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Profughi, a Recoaro 242 cittadini protestano restituendo le tessere elettorali

Di Rassegna Stampa Martedi 21 Febbraio 2017 alle 08:50 | 0 commenti

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Uno, due, dieci, addirittura venti pacchettini di schede, legati con nastri tricolore e dati in mano ai funzionari del Comune. Tessere elettorali, restituite per protesta «contro la gestione, sbagliata, dell’emergenza profughi da parte dello Stato Italiano». Ieri mattina a Recoaro sono stati 242, in una volta, i cittadini che in questo modo hanno dichiarato all’Italia di non essere più intenzionati a votare, con un inedito «sciopero» (in questo caso, delle prossime urne) iniziato già da una decina di giorni.

«È una forma civile di protesta - approva il sindaco Giovanni Ceola - Io personalmente non ho ancora deciso, ma pure tutti gli assessori della mia Giunta intendono aderire e riconsegnare la propria tessera». Nella Conca di Smeraldo, fra il borgo storico e le centinaia di contrade fra collina e montagna, vivono poco più di seimila persone. Con il nutrito gruppo di ieri mattina, poco meno di 500 ad oggi hanno reso in municipio la tessera che, timbrata nel seggio, permette di esprimere il proprio voto. E andranno avanti: «Non ce l’abbiamo con i profughi, anzi: quello che non va è la gestione del problema da parte statale» dichiara Massimo Poncina, che con Ivana Santagiuliana è alla guida del comitato civico «Cittadini spontanei e attivi». Nel piccolo comune altovicentino, in cui ad oggi gli unici profughi sono tre donne richiedenti asilo ospitate in parrocchia con altrettanti bambini, da mesi tiene banco il caso dell’ex albergo Bersagliere, sistemato in modo da accogliere rifugiati. Da qualche giorno è stato reso noto che, a fine 2016, la prefettura vicentina con un proprio provvedimento ha dichiarato l’ex hotel «Cas», centro di accoglienza straordinaria. La struttura sarà ad uso governativo per l’accoglienza profughi (si ritiene fino a 40, ma qualcuno dice 90) e per il Comune non sarà possibile entrare autonomamente ed effettuare controlli. «Ci chiediamo a cosa serviranno un sindaco e un’amministrazione in un paese che di fatto, con il Cas, sarà in amministrazione straordinaria. Nel nome di una emergenza permanente si sta arrivando all’estromissione delle amministrazioni locali – attaccano dal comitato – con la riconsegna delle tessere manifestiamo in modo pacifico il nostro dissenso nei confronti del governo centrale per il Cas di Recoaro, per la precaria gestione dei profughi e la totale assenza di efficaci politiche comunitarie sul tema delle migrazioni di massa. Ribadiamo la volontà di incontrare al più presto il ministro dell’Interno Domenico Minniti». E nel caso il centro di accoglienza apra, Poncina, Santagiuliana e gli altri chiedono a sindaco e Giunta di riconsegnare in prefettura fascia tricolore e chiavi della città. «Ho parlato con il nuovo prefetto Umberto Guidato qualche giorno fa, è stato un incontro interlocutorio in cui gli ho spiegato le nostre posizioni – osserva Ceola – la prefettura deve ritirare il provvedimento sul Cas. È sbagliato, stride con il percorso di microaccoglienza che da tempo Recoaro ha intrapreso». Il Comune, a gennaio, ha aderito alla rete Sprar, circuito nazionale di coordinamento per l’ospitalità di piccoli gruppi di richiedenti asilo. Nel frattempo Ceola non condanna la restituzione delle tessere, anzi. «Noi appoggiamo questa iniziativa, è un modo democratico di evidenziare certe situazioni: c’è una estromissione della cittadinanza dal suo stesso territorio».
Di Andrea Alba, da Corriere del Veneto


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