cari sindacati e critici, un minimo di serietà».

Tra qualche mese si vota. Lei si ricandiderà? E in quale contesto? Si parla poi anche di politiche. Nel Pd si fa il nome di quattro papabili per la Camera: il vicesindaco berico Alessandra Moretti, il deputato uscente Daniela Sbrollini, il coordinatore provinciale Federico Ginato, il coordinatore regionale, la bassanese Rosanna Filippin. Come valuta questa quaterna?

«Il contesto è in generale difficile per qualsiasi amministratore. C'è una durissima crisi con cui bisogna fare i conti. Le risorse pubbliche calano. Ad ogni buon conto io vorrei candidarmi, ma solo dopo essere uscito dal vaglio delle primarie. Io ritengo le primarie un valore aggiunto. Per quanto riguarda i quattro nomi si tratta di persone tutte valide. Ma anche per il parlamento credo che il vaglio delle primarie sia essenziale e salutare».

Nel 2015 ci sarà, salvo diversi eventi, il rinnovo anche del governo regionale e c’è chi parla di una sua ambizione veneziana per il vertice di Palazzo Balbi. Lei si candiderà?

Se sarò sindaco di Vicenza rispetterò il patto con i vicentini e farò il sindaco. Quando nel 2008 ho derogato al patto con i miei elettori lasciando la Regione per amministrare la città l’ho fatto solo perché convinto che così avrei assolto al meglio e in maniera decisiva il mio impegno con loro.

Sindaco in diverse occasioni lei ha ammonito gli amministratori ad avere un atteggiamento più libero dalle segreterie dei partiti. Come mai?

«I partiti sono un luogo importante per la vita delle comunità locali e del Paese. Pensare però che l'azione amministrativa debba essere sempre cucita e ricamata nelle segreterie è un male. Perché la cosa porta a disfunzioni e incomprensioni che si riverberano sulla vita dei cittadini».

Il caso del ritiro della delibera antiostruzionismo da parte del consigliere Gerardo Meridio del Pdl è un esempio?

«Sì. E quel fatto pesa e peserà nella mia valutazione dell’affidabilità del politico Meridio».

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