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Strada Marosticana a Vicenza, martedì 16 gennaio verrà attivato il semaforo all'incrocio con via Lago Maggiore

Di Comunicati Stampa Venerdi 12 Gennaio alle 15:08 | 0 commenti

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Tra le azioni di messa in sicurezza di strada Marosticana a Vicenza, martedì 16 gennaio sarà attivato l'impianto semaforico a led per la regolamentazione dell'intersezione tra l'importante arteria cittadina e via Lago Maggiore. Il semaforo consentirà l'uscita in sicurezza da via Lago Maggiore dei veicoli che potranno continuare a svoltare a destra e a sinistra su strada Marosticana: il loro avvicinarsi all'incrocio farà scattare il verde grazie alle spire posizionate sotto l'asfalto. L'impianto regolerà anche i due attraversamenti pedonali in prossimità dell'incrocio: il preesistente attraversamento, infatti, è stato traslato, e ne è stato tracciato uno nuovo; entrambi hanno il fondo rosso, sono privi di barriere architettoniche e dotati di dispositivi per non vedenti.

 

Per consentire una corretta visibilità è stata leggermente arretrata la fermata dell'autobus, inoltre verrà regolarizzata l'isola ecologica. Tutto il tratto verrà disciplinato con limite di velocità di 30 chilometri orari.

L'impianto semaforico darà inoltre priorità al transito degli autobus con sistema opticon.

"L'accensione dell'impianto semaforico è il primo intervento tangibile della messa in sicurezza di strada Marosticana - ha spiegato l' assessore alla progettazione e sostenibilità urbana Antonio Marco Dalla Pozza -. Si tratta di un'azione necessaria a dare maggiore sicurezza ai pedoni e a tutti coloro che impegneranno quell'incrocio uscendo dal quartiere di Laghetto. Era una promessa fatta alla madre della giovane investita e uccisa in quel luogo. Il nostro obiettivo resta quello di riqualificare tutte le strade dove le condizioni di sicurezza per le componenti deboli della mobilità non sono sufficientemente garantite. Da questo intervento, inoltre, deriveranno vantaggi per il trasporto pubblico che guadagnerà tempo nell'uscita dal quartiere."

 

 

Leggi tutti gli articoli su: Antonio Marco Dalla Pozza

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A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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