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Cgil, Cisl e Uil con le Acli piangono i "tagli" ma non chiudono i patronati: per spirito cristiano o per sensi di colpa per i loro sprechi?

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Giovedi 10 Dicembre 2015 alle 12:49 | 0 commenti

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In merito alle dichiarazioni di ieri di Cgil, Cisl, Uil e Acli di Vicenza, che «insorgono per i tagli ai Patronati sindacali previsti dalla Legge di Stabilità in discussione in questi giorni in Parlamento» (cfr. "Tagli ai Patronati vicentini, i sindacati: costi in più per 107mila utenti, attacco a lavoratori e dipendenti") Italo Francesco Baldo, il nostro opinionista di centro destra (che brutta definizione che fa il paio, per par condicio, col nostro opinionista di sinistra Giorgio Langella!) ci scrive, pur «non avendo conoscenze specifiche dell'argomento», che per la dichiarazione dei redditi ha «sborsato denari (70 euro) al patronato del sindacato e che gli iscritti pagano 50 euro. Si piange il morto, modus vicentinitatis, come fanno le cooperative per i servizi sociali, ma allora come mai non chiudono se sono sempre in deficit?».

Per spirito cristiano?

In attesa che rispondano in maniera chiara gli amici ai vertici dei sindacati vicentini a tutela dei (pochi?) sindacalisti veri, alla Massimo D'Angelo, tanto per intenderci, le retribuzioni scandalose di alcuni segretari nazionali (e non solo?) dei sindacati confederali e la quantità di dirigenti e funzionari (tra cui quelli costosamente distaccati...), che sembra che vivano "di" sindacato piuttosto che si dannino "per" i lavoratori, ci farebbero supporre, che i patronati Cgil, Cisl, Uil eccetera  non chiudano per farsi perdonare gli sprechi delle "case madri", denunciati in un famoso libro di Stefano Livadiotti: "L'altra casta. Privilegi. Carriere. Misfatti e fatturati da multinazionale. L'inchiesta sul sindacato".

Ma, se sono in perdita, continua a chiedere Italo Francesco Baldo, «chissà come mai non vengono pubblicati i bilanci dei sindacati, incluso quanto dà lo Stato ai patronati e quanto pagano, complessivamente, i cittadini che si rivolgono a loro...».

Detto che bisognerebbe capire bene se i patronati sono "sindacato" o società operanti nel libero mercato, per evitare che come sempre ci si limiti a piangere la mancanza di denaro, ma mai a dichiarare quanto, e con quali agevolazioni rispetto ai "concorrenti" consulenti del lavoro privati, si incassa, ci permettiamo di fare alcune delle domande suggerite da Baldo e che da tempo non trovano una risposta chiara e univoca suscitando le curiosità e le ire anche di Matteo Renzi, che vorrebbe tagliare il miliardo di euro (è un dato presunto visto che i sindacati non pubblicano, altra anomalia, i bilanci!) che lo Stato gira, direttamente o indirettamente, ai sindacati tra cui i 600 milioni "sottratti" al libero mercato proprio dai patronati e dai Caf.

  1. Il patronato è un ramo dei Sindacati o delle ACLI, ecc. oppure è autonomo anche da un punto di vista fiscale e quale è la ragione sociale, Società a responsabilità limitata, cooperativa, o altro?
  2. Quale è il suo bilancio? 1.Entrate dallo Stato, mezzi propri, pagamenti effettuati da coloro che  utilizzano il patronato , donazioni, ecc. 2.  Uscite spese per il personale, spese  per i locali ecc.
  3. L’assistenza è  così spesso, come sostenevano ieri, del tutto gratuita?
  4. Quanto, e a che titolo, eventualmente versa il patronato per  l’uso dei locali che utilizza  quando è “dentro” alla struttura del Sindacato/organizzazione?
  5. Quali sono i rapporti con gli enti locali, Comune, provincia, Regione?
  6. Quali sono  rapporti con l’Agenzia delle Entrate?

Noi siamo per la libera Chiesa in libero Stato.

I confederali sono per il libero sindacato in libero Stato?

O, in entrambi i casi, il "povero" Stato finanzia gli uni e gli altri?

Anche grazie alle tasse sugli immobili che il sindacato, come i partiti e, appunto, la Chiesa  di fatto non pagano giocando sulla distinzione tra il loro uso prevalente a fini commerciali, da tassare come per i pover cristi, o per attività spesso forzosamente identificate come "istituzionali", non tassabili per i "mammasantissima" dei poteri italioti.


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