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Raddoppio dei beni confiscati alle mafie, dieci a Vicenza. Presentati i dati del report di Unioncamere Veneto e Libera

Di Rassegna Stampa Martedi 24 Maggio 2016 alle 08:04 | 0 commenti

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Gomorra è liquida, per come riesce a insinuarsi negli appalti, silente e invisibile. Gomorra è vicina e, soprattutto, è sempre più viva, come confermano i dati 2015 di Unioncamere Veneto che confermano un raddoppio dei beni confiscati alle mafie negli ultimi due anni. Il report, realizzato insieme a «Libera», è stato reso pubblico ieri, in occasione della ricorrenza della strage di Capaci e in concomitanza con la giornata di studio «Costruire la cultura della legalità» organizzata dall’Università Ca’ Foscari e dall’ufficio scolastico regionale, anche con il patrocinio di Unioncamere Veneto.

Nelle regioni del Nord, stando allo studio, sono 15 le organizzazioni attive nel traffico o nella vendita di sostanze stupefacenti, di cui tre in Veneto che farebbero capo ai soliti tre grandi blocchi: ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra. L’organizzazione più attiva è la camorra attraverso l’estorsione connessa all’usura.
La relazione annuale del Comando regionale Veneto della guardia di finanza ha rilevato 4.500 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette nel primo semestre 2015 che collocano il Veneto al settimo posto nella graduatoria delle regioni italiane. «Nella nostra regione le mafie, anche se non sparano, dimostrano di essere in grado di intaccare il tessuto socio-economico del territorio» commenta Giuseppe Fedalto, presidente di Unioncamere Veneto. «Il Veneto, come altre regioni del Nord, attrae per le possibilità di riciclaggio che le organizzazioni criminali utilizzano per far fruttare i guadagni illegali, mascherandoli con investimenti in attività commerciali e imprenditoriali. Preferiscono essere liquide, silenti e invisibili, ma sono capaci di mutare volto. È importante quindi conoscere, analizzare, raccontare per poi elaborare nuove strategie culturali di contrasto».
Dal 2013 al 2015 i beni confiscati alla criminalità organizzata sono passati da 88 a 186. Nella mappatura rimangono le quattro società già censite (una a Sanguinetto nel veronese, due a Venezia e una a Belluno) ma se ne aggiungono una a Rovigo e una a Verona. Tuttavia la tendenza delle mafie nel reinvestimento e nell’acquisizione di quote societarie si è evoluta con la compartecipazione e l’acquisizione di quote in società a responsabilità limitata. «Le mafie prosperano grazie a complicità e connivenze. Ma a loro vantaggio operano anche il silenzio, l’indifferenza, la rassegnazione, e la rimozione», aggiunge don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera.
Il Veneto è la regione largamente più attrattiva nel Nord Est. Venezia è la provincia con il maggior numero di beni confiscati (60), seguita da Verona (54), Padova (36), Belluno (17), Vicenza (10), Treviso (5) e Rovigo (4). «Leggere che nel Bellunese a fine 2015 si registravano 17 beni confiscati alle mafie è un dato che non va assolutamente sottostimato e che pone interrogativi inquietanti. Fino a qualche anno fa tutto questo sembrava pura fantascienza. Bisogna agire», ha aggiunto il senatore Giovanni Piccoli, che ha annunciato che sul tema presenterà un’interrogazione al Viminale.
di Davide Tamiello, da Il Corriere del Veneto


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