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Slitta l'audizione di Zonin per legittimo impedimento, CorVeneto: spunta audio choc con Sorato, Giustini, Marin e Piazzetta

Di Rassegna Stampa Domenica 10 Dicembre 2017 alle 11:15 | 0 commenti

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L'ex presidente Bpvi, Gianni Zonin, non sarà venerdì a Roma per l'audizione di fronte alla Commissione d'inchiesta parlamentare sulle banche. «C'è un evidente legittimo impedimento - spiega il suo avvocato, Enrico Ambrosetti - visto che venerdì è fissata l'udienza preliminare in tribunale a Vicenza (a cui è insolito si presentino gli imputati, ndr)». Il legale annuncia che già domani comunicherà la questione a Palazzo San Macuto, dove hanno sede le commissioni d'inchiesta. «Questo non significa che Zonin non ha intenzione di parlare ai parlamentari - conclude - semplicemente occorrerà fissare una nuova data per la sua audizione».

Dovrebbe essere invece confermata, sempre venerdì a Roma, la presenza dell'ex amministratore
delegato di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, pure lui convocato dai commissari per chiarire, tra le altre cose, le presunte pressioni ricevute da Bankitalia per l'acquisizione dell'istituto di Montebelluna da parte di PopVicenza.
Intanto dalla mole enorme di materiale raccolto in questi mesi dalla procura berica, spunta un file audio che, almeno all'apparenza, inguaia alcuni degli indagati.
È il 10 novembre del 2014. Vista da fuori, la Vicentina non è più una realtà così solida perché la Bce ha appena comunicato che l'istituto di credito ha superato gli stress test per il rotto della cuffia, contestando l'utilizzo del fondo destinato al riacquisto di azioni proprie.
In questo clima, in una sala nel quartier generale, si riunisce il Comitato di direzione Bpvi composto - tra gli altri - dal dg Samuele Sorato e dai suoi vice Emanuele Giustini, Paolo Marin e Andrea Piazzetta.
Il clima non è dei migliori. «Io non ho fatto premesse di sorta ma è chiaro che quello che ci diciamo qui, ovviamente, neanche il tuo cane lo deve sapere», intima Sorato.
Non è chiaro per quale motivo ma il registratore utilizzato per verbalizzare le riunioni rimane acceso. E la guardia di finanza, nel corso di una perquisizione, riesce così a mettere le mani su quella che i pm Gianni Pipeschi e Luigi Salvadori considerano una prova d'accusa fondamentale: una registrazione della durata di un'ora e 13 minuti, che per gli inquirenti dimostrerebbe come già nel 2014 Sorato e il suo staff fossero perfettamente a conoscenza delle baciate e delle lettere di impegno.
Il Comitato discute di come svuotare il Fondo di riacquisto: occorre vendere le azioni acquistate
dalla banca ai soci e che la Bce toglie dal capitale.
Ma non è facile, visti i dubbi che cominciano a circolare. Ci sono «criticità di vendita», fanno presente. Peggio ancora: «Nell'ultima settimana si sono dimezzate le richieste di affidamento... domani dovremo fare un richiamo ai capi area...». Uno dei vice spiega a Sorato: «Qui il tema è che la gente ti dice... Uno: come mi rende? Due: se il valore va giù, come mi cautelo? Terza cosa: se trovi un accordo bisogna metterlo su carta, comunque devi fare una sell-letter che dovremo fare io e te come stiamo facendo su altre cose...».
È chiaro: occorre convincere i potenziali clienti che acquistando azioni Bpvi non rischieranno
nulla. Si potrebbero fare delle lettere in cui la banca si impegna a tutelarli. Come i 65 documenti
con impegno di riacquisto sequestrati dalla Finanza.
Oppure qualcos'altro. «Magari ci mettiamo un attimo a tavolino e cerchiamo di capire quale potrebbe essere questa formula. Perché con questa formula tu li cauteli sull'andamento del valore e li cauteli sul rendimento... ne trovi che ti comprano...». Certo: un investimento sicuro fa gola a tanti.
Ma se il titolo crolla e l'azionista è tutelato, chi ci rimette i soldi? «In teoria se... finanziamo il 100% e perde il valore, metti che va a 70, quel 30 tu come lo fai recuperare? (...) Cioè... bisogna inventarsi qualche meccanismo», ammettono.
I manager hanno fretta. Il mini-aumento di capitale procede, ma non tutto scorre liscio.
«Entro fine anno avremo questi cento milioni: 70 milioni di non finanziato e 30 di finanziato...», osservano. Sorato è perplesso: «Con questo passo siamo veramente a rischio, non è pensabile che non abbiamo un buffer (una riserva di capitale, ndr)». Poi la frase che fa drizzare le antenne agli investigatori: «Abbiamo fatto un miliardo e due di finanziamenti apposta...». Ma non c'è niente da fare: «Non li prendono, Samuele. Stiamo continuando a martellare...».
Sorato non accetta scuse: «Non è che possiamo dire alla Bce che non ce l'abbiamo fatta a svuotare il fondo. Bisogna pensare delle soluzioni...». Ad esempio si potrebbe «trovare delle controparti amiche per poter fare questo portage qua...». Poi spiegano che gli amici è meglio andare a cercali fuori
dal territorio, «sull'asse Milano-Roma».
Facile immaginare che i difensori degli indagati daranno battaglia sulla corretta attribuzione delle voci e, soprattutto, su quale sia la giusta interpretazione da dare ai dialoghi registrati.
Durante l'interrogatorio del 6 aprile scorso, i pm fanno ascoltare l'audio a Sorato: «La mia frase "abbiamo fatto 1,2 miliardi di finanziamenti apposta" si riferisce alla politica di crescita della banca voluta dal presidente Zonin. Si tratta di finanziamenti deliberati dal Cda. Inoltre, faccio riferimento al fatto che il Cda aveva deliberato un catalogo di prodotti destinati ai soci e una politica di erogazione del credito che riconosceva una preferenza ai soci medesimi». Tra i clienti Bpvi, era risaputo: se volevi un prestito a tassi favorevoli, dovevi essere socio. A scanso di equivoci, Sorato precisa ai pm: «Nelle banche controllate da Bpvi non sono emerse operazioni di finanziamento correlato all'acquisto di azioni. Siccome le società controllate dipendevano dal sottoscritto, questo conferma che io non avevo dato indicazione di fare simili operazioni. Se queste sono state compiute presso Bpvi, è stata una iniziativa di altri».
li 2 maggio, la registrazione viene fatta ascoltare anche a Paolo Marin: «Prendo atto che
nel corso della riunione di cui mi si chiede, Sorato fa riferimento all'importo di 1,2 miliardi come totale delle operazioni correlato all'acquisto di azioni Bpvi». Poi, afferma che «nel corso di questa riunione, consiglio di non fare operazioni di finanziamento correlato per "importi baciati" e di fare "un misto mare", vale a dire concedere un finanziamento più ampio, in modo da consentire al clienti l'acquisto di azioni Bpvi e di altri strumenti finanziari». Sono quelle che i finanzieri chiamano «operazioni parzialmente baciate». Ma perché? Semplice: perché così, spiega Marin, era possibile «far apparire le operazioni correlate più regolari agli occhi di tutti, di chi doveva controllare, vale a dire agli organi di vigilanza, la società revisione e all'Audit».
di Andrea Priante, da Il Corriere del Veneto


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