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Trama, ordito e sensori

Di Sara Battilana Domenica 31 Gennaio 2016 alle 20:46 | 0 commenti

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Si avvicina il momento in cui fare i conti con l’anno ormai agli sgoccioli e appuntarsi tutti i buoni propositi, i progetti per l’anno a venire (e forse anche qualche promessa da marinaio). Nel fare qualcosa di simile anche con la moda, vediamo cosa c’è di nuovo e cosa ci prospetta il futuro.

La tecnologia si insinua nei nostri guardaroba, e non solo perché per riempirlo o aggiornarlo ci affidiamo sempre di più alle applicazioni installate sui nostri smartphone e tablet: con il dito scorriamo tra un capo e l’altro, un veloce pagamento ed ecco che dopo qualche giorno (o addirittura in giornata) il nuovo acquisto arriva direttamente alla porta di casa.

 

Attraverso le applicazioni per dispositivi mobili possiamo organizzare il guardaroba, scovare quel capo visto per caso su un social network, ricevere i consigli di stylist esperti o lasciarci ispirare dalle ultime tendenze dello streetstyle.

Eppure lo shopping online non sostituisce il tradizionale rito dell’acquisto in negozio ma, anzi, lo trasforma e proprio per questo molti grandi marchi puntano a rendere “smart” l’esperienza negli store fisici integrando sempre di più il mondo virtuale con quello reale.
Polo Ralph Lauren ha attrezzato il proprio flagship store di New York con un nuovo camerino interattivo dotato di specchio touch screen che permette ai clienti di cambiare l’illuminazione, vedere la disponibilità di colori e taglie per i capi scelti, ricevere consigli sugli abbinamenti e richiedere l’assistenza del personale. Tutto questo rimanendo nella piena intimità e comodità del salottino prova. Allo stesso modo, lo specchio digitale MemoryMirror offre la possibilità di provare diversi outfit per poi compararli l’uno di fianco all’altro grazie alla “memoria” dello specchio stesso.

Alcuni cosiddetti dispositivi wearable si lasciano “vestire” da fashion brand importanti: nel 2014 la collaborazione tra Google Glass e Diane von Furstenberg aveva aperto le porte della tecnologia “fashionable” e oggi l’Apple Watch firmato Hermès è forse uno dei gadget hi-tech più eleganti in circolazione.  

Anche i tessuti diventano “smart”, come quello in grado di controllare il flusso d’aria attraverso micro aperture in caso di aumento dell’umidità corporea o i tessuti conduttivi capaci di cambiare colore attraverso il collegamento a sensori e dispositivi. Google ha lanciato quest’anno il suo “Project Jacquard”, un progetto che mira a sviluppare tessuti sensibili al tocco attraverso i quali poter controllare dispositivi smart. Le fibre metalliche conduttive sono integrate direttamente nella tessitura, senza quindi alterare l’aspetto o lo spessore del filato, e la partnership con il marchio Levi’s permetterà la produzione dei primi modelli di capi “intelligenti”.

Ebbene gli abiti del futuro si possono anche coltivare, stampare, assemblare. Le biotecnologie applicate al settore fashion permettono di produrre tessuti dal costo ridotto e con un basso impatto ambientale, mentre i componenti di un capo di abbigliamento o un accessorio possono essere prodotti con una stampante 3D ad un prezzo contenuto e con grandi possibilità creative. Le innovazioni nel campo della bioingegneria, della nanotecnologia e delle tecniche di scanning 3D invadono sempre di più il territorio della moda.

Il possibile futuro per il team di un marchio fashion? Non solo creativi ma anche scienziati e ingegneri.

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