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"Roi, La Fondazione demolita" letto da Ubaldo Alifuoco che rilancia accuse ben precise: chi ha il potere di farlo cerchi risposte

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Giovedi 25 Maggio 2017 alle 00:44 | 2 commenti

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A differenza del boom prevedibile di "Vicenza. la città sbancata", il primo libro dossier della nostra collana Vicenza Papers dedicato alla "cronaca" del disastro della BPVi, che abbiamo scritto mentre stava avvenendo , dal 13 agosto 2010 in poi, mentre altri si rendevano complici del dramma che ora ha colpito il territorio direttamente o indirettamente, giorno dopo giorno aumentano le vendite di "Roi. La Fondazione demolita", che registra una crescita lenta ma costante, come si addice a un argomento, che è a metà tra l'inchiesta e la storia della cultura vicentina: lo "stupro" della Fondazione voluta dal marchese Giuseppe Roi per il Chiericati e "deviata" verso una serie di miseri interessi di vasti strati del sottopotere e del vecchio potere vicentino di cui il sistema intorno a Gianni Zonin si è servito per soffocare la città e la sua gente, Museo Civico incluso.

Di questo parla il libro, la cui storia non è finita nelle sue pagine ma continua su VicenzaPiu.com e che raccoglie, seguendo lo formula del libro sulla Banca Popolare di Vicenza, gli articoli da noi scritti in solitaria e che hanno denunciato misfatti che anch'essi giorno dopo giorno stanno toccando le corde dei vicentini e che a breve daranno il via a una denuncia in Procura dopo un esposto già presentato nel 2016 e che il libro ricorda nelle sue pagine.

Il giorno della nostra presentazione ufficiale alla Sala Lampertico dell'Odeon di Vicenza abbiamo salutato molti dei firmatari di quell'esposto e abbiamo parlato in particolare, lì e dopo, con Ubaldo Alifuoco, ex sindacalista e politico vicentino di caratura che ora "ama" occuparsi di geopolitica e che ha anche organizzato la prima edizione di "international security festival 2017" che prenderà il via proprio oggi, 25 maggio.

«Io sono sempre disponibile a mettere in evidenza il comportamento inaccettabile di chi ha gestito la Fondazione - ci dice Alifuoco -. Mi aspetto che i nuovi amministratori non si limitino a guardare avanti ma ricerchino tutte le responsabilità di chi ha gestito nel passato una fondazione onlus, con una mission molto precisa a favore dei musei vicentini, e che ha assunto decisioni gravi completamente fuori dal mandato statutario».

È da tempo che denunciamo queste decisioni e chi le ha prese, beccandoci anche una richiesta intimidatoria di danni milionari da parte dell'allora suo presidente Gianni Zonin. I risvolti delle decisioni ci paiono anche penali e ne aveva fatto cenno anche il Procuratore Capo di Vicenza Antonino Cappelleri nell'intervista a noi concessa un anno fa ma che pare non abbia dato seguito a quelal possibilità investigativa. Forse perchè sarebbe difficile accertare fatti ed eventuali responsabilità?

«Non è difficile l'indagine sul passato e sarebbe molto più semplice e lineare di quella sulla banca intorno alla quale fatti e coinvolgimenti sono di certo più intricati. Basta seguire questa rotta:

- partire dall'esaminare l'inventario del patrimonio all'atto della fondazione e poi vedere come tale patrimonio si è modificato nella sua composizione e struttura (beni mobili e immobili);
- presentare e esaminare tutte le deliberazioni del Cda che hanno influito su quel patrimonio;
- tirare fuori tutti i documenti di questi anni a cominciare dai bilanci
».

Ma il dr. Andrea Valmarana, designato da Gianni Mion nel cda insieme al presidente Ilvo Diamanti e a Giovanna Grossato e a cui di fatto è demandata, per lo meno a livello tecnico e per le sue competenze (fa parte di uno studio prestigioso ed è stato anche nel Cda della potente Palladio Finanziaria) la gestione economico finanziaria della Fondazione come nuovo vice presidente della Fondazione,  ci ha confessato che di dati e carte ne ha trovate ben poche e che le sta cercando anche per il bilancio 2016 ancora ad oggi non approvato e che dovrebbe ripartire dai conti a dir poco grigi del passato... Se non si trovassero o non fossero corretti Valmarana col cda, di cui quattro settimi nascono, però, con Zonin, sa bene cosa dovrebbe fare ma cosa bisognerebbe esaminare una volta trovati quei documenti?

«L'esame dovrebbe consentire di esplicitare molti dei problemi raccontati e sollevati nel libro:

- le argomentazioni con cui il Cda ha approvato l'investimento in azioni della Banca Popolare di Vicenza (alla quotazione massima), dopo la morte del fondatore, proprio nel momento storico in cui nessuno comprava tali azioni e vi era una lunga fila di azionisti che non riuscivano a vendere. Tra l'altro, mentre la Fondazione comprava quelle azioni c'erano membri autorevoli del Cda che vendevano!

- le valutazioni del Cda in ordine all'acquisto della ex Cinema Corso e, soprattutto, la destinazione prevista per quell'immobile;
- le motivazioni per le quali l'acquisto dell'ex Cinema Corso venne deciso in coincidenza con l'acquisto della ex sede di Banca d'Italia da parte della Banca Popolare, la quale aveva anche pagato caparra per l'acquisto della sede Camera di Commercio
».

Certo che il nuovo Cda, che poi nuovo lo è solo parzialmente e che è nato da strani compromessi di cui abbiamo scritto pochi giorni fa, avrebbe un'occasione unica di fare luce su un passato già oggi più chiaro, per chi voglia "leggerlo" senza paraocchi, delle vicende della Popolare

«Chi ha oggi il potere di farlo dovrebbe ricercare risposte».

Tramutiamo il "dovrebbe" in "deve", ringraziamo Alifuoco, firmiamo l'intervista, pubblichiamo... ma non ci fermiamo qui.


Commenti

Inviato Giovedi 25 Maggio 2017 alle 07:05

un po' di coraggio in più da parte di coloro che non sono compromessi farebbe bene sia alla fondazione sia e soprattutto alla giustizia e all'onestà.
Inviato Giovedi 25 Maggio 2017 alle 08:05

Il coraggio, non se lo può dare chi non l'ha! Il bene della fondazione? Oramai siamo persi a furia di pensare al bene degli altri! Andiamo a vedere in Corso Fogazzaro: Cinema Corso stile Impero a tetto apribile, chiuso da un secolo! A Fianco Palazzo Caldogno già sede della Camera di Commercio, ricostruito negli anni 60 dopo i bombardamenti. Chiuso non usufruibile dalla Cittadinanza! Si prosegue con Palazzo Repeta già sede della Banca d'Italia con facciata sulla Piazza San Lorenzo, proprietà BPVi dovrebbe essere espropriato e restituito alla città! Ecco dove ci vuole coraggio! I beni espropriati dovrebbero ritornare ai legittimi proprietari i CITTADINI ! Il resto? Storielle.....dei Fratelli...Grimm....
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