Quotidiano | Categorie: Economia&Aziende

Transazione lontana dall'80%, un socio - manager d'impresa presenta un suo personale piano industriale per la BPVi: sacrifici da fare ma a tutti i livelli, per recuperare fiducia

Di Citizen Writers Domenica 19 Marzo alle 14:50 | 1 commenti

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Caro Direttore, è tra noi recentemente intercorso un breve e veloce scambio di email riguardo alle nostre Banche, la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, confessando che ci sono cascato anch'io per distrazione, negligenza, pigrizia; direi non per incompetenza come potrà desumere scorrendo il mio CV. Ebbene leggo tutto ciò che la stampa riporta, compreso quello che scrive lei e mi sento di dire che non sta accadendo nulla, non si sta facendo nulla di ciò che davvero servirebbe a uscire dal pantano con la speranza di poi risalire. Sul passato non c'è la minima chiarezza, sui "piani industriali" meno che meno, i compensi ad amministratori sono un pubblico insulto, la magistratura non si vede, sulle adesioni si spacciano grossolane bugie la cui diffusione è affidata a Gianni Mion, un signore in età e dall'eloquio confuso.

L'altro giorno è stata ottenuta la complicità di Ilvo Diamanti per la Fondazione Roi e del Vescovo Mons. Beniamino Pizziol per quelle della Diocesi di Vicenza, che senz'altro servirà a convincere qualche buon cattolico riverente.

Ma quell'80% se lo devono scordare e allora dovranno ricorrere al cilindro e tirare fuori qualche altro coniglio.

Da ex dirigente d'azienda, pensionato attivo, provo a elencare qualcosa che farei io come parte di un personalissimo, modesto ma realistico "piano industriale" non teso solo a tappare i buchi ma anche a guardare avanti, obiettivo indispensabile per dare un senso ai sacrifici personali, del sistema bancario e finanziario che supporta Atlante e dello Stato:
- metterei subito in vendita tutto il vendibile, ma proprio tutto: immobili, quadri, tappeti, sedi di rappresentanza poichè quello non fa "patrimonio" per il core-business che è invece ciò che serve per ripartire
- ridurrei drasticamente i vertici e i loro compensi, ma con plafond normali. Massimo 10.000 €/netti mese, non 100.000 e taglio del 30% alla restante dirigenza; camperà bene ugualmente.
- eliminerei tutte le auto aziendali, anche quella del presidente, che usino la propria a rimborso/Km. tariffa Aci
- ridurrei, quando non totalmente inutii, gli spazi delle filiali/agenzie alla metà; ci starebbero dentro comodi ugualmente
- discuterei con i dipendenti, una parte dei quali "complici" dei danni subiti dai soci, una qualche forma di condivisione del flop della banca tipo contratti di solidarietà, part time volontari e una riconsiderazione degli stipendi; se la banca chiude è peggio anche per loro
- riaprirei il dialogo con gli azionisti mostrando con lealtà e trasparenza ciò che si sta davvero facendo non dimenticando che l'offerta di ristoro avrebbe dovuto essere fatta almeno in area 30 - 40%, magari erogabile in alcuni anni e vincolandone una parte, da garantire, a "restare" in banca; coloro che hanno accettato il ricatto dei 9 euro non ridaranno di certo fiducia alla BPVi e la raccolta ne soffrirà ulteriormente
- includere in una nuova proposta di ristoro tutti gli azionisti "ante 2007" che sono quelli che da più tempo hanno dato fiducia alla banca
- solleciterei la magistratura ad accelerare e a procedere al sequestro degli immensi patrimoni dei responsabili monetizzandoli per aggiungerne il ricavato a quanto destinato all'indennizzo/ristoro visto anche che chi avrà aderito non potrà più procedere legalmente
- terrei al corrente le rappresentanze degli azionisti settimanalmente e per iscritto sul procedere delle cose e poi diffonderei ampiamente tale informazione
E' solo uno scenario, caro Direttore, ma è di questo che gli azionisti hanno bisogno; devono vedere che "si sta davvero cambiando" e allora potrebbero anche accontentarsi di meno rispetto al 30-40% di cui sopra, accetterebbero di essere rimborsati anche più a distanza, ma tornerebbero ad essere clienti e a metterci i risparmi, così anche il credito potrebbe ripartire.
Ho la sensazione di avere fatto solo la lista dei desideri, ma le assicuro, caro direttore, che se mi venisse affidata un'azienda in quelle condizioni, solo così opererei.
Lettera firmata


Commenti

Inviato Lunedi 20 Marzo alle 10:25

Atlante vi sarà davvero grata per avergli fatto voi il piano industriale scritto nella sua cameretta dal pensionato "dirigente d'azienda"...
Il pensionato non spiega però perché i sindacati dovrebbero essere d'accordo coi tagli in busta paga finalizzati a risarcire gli azionisti. Siamo al mondo all'incontrario. I proprietari (soci) mandano in rovina la banca e i dipendenti devono pure tagliarsi lo stipendio per risarcirli...
Con questa morale del benaltrismo sono sempre più tifoso del bail in.
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Commenti degli utenti

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Giovedi 14 Dicembre alle 14:25 da Lucia
In La lettera di una socia di Veneto Banca per accelerare il "ristoro" ai risparmiatori truffati dalle banche venete
Leggendo la lettera di Flavia mi è venuto tornato alla mente l'articolo 47 della Costituzione, nel passaggio dove recita:

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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