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Procura di Vicenza, Antonino Cappelleri nella relazione annuale scrive di BPVi e Pfas

Di Rassegna Stampa Venerdi 27 Gennaio 2017 alle 08:14 | 0 commenti

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L’inchiesta sulla Banca Popolare di Vicenza e quella sull’inquinamento da Pfas, sostanze perfluoro alchiliche: la prima «di impatto eccezionale» in quanto a mole di accertamenti e materia per una procura di dimensioni medio piccole come quella di Vicenza, la seconda comunque «di notevole rilievo» per gli stessi uffici. Sono quelle citate nella relazione inviata dal procuratore capo di Vicenza Antonino Cappelleri al procuratore generale di Venezia in vista dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, domani.

Due inchieste che stanno impiegando risorse – un totale di quattro sostituti procuratori – da cui la collettività si aspetta risposte, considerate le migliaia di risparmiatori messe in ginocchio dall’istituto di credito e dall’altra il tema della salute che è di grande interesse e che nello specifico ha già portato la Regione Veneto ad effettuare uno studio per determinare gli effetti che la contaminazione avvenuta in passato può avere sui cittadini. Cappelleri si sofferma sul «vastissimo inquinamento» dovuto alla prolungata immissione nelle acque superficiali e sotterrane delle sostanze che sarebbe stato cagionato dall’azienda chimica di Trissino Miteni: risalente addirittura agli anni ’60 del secolo scorso anche se, fa presente, «resiste» 100 anni nell’ambiente, 13 nel corpo umano. Ma è un lavoro tutto in salita. «I punti problematici della risposta penale dipendono dal mancato inserimento delle sostanze sversate tra gli inquinanti della tabella annessa al decreto legislativo del 2006 – scrive Cappelleri – e dall’attuale mancanza di evidenze scientifiche circa la dannosità per la salute umana delle sostanze in questione, al di là di sospetti non consolidati». Del resto anche il Consiglio superiore del ministero della Sanità prende atto della «persistente incertezza scientifica» e raccomanda di non assumere perfluorati, «per il rischio temuto ma non precisamente definito». Eppure c’è più di un reato contestabile. La procura, avvalendosi di «accertamenti tecnici di livello qualificato» si orienta, sono ancora parole del procuratore capo, «sulla provvisoria ipotesi di adulterazione delle acque», salva la ricorrenza ulteriore del delitto di inquinamento ambientale o disastro ambientale, solo però per il periodo dal 29 maggio 2015, «successivo al vigore della novella». Parlando più in generale dei procedimenti penali definiti tra 2015 e 2016 in tribunale a Vicenza – dove con la revisione delle piante organiche i magistrati sono aumentati da 36 a 42 – c’è da dire che i riti alternativi funzionano in particolare per la definizione di sentenze monocratiche (45% dei casi), meno per le collegiali (18%). Quanto ai pronunciamenti per prescrizione si è registrata una flessione del 20%. E se rimane stabile l’afflusso di procedimenti relativi a misure di prevenzione, specie patrimoniali, la sezione Gip-Gup mantiene un livello di performance positivo: rispetto all’anno 2015 – nel corso del quale sono pervenuti 5.739 fascicoli e ne sono stati definiti 6.082 – si è registrata nel 2016 la tendenza ad un significativo incremento sia in entrata che in uscita: 6.349 i fascicoli pervenuti e 7.758 quelli definiti. Stazionaria, o con oscillazioni che non sembrano significative, la situazione dei patteggiamenti (167 nel 2016 rispetto alle 250 del 2015), dei giudizi abbreviati (84 sentenze contro le precedenti 76), nonché dei rinvii a giudizio (161 contro 168). Quanto poi decreti penali di condanna, si è registrato un taglio: dalle 2.211 unità del 2015 alle 1.545 unità del 2016; e ciò grazie allo smaltimento dell’arretrato del 2014. E a proposito di smaltimento in procura è stato creato un «ufficio degli affari semplicissimi» che seleziona e definisce fin da subito procedimenti che hanno poca rilevanza che però possono andare ad intasare le segreterie dei pm creando tra l’altro una pendenza endemica. I risultati della nuova organizzazione, così come sottolineato da Cappelleri, sono eloquenti e lusinghieri: tra 2015 e 2016 infatti, per la prima volta il numero di procedimenti a carico di persone note esauriti (11.111) ha superato il numero di quelli sopravvenuti (8444). Tanto che la pendenza iniziale di 15mila fascicoli si è ridotta in un anno a 12.384, con un calo di quasi 2700 unità.
Di Benedetta Centin, da Corriere del Veneto


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