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Prove di fine vita da destra a sinistra: solo Otello Dalla Rosa e Francesco Rucco stanno facendo sul serio a Vicenza

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Mercoledi 6 Dicembre alle 22:50 | 0 commenti

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Mentre in Parlamento sta per diventare legge il testamento biologico con le "Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento" a Vicenza la stanno anticipando in politica, da destra a sinistra, i candidati alle amministrative del 2018. Dopo l'eseprienza romana in cui nessuno voleva vincere obbligando l'inesperta e ingenua pentastellata Virgina Raggi a prendersi le rogne di una città da anni in difficoltà crescenti quando non gestibili, dopo anni di centrodestra e centrosinistra al governo della capitale, sembra che anche a Vicenza nessuno, o quasi, voglia ereditare i danni ambientali e morali oltre che il vuoto di risorse e patrimonio che lasciano le vecchie amministrazioni.

I doppi mandati di Enrico Hüllweck e di Achille Variati hanno portato con sè poche luci, onestamente più il primo, col nuovo teatro comunale e con la Basilica Palladiana rimessa a nuovo, che il secondo, che oltre ai progetti sulla carta nulla lascia, se non la sola erba del Parco della Pace in contrasto con i cantieri polverosi che per dieci anni squasseranno Vicenza con le nuove linee ferroviare, Tac o Tav che siano, a fronte di zero impegni per i collegamenti veloci a distanza, i soli che giustificherebbero i sacrifici di cui oggi pianifica di godere solo chi usufruirà di lucrose esproprazioni di capannoni e terreni inquinati in zona ovest per fare spazio a una inutile seconda stazione visto che proprio la Fiera di Vicenza è diventata pochi mesi fa una dependance riminese.

Se al sindaco di centro destra Vicenza deve i semi di Borgo Berga e di una base Usa comunque inevitabile come edificazione, Variati ha innaffiato con permessi e mancate pressioni e verifiche sia l'ecomostro intorno al tribunale sia la costruzione della Del Din sopra una falda che ora è sconquassata.

L'era del sindaco uscente, oltre che plenipotenziario politico del territorio dall'alto delle sue innumerevoli cariche, ha anche vissuto lo sfaldamento, per mala gestio diretta dei vertici della BPVi e per complicità e collusioni di categorie economiche e forze di governo della città, del tessuto socio economico locale a cui, poi, oltre ai denari dei soci della banca sono state tolte la Fiera, forse Aim e, più probabile, i suoi più bei palazzi in centro in fuga verso un fondo immobiliare troppo veloce a volersi realizzare da non destare sospetti.

In questo quadro non esaltante, pre Raggi berica diremmo, con candidature di bandiera a sinistra e con un Francesco Di Bartolo improbabile primo candidato alle comunarie pentastellate, le pseudo candidature annunciate nel centro destra, cioè quelle di Giorgio Conte, di Roberto Ciambetti e quella, in arrivo, di Elena Donazzan sembrano mettere in scena una parodia di competizione che spacca, comunque, l'area che non si sa se poi saprà ricompattarsi intorno, magari, all'unica candidatura che ad oggi sembra, almeno personalmente, convinta, quella di Francesco Rucco.

Così come non si immagina come possa ricomporsi in prospettiva elezioni finali un centro sinistra che conferma di non saper vincere con un'affluenza record alle primarie bruciata dalle ridicole contestazioni post voto del delfino "spiaggiato" da Variati, Jacopo bulgarini d'Elci e, soprattutto, di chi mangia pane e politica dalla nascita, sia pur recente, Giacomo Possamai. Eppure entrambi avevano giurato (spergiurato?) che, chiunque avesse vinto, gli sconfitti avrebbero lavorato congiuntamente per la vittoria finale.

Otello dalla Rosa, quindi, il vincitore  delle primarie, e Francesco Rucco, indicato per tempo dai civici d'area, sono gli unici a rispettare, almeno per ora, i vicentini promettendo di proporsi realmente e lealmente come loro guida, di sicuro coraggiosa in una fase della storia della città che viene da quasi venti anni in caduta libera.

Senza prenderli in giro con candidature poco credibili, perchè di poco peso o perchè non sincere e durature, dalle parti di Rucco, e con fughe dalle proprie responsabilità politiche e di coalizione, nell'area di Dalla Rosa.

Se questa sarà la gara finale, con l'incognita possibile ma poco vicentina come Dna di un candidato pentastellato, la competizione fra Rucco e Dalla Rosa sarà, quindi, soprattutto personale con scarso peso di apparati e pacchi di voti.

Che non sia un bene per una città nata nel compromesso e dilaniata dai compromessi?


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