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Un piccolo cimitero islamico a Vicenza, coraggiosa scelta politica. Ma l’integrazione non è raggiungibile con i cimiteri

Di Citizen Writers Mercoledi 14 Dicembre 2016 alle 16:15 | 0 commenti

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Riceviamo da Mustapha Ouanit e pubblichiamo
La Costituzione italiana prevede il diritto di culto. Come prevede anche la possibilità, per gli appartenenti a tutte le religioni, di essere sepolti secondo il proprio rito. La risposta dell'amministrazione comunale di Vicenza alla concessione di un terreno idoneo per la sepoltura delle salme di fede musulmana è un'ottima ricompensa per la comunità islamica anche se l’obiettivo dell’integrazione, come sappiamo tutti quanti, non è certo raggiungibile attraverso i cimiteri!

Si tratta, comunque, di una coraggiosa scelta politica e di un'importante dimostrazione di rispetto e di attenzione. Oggi ci sono molti ricongiungimenti familiari e i figli di chi muore sono spesso nati in Italia. Il rimpatrio, che già era problematico, ora non ha più significato.

Nel vicentino ci sono circa 14 mila fedeli islamici provenienti da vari paesi di fede islamica. La richiesta di avere un cimitero musulmano, nasce da un’esigenza che non si può più trascurare. Il riferimento è legato propriamente alle nascite che formano nuove famiglie qui in Italia. Oggi è qui in Italia che cresce la seconda generazione di immigrati ed è qui che abbiamo bisogno di un luogo per la sepoltura dei nostri defunti. Finora le salme sono sempre state rimpatriate in terra d’origine anche se il rimpatrio ha spese onerose da sostenere. Innanzitutto richiede una colletta per pagare le spese del viaggio, che si aggirano intorno ai 4 mila euro, e che viene raccolta tra i fedeli alla cerimonia funebre a cui i fedeli sono tenuti ad andare. Questa situazione rende più rispondente alle necessità la soluzione di seppellire i propri cari in terra d’accoglienza anche per via del succedersi delle generazioni di immigrati.

Leggi tutti gli articoli su: Islam, musulmani, Costituzione, cimitero, Mustapha Ouanit

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Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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