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Solidarietà alle vittime del Mediterraneo dal sindacato USB

Di Emma Grande Lunedi 20 Aprile 2015 alle 17:15 | 0 commenti

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Si affida ad un comunicato stampa l'USB di Schio, Vicenza e Padova per confermare la propria solidarietà alle vittime del mare che in questi giorni popolano la stampa nazionale e non solo. "Dall'America Latina verso gli Stati Uniti, dall'Africa subsahariana verso il Nord e l'Europa, dall'Asia centrale alla Russia, dal sud-est asiatico verso l'Australia - così apre la nota - le rotte che i migranti seguono cercando pace, lavoro e futuro sono numerose ed irte di pericoli.

Ma la più letale è quella che attraversa il Mediterraneo. Più letale del sole del Sahara e delle correnti del Mare delle Andamane, il familiare mar Mediterraneo, il "mare nostrum", ha mietuto tra gennaio e settembre di quest'anno 3.072 vittime.

E si tratta chiaramente di cifre riguardanti solamente gli incidenti conosciuti. Le dichiarazione di circostanza, privi di senso e di umanità, sono un vero atto di ipocrisia. Perché l'Unione Europea da una parte è riuscita, in tempi immediati ad imporre le politiche di austerity alle popolazioni con risultati devastanti in termini di disoccupazioni in Europa e dall'altra, lascia morire nel Mediterraneo le persone. La notizia della morte di 900 migranti in seguito al capovolgimento della barca, a circa 60 miglia delle coste libiche e a circa 120 miglia dall'Isola di Lampedusa sulla quale viaggiavano è un vero crimine. Le misure di impoverimento di massa determinate dalle politiche del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale insieme ai conflitti geo-politici dall'Africa al Medi oriente ci danno conferma di una guerra totale in corso.

Non è difficile spiegare la crescita parallela del numero di persone soccorse e del numero di persone decedute: l'aggravarsi della situazione internazionale ha fatto ovviamente lievitare il numero di persone che decidono di abbandonare il loro paese alla ricerca di una vita dignitosa. Afghanistan, Sud Sudan, Eritrea, Pakistan, Nigeria: questi sono solo alcuni dei paesi di provenienza di questi profughi, paesi tormentati da decenni di conflitti armati e violazioni sistematiche dei diritti umani, a cui si stanno aggiungendo in questo periodo palestinesi e soprattutto siriani.

Le leggi vergognose, la Turco Napolitano prima e la Bossi Fini dopo, fanno dell' Italia un paese che promulga leggi che consentano il mantenimento della condizione di sfruttamento degli immigrati, un paese cieco, sordo e muto difronte all'assenza di diritto e alla sofferenza. Leggi che hanno operato una compressione dei diritti degli individui attraverso l'introduzione delle quote per l'ingresso in Italia; attraverso la discrezionalità delle autorità competenti rispetto al diritto di asilo, i cui richiedenti vengono rinchiusi, in attesa dell'esito della loro istanza, in speciali centri di "trattenimento", i Centri di Permanenza Temporanea, veri e propri istituti carcerari al di fuori dello stato di diritto, strumenti di minaccia e costrizione nei confronti dei lavoratori immigrati per limitarne indipendenza e possibilità di sottrarsi al ricatto padronale; attraverso il legame indissolubile che è stato posto tra il diritto al soggiorno in Italia e l'esistenza di un contratto di lavoro, con la conseguente maggior debolezza del lavoratore immigrato di fronte al datore di lavoro.
Per questo riteniamo che non si tratti dell'ennesima tragedia del mare, ma il risultato delle politiche che hanno sostenuto la paura per il diverso e l'odio per chi viene in questo Paese in cerca di una vita migliore, per mascherare una lucida scelta criminale di trarre vantaggio dalla condizione di ricattabillità e di subordinazione per questi lavoratori. Ed è per questo che tutti i lavoratori dovrebbero indignarsi e assumere su di se la lotta per l'affermazione del diritto a una vita che merita questo nome
Si usa l'emergenza umanitaria per accendere il fuoco del razzismo e del "divide et impera". Una massa di persone devono essere tenute fuori dalla fortezza Europa per difendere la "civiltà" del continente. Ma dov'è questa famosa Europa e questa unità d'Italia quando si parla di disoccupazione, di sanità o di scuola pubblica?"

Sul tema si tornerà anche in occasione dell'assemblea pubblica convocata per sabato 2 maggio, alle 14.30 a Vicenza, Circoscrizione n. 4 di Via Turra, 35.

"Siamo parte degli oltre 33 milioni di migranti - spiegano dall'USB - di cui 12 milioni già cittadini dell'Unione Europea, che vivono in uno dei 28 paesi membri dell'Unione Europea e rappresentiamo il 4% dei 509 milioni di abitanti.
L'anno scorso i lavoratori migranti hanno prodotto l'11 per cento del Pil italiano pari a circa 200 miliardi di euro e versano 12 miliardi all'anno all'Inps. L'immigrazione non può più essere liquidata come se si trattasse di due lavavetri!

Vogliamo confrontarci tra di noi sulle problematiche che abbiamo quando ci rivolgiamo agli sportelli per avere informazioni su una pratica.... abbiamo constatato che la risposta cambia a seconda dell' addetto presente in quel momento.
Chiediamo di essere trattati con dignità e rispetto dalle autorità e da chi le rappresenta.

Chiediamo l'accesso alla cittadinanza per i bambini figli di migranti nati in Italia o comunque a prescindere dal reddito per tutti i migranti.

Ci uniamo:

- Per la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro

- Contro ogni forma di razzismo o discriminazione
- Contro allo sfruttamento e al business dell'accoglienza!"

Leggi tutti gli articoli su: migranti, Usb, Usb Vicenza, USB Schio, USB Padova

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