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Solidarietà di VicenzaPiù al collega del GdV Matteo Bernardini: il procuratore capo Antonino Cappelleri lo discrimina e ma suo giornale relega protesta del Cdr a pagina 27

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Mercoledi 19 Aprile 2017 alle 20:14 | 0 commenti

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Giovedì 13 aprile ci era sfuggito un comunicato del Comitato di Redazione de Il Giornale di Vicenza , segnalatoci oggi dalla nostra lettrice Franca Equizi, ex combattiva consigliera comunale della Lega Nord, in cui il Cdr stigmatizzava il comportamento del Procuratore capo della Repubblica di Vicenza, Antonino Cappelleri, che aveva fatto uscire dal suo ufficio il collega Matteo Bernadini a differenza di altri coleghi di altre testate ricevuti normalmente. Ci scusiamo, quindi, per il ritardo con cui esprimiamo la massima solidarietà al collega Matteo Bernardini a prescidere da eventuali non note motivazioni del Procuratore, a meno che queste non siano gravissime per eventuali ostacoli frapposti alle sue indagini e che non vengano, quindi, chiaramente indicate. Noi siamo avvezzi a comportamenti discriminatori nei nostri confronti, peraltro quasi mai denunciati sugli altri organi di stampa locale.

Ma questo non ci esime dall'essere vicini al collega anche se il comunicato del Cdr del giornale è stato pubblicato con l'anonimo titolo "Comunicato sindacale" solo a pagina 27 e ben 14 pagine dopo la pagina di apertura della cronaca agevolando così la nostra svista così come, penso, quelal di molti suoi lettori.

Pubblichiamo di seguito il comunicato completo del Cdr affidandolo alle onde del web e sperando che in futuro, caso mai avvenissero ancora fatti discriminatori come quello denunciato, i media, tutti, li mettano in prima pagina non solo a pagina 27 e che almeno il direttore si degni di qualche riga di sostegno al suo collaboratore... che oggi merità una doppia solidarietà.

Il direttore di VicenzaPiù

 

Ieri mattina (12 aprile 2017, ndr) il collega de Il Giornale di Vicenza Matteo Bernardini è stato invitato a uscire dall'ufficio dal procuratore della Repubblica dallo stesso magistrato, che ha accolto invece nella sua stanza i colleghi di altre due testate giornalistiche locali. Di fronte alla gravità dell'episodio, il Comitato di Redazione de Il Giornale di Vicenza, oltre ad esprimere piena solidarietà al collega al quale è stato impedito di svolgere il suo lavoro quotidiano, esprime profondo sconcerto e viva preoccupazione per un comportamento inusitato e che di fatto tende a impedire lo svolgimento dell'attività professionale al giornalista Bernardini. Nel respingere e stigmatizzare ogni azione che nei fatti si risolva in una limitazione oppure in una compressione dell'esercizio della libertà di stampa, il Comitato di Redazione de Il Giornale di Vicenza chiede l'immediato ripristino delle normali relazioni con il procuratore e respinge il divieto adottato nei confronti del collega; impegna altresì all'esercizio delle loro prerogative tutti gli organismi preposti alla tutela dell'autonomia e dell'indipendenza dell'attività giornalistica, da alcuni dei quali sono già arrivate espressioni di solidarietà al collega. Mai era successo che l'ingresso all'ufficio del procuratore vicentino venisse vietato ad un collega incaricato di raccogliere, per poi eventualmente divulgarle, notizie di interesse pubblico. Il Cdr auspica che il divieto ad personam venga ritirato quanto prima.

Il CdRde Il Giornale di Vicenza


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nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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