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Variati: “I tagli alle Province sono tagli ai servizi. Facciamo appello alla responsabilità del Parlamento”

Di Redazione VicenzaPiù Mercoledi 17 Maggio alle 17:25 | 1 commenti

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"Il 41% delle scuole italiane si trova in aree a rischio sismico, ma solo il 7,8% è costruita con criteri antisismici. Quasi 5.000 chilometri di strade provinciali è chiuso per frane e smottamenti e su almeno il 52% della rete viaria siamo stati costretti a inserire un limite di velocità tra i 30 e i 50 chilometri orari, perché le strade non sono sicure. È su questa emergenza che vogliamo alzare i riflettori domani, chiedendo al Parlamento - che sta lavorando alla conversione della cosiddetta manovrina - di considerare questa come un'emergenza nazionale. I tagli irragionevoli operati Province con le manovre economiche sono tagli ai servizi e alla sicurezza dei cittadini".

Lo dichiara il Presidente dell'Upi, Achille Variati, alla vigilia della giornata di mobilitazione delle Province, cui ha dato piena adesione ANCI, che vedrà arrivare a Roma delegazioni di Presidenti di Provincia, Sindaci e Consiglieri, da tutta Italia. Oltre all'intervento del Presidente di ANCI, Antonio Decaro, Sindaco del Comune e della Città metropolitana di Bari, prenderanno la parola Enzo Bianco, Presidente Consiglio Nazionale ANCI e Sindaco di Catania; Edoardo Bianchi, Vice Presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori - ANCE; Rossana Dettori, Segretario Confederale CGIL; Giorgio Rembado, Presidente Associazione Nazionale Presidi; Rodolfo Moreschi, Federazione degli studenti; Marzia Ilari, Dipendente Provincia La Spezia. A confrontarsi con loro saranno i Sindaci e i Presidenti delle Province, che racconteranno lo stato dell'emergenza nei loro territori. A partire dalle 15,00, delegazioni di Presidenti incontreranno i Capigruppo alla Camera, mentre alle 17,00 saranno ricevuti dalla Presidente della Camera, On. Laura Boldrini.


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Inviato Venerdi 19 Maggio alle 10:05

Ma il GOVERNO che cosa NON fa ?
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"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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