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Superstrada Pedemontana Veneta, PD Vicenza: disastro su disastro

Di Note ufficiali Mercoledi 13 Settembre 2017 alle 09:41 | 0 commenti

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Il 11 Settembre, scrive in una nota che pubblichiamo il Pd Vicenza,  è crollato parte del tunnel della SPV (Superstrada Pedemontana Veneta) nella zona industriale di Castelgomberto e con essa parte dell'argine della Poscola. L'unica buona notizia in quel che è successo è che nessuno si sia fatto male. Ricordiamo che sull'altro lato della valle parte del cantiere è ancora sotto sequestro per la tragedia che costò la vita al povero Sebastiano La Ganga. Lo scavo per questo tratto di galleria è previsto in una zona fragile, ricca di risorgive, per questo l'attenzione dovrebbe essere maggiore e non dovrebbe succedere ciò che è successo; c'è stata una evidente mancanza di controllo adeguato.

SIS, la società che ha vinto l'appalto sta dimostrando che oltre ad avere criticità sul lato finanziario, aggiunge criticità di ordine tecnico e questo allarma non poco sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori e delle opere.
Quest'opera costerà molto, forse troppo al territorio, all'ambiente ed ai cittadini veneti, in particolare agli espropriati, non pagati dei terreni e di altri che ieri si sono visti allagati i campi.
Il danno, la beffa e ancora il danno.
Anche la trasparenza da parte della Regione continua a non esserci, di cosa si ha paura?
La settimana scorsa al consigliere Andrea Zanoni sono stati negati i documenti del via libera alla stipula della terza convenzione.
I conti non tornano, è arrivato il momento di ripensare seriamente a tutta l'opera, senza ideologie, ma avendo come priorità il bene e il futuro di tutto il nostro territorio.

Segretaria PD Vicenza
Veronica Cecconato
Responsabile pianificazione territorio PD Vicenza
Luigi Creazzo


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Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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