Quotidiano | Categorie: Musica, Poesia

Saltimbanchi della verità, Voci insolite del Novecento: Liceo Pigafetta oggi alle 20,30

Di Redazione VicenzaPiù Venerdi 27 Aprile 2012 alle 07:44 | 0 commenti

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Musica e letteratura s'incontrano venerdì sera al liceo Pigafetta. Alle ore 20.30, il futurismo nella musica di Maurice Emmanuel, Laszlo Kiraly, Arvo Pärt, Terry Riley, incontra le opere di autori come Palazzeschi e Savinio, insolite voci novecentesche, con le immagini pittoriche dello stesso Alberto Savinio e Fortunato Depero. Organizzano la proff.ssa Roberto Mistrorigo e il prof. Stefano Bettineschi.

Serata di musica e poesia
Liceo Pigafetta - Aula magna
27 aprile 2012, ore 20.30
Alberto Savinio
Saltimbanchi della verità
Voci insolite del Novecento
Letture da Aldo Palazzeschi e Alberto Savinio
Musiche di Maurice Emmanuel, Laszlo Kiraly, Arvo Pärt, Terry Riley
Immagini da opere pittoriche di Alberto Savinio e Fortunato Depero
Voce recitante Adriano Marcolini
Flauto Marta Bolcati
Clarinetto Antonio Graziani
Percussioni Mariano Doria
Pianoforte Stefano Bettineschi


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Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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