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Rapporto Unesco: bocciati Borgo Berga e base Del Din, ok la TAV. Bulgarini: "Vicenza non verrà inserita nella lista dei beni in pericolo"

Di Monica Zoppelletto Venerdi 19 Maggio alle 17:22 | 0 commenti

"Vicenza non verrà inserita nella lista dei beni in pericolo". L'annuncio è del vicesindaco e assessore alla crescita Jacopo Bulgarini d'Elci, i cui uffici hanno ricevuto in questi giorni il rapporto elaborato dagli esperti dell'Unesco che tra il 28 e il 31 marzo erano stati in missione a Vicenza per valutare, su invito del Comune, l'integrità del sito "La città di Vicenza e le Ville del Palladio nel Veneto" in relazione ad alcune possibili criticità. Il rapporto, pubblicato sul sito del Comune in una versione ancora in fase di revisione tecnica per la verifica di eventuali errori fattuali, sarà infatti il documento sul quale si baserà il Comitato Unesco riunito nella sessione estiva per esprimersi in via definitiva sulla posizione di Vicenza e per formalizzare una serie di raccomandazioni a tutela futura del sito. I problemi riguardano Borgo Berga e la base Del Din, la TAV invece non si è rivelata poi così problematica.

"I tecnici dell'Unesco - rileva con soddisfazione il vicesindaco Bulgarini d'Elci - hanno innanzitutto voluto esplicitare nel rapporto lo spirito di trasparente e seria collaborazione dimostrato dalla nostra amministrazione e hanno riportato l'impressione che le autorità coinvolte, statali e locali, abbiano imparato dai precedenti errori e siano oggi più coscienti che in passato rispetto al patrimonio universale da tutelare. In questo senso ci invitano a considerare con grande attenzione la particolarità di un sito reso unico dal connubio, raro e prezioso, tra edificato e non edificato, ovvero tra monumenti e panorama rurale. La missione, del resto, ha notato che le decisioni più pesanti - nuovo tribunale e caserma Del Din - sono state prese dall'amministrazione precedente a quella del sindaco Variati con il Governo di allora e che l'attuale amministrazione sta cercando di fare del proprio meglio per proteggere l'autenticità e l'integrità del sito. Gli ispettori considerano ciò di buon auspicio perché le loro raccomandazioni vengano recepite. Non solo: in netto contrasto con quanti in città chiedevano di togliere al controllo pubblico la gestione del sito, i tecnici dell'Unesco hanno sottolineato come, al contrario, il Comune dovrebbe essere affiancato nella sua attività da Provincia e Regione, per rinforzare la presenza pubblica nella tutela di una realtà così complessa. Da parte nostra, nelle prossime settimane approfondiremo la fattibilità delle misure correttive indicate nel rapporto e decideremo come attrezzarci per introdurre nei processi decisionali procedure di verifica dell'impatto sul patrimonio universale. Quel che è certo è che non ci dovrà mai più essere un altro Borgo Berga".

Nel dettaglio, nel rapporto risulta positivo il giudizio espresso dagli ispettori sullo stato di conservazione dei beni visitati, con significativi elogi riservati alla valorizzazione della Basilica palladiana, al restauro della chiesa di Santa Corona e di Palazzo Chiericati, definito addirittura "impressionante".

Pesantissime, al contrario, risultano le parole utilizzate per Borgo Berga, definito "intervento devastante nel suo contesto locale", generato dall'errore originale della struttura del tribunale, benché mitigato dalle varianti introdotte dall'amministrazione Variati. Tre le raccomandazioni indicate per ridurre, per quanto possibile, il suo impatto sul territorio circostante: non edificare il lotto E, abbassare di due piani gli edifici alla testa della penisola a sud e completare le facciate delle ultime case con materiali che si integrino con l'area circostante.

Risulta poi molto forte l'impatto visivo, funzionale e "immateriale" prodotto dalla base "Del Din", di cui hanno messo in evidenza l'insormontabile barriera visiva generata nella pianura tra la città e le montagne. In questo caso gli esperti hanno sottolineato che, per non peggiorare ulteriormente la situazione, non dovrebbero essere trasportati materiali pericolosi e che l'area attorno alla base dovrebbe essere monitorata e oggetto di azioni contro l'aumento del rischio di allagamenti.

Dell'attiguo Parco della Pace, invece, gli ispettori Unesco hanno evidenziato la funzione di limitazione all'estensione della base, con la raccomandazione di integrare maggiormente il suo disegno con il paesaggio rurale circostante.

Decisamente significativo è poi il giudizio espresso sul progetto dell'alta velocità alta capacità ferroviaria: la soluzione prescelta, in affiancamento alla linea storica, viene dichiarata pienamente compatibile con l'autenticità e l'integrità del sito, con le raccomandazioni di non interrompere la continuità del paesaggio con sovrappassi ed elementi di protezione acustica e cercare soluzioni alternative al ponte sui binari a ovest e a quello pedonale vicino alla stazione.

Quanto al sistema delle tangenziali, per gli esperti dell'Unesco l'ampliamento a ovest e a est non risultano problematici, mentre viene chiesto di abbandonare la pianificazione del tracciato a nord e della bretella di collegamento alla base Del Din, con motivazioni legate alla conservazione del paesaggio rurale.

Infine, in relazione alla conservazione del contesto di Villa Trissino, nel rapporto si raccomanda l'abbandono del progetto della piazza di Saviabona e della previsione di una zona per attrezzature, infrastrutture e servizi a nord; sul recupero di San Biagio viene suggerito un concorso di idee per garantire una soluzione architettonica elevata; per le mura storica viene ribadito di proseguire con gli investimenti di restauro e conservazione; si chiede che il progetto di un bookshop esterno al Teatro Olimpico, volto a migliorare la fruizione del monumento, venga sottoposto alla valutazione dell'Unesco; viene dichiarata non impattante l'area di sosta della Valletta del Silenzio; si chiede che nel parco della Rotonda vengano reintrodotti alberi più consoni rispetto alle specie piantate nel 2008 che ostruiscono la visuale del pregiato complesso.


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"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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