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Vietato dire "Allahu akbar", Donazzan nota per le scuse che mai chiede per certi suoi epiteti "metabolici": "il sindaco di Firenze si scusi con i parenti del bassanese morto"

Di Piero Zanin Giovedi 24 Agosto 2017 alle 13:11 | 0 commenti

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"Dio è il più grande" in arabo "Allahu Akbar". Due parole, 11 lettere, maledette a prescindere. Non importa chi le dica o in che contesto. Anche in questo il terrorismo di matrice islamica sembra aver vinto. E' bufera sul sindaco di Firenze, Dario Nardella (nella foto) reo di aver scherzato con l'invocazione divenuta tristemente nota dopo i diversi attacchi dell'Isis. Uno scherzo avvenuto al meeting di Cl a Rimini che ha coinvolto il sindaco di Venezia Brugnaro che, poco prima di incontrare il collega toscano, aveva dichiarato ai giornalisti: "A chi grida in piazza San Marco 'Allah Akbar', ghe sparemo".

L'assessore regionale Elena Donazzan (nota per gli epiteti delicati che distribuisce tipo "magrebino di merda" oppure per gli insulti ai gay, per cui mai si sogna di chiedere scusa, ndr) non ha perso l'occasione per commentare su Facebook: "I terroristi islamici ci ammazzano e questi ridono... Nardella con la fascia tricolore che indossa dovrebbe rappresentare tutti gli italiani, anche quelli uccisi a Barcellona, anche il nostro bassanese Luca Russo. Massacrati da chi grida "Allahu Akbar" e non per scherzo. Come si può scherzare su questo tema? Che Nardella si scusi con la famiglia di Luca, di Bruno Gulotta e con tutti gli italiani."
Il sindaco di Firenze, ripreso da più parti, ha poi chiarito di essere stato frainteso. Il caso ha fatto però scaturire un'accesa discussione sull'utilizzo dell'invocazione, una sorta di preghiera comune in tutto il mondo islamico, non solo tra i pazzi che uccidono innocenti. Come spesso accade in questi casi, si sfiora il ridicolo. Accade così che a Thiene un uomo, un 40enne marocchino, fermato dalla polizia locale per aver rubato una bicicletta ad un pensionato abbia firmato il verbale proprio con la scritta in doppia lingue e in stampatelo maiuscolo  "Allahu Akbar". Uno sfregio al senso comune probabilmente, non certo una dichiarazione d'intenti. Non abbastanza, evidentemente, per far intraprendere agli agenti le contromisure richieste dal sindaco di Venezia. Con certe frasi, comunque, serve stare attenti: "Una risata vi seppellirà" recitava un motto in voga qualche tempo fa, ma anche con "Allah Akbar" non si scherza.
 


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