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Profughi, in 120 al Baronio di viale Trento. Ma per la scuola privata di don Paolo non c'è il rumore mediatico e politico dell'hotel Adele. Reportage video all'interno dell'Istituto

Di Edoardo Andrein Venerdi 9 Settembre 2016 alle 13:20 | 0 commenti

A Vicenza è scoppiato un pandemonio mediatico per gli oltre duecento profughi dell'Hotel Adele in via Medici. A pochi chilometri di distanza in viale Trento sempre in centro a Vicenza nelle strutture del Baronio, Istituto scolastico privato religioso presieduto dal noto Don Paolo, sono ospitati già dallo scorso anno un gran numero di rifugiati che secondo quanto ci ha riferito un operatore della cooperativa che li gestisce sono ora arrivati a quota 120. Passando lì davanti si notano sempre di più rifugiati africani entrare ed uscire dal cancello, lo stesso da dove entrano studenti e genitori, o nel fine settimana giocare partite di pallone nel vicino campo di calcio. Noi di VicenzaPiù, che crediamo nei valori dell'accoglienza ben gestita anche di chi, gli africani, il sindaco Achille Variati bolla come "diversi", non vogliamo di certo creare allarmismo tra i cittadini.

Ci pare strano, però, il silenzio mediatico su questi ospiti stranieri da parte della politica vicentina e, in primis, proprio del primo cittadino, molto intransigente negli ultimi tempi sul tema accoglienza. Non sarà che nel caso del Baronio ci siano da "proteggere" interessi economici religiosi e scolastici in una struttura privata frequentata nella maggior parte dei casi da studenti delle famiglie benestanti vicentine?
Per approfondire la questione abbiamo anche realizzato un'inchiesta video (in alto) di VicenzaPiùTv all'interno della struttura. 
All'inizio del nostro reportage, dopo essere passati per cucina, dispensa e sala mensa, incontriamo dei ragazzi ospiti dell’Istituto nel cortile della struttura, due giovani senegalesi che dall’Africa sono giunti in Italia e hanno trovato vitto, alloggio e sostentamento. Uno porta una maglietta con degli schizzi di vernice reduce, ci dice, da qualche lavoretto fatto durante il giorno. L'altro invece indossa un grembiule ed è il cuoco dei profughi: “Cucino riso o pasta per tutti”. 
Durante la nostra visita è stato chiamato anche un responsabile della struttura scolastica religiosa che ci racconta gentilmente come si svolge la giornata tipo dei profughi. Non ha voluto però farsi intervistare e allora abbiamo registrato le sue parole senza far vedere il suo volto. 
I profughi hanno lezione due volte al giorno, al mattino e al pomeriggio, per imparare s oprattutto la lingua italiana e conoscere la nostra Costituzione. Hanno dei momenti in cui possono uscire da soli, ma per tutti il "coprifuoco" è alle ore 22. Dopo quest’ora i battenti sono chiusi e nessuno può più uscire. “A volte capita che tornano con degli articoli rubati, ad esempio le bici - rivela il nostro interlocutore - ma qui le cose rubate non entrano! Se vedete bici legate fuori dall’Istituto è perché noi non ammettiamo che entrino oggetti che non hanno una ricevuta che testimoni che l’oggetto è di loro proprietà”. 
I più indisciplinati vengono mandati a Tonezza o in altre località montane...
I profughi hanno anche un minimo di indipendenza economica in quanto, oltre al pagamento a chi li ospita di vitto, alloggio, vestiario e di tutto l’occorrente per l’igiene personale, a loro vengono corrisposti direttamente 2,50 euro giornalieri. 
L’Istituto Baronio tra pochi giorni con l'apertura dell'anno scolastico tornerà ad essere frequentato da studenti di diverse età. Il cortile è praticamente in comune con i profughi e l’incontro sarà inevitabile. Come reagiranno i genitori degli studenti? Sarà una convivenza pacifica? Il responsabile che abbiamo incontrato sembra molto tranquillo: “fino ad ora non ci sono stati problemi e non credo ce ne saranno”.
(servizio di Edoardo Andrein in collaborazione con Sara Todisco e Francesco Battaglia)


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