Quotidiano | Categorie: Interviste, Banche

Popolare Vicenza, l'analisi di Renato Ellero: "Se accertato, il reato più grave potrebbe essere la truffa ai danni dei soci".

Di Pietro Rossi Giovedi 24 Settembre 2015 alle 05:34 | 0 commenti

 

"Un secolo fa i banchieri, quando facevano bancarotta, si sparavano, oggi invece sono solo i piccoli imprenditori strozzati dalla crisi che si ammazzano". Lo stile corrosivo di Renato Ellero - ex senatore, e docente di diritto penale all'università di Padova oltre che avvocato penalista in attività - è riconoscibile come è riconoscibile la sua analisi approfondita dello scandalo della Banca Popolare Vicentina.

Il suo punto di vista è naturalmente quello del giurista che spiega in maniera comprensibile gli intrecci tra Banche, Autorità di Controllo e sistema giudiziario. In un sistema dove in pochi si salvano.

A proposito di questo sistema l'analisi di Ellero è secca. Secondo il professore una cosa da chiarire è se la gestione che ha portato alla crisi della Popolare Vicentina, con il deprezzamento delle azioni ma sopratutto con il sospetto - sollevato da alcuni media nazionali prestigiosi, "rimbalzato" sul territorio da VicenzaPiù in solitaria e confermato anche dalla Bce - di azioni vendute assieme a finanziamenti, sia frutto di una volontà piuttosto che di una malagestione. E se, come spiega Ellero, l'aggiotaggio è un reato che può avere diverse interpretazioni e complessità, diverso è il discorso per l'ostacolo delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. "L'accusa è che abbiano fatto dell'ostruzionismo per nascondere qualcosa - spiega Ellero - ma potrebbe esserci anche la possibilità che la Banca d'Italia fosse a conoscenza e non abbia fatto niente, in questo caso le responsabilità sarebbero dei funzionari che hanno taciuto". Il reato più grave, secondo il professore, potrebbe però essere un altro, non contestato alla Banca Popolare. "Se chiedo 100 mila euro e per averli mi propongono 140 mila euro di cui 40 mila in azioni, questa si chiama estorsione. Non so se c'è o no, ma tecnicamente si chiama così e mi sembra che sia proprio questo l'accusa della Bce".
Una tesi ripresa oggi anche dal Fatto Quotidiano con un articolo riguardante l'Adusbef nel quale l'associazione dei consumatori e clienti bancari sostiene che l'ipotesi di reato contestata ai vertici altro non sia che un atteggiamento "morbido" della procura di Vicenza. In una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, al ministro della Giustizia, al vice presidente del Csm e al presidente della Cassazione l'Adusbef sostiene infatti che dal 1997 la procura di Vicenza ha "sistematicamente archiviato i procedimenti e le inchieste a carico del presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin", facendo notare, si legge nell'articolo del Fatto Quotidiano, che "alcuni magistrati o loro congiunti abbiano ottenuto prestigiosi incarichi dalla banca vicentina". Nella lettera-denuncia l'associazione cita "Paolo Pecori, sostituto anziano reggente la procura tra il 2003 e il 2005 e tra il 2010 e il 2012, il cui figlio Massimo è divenuto uno degli avvocati della banca presieduta da Zonin ed esercita nel foro di Vicenza, lo stesso del padre" e chiede "urgenti perquisizioni nelle sedi di Bankitalia e Consob per verificare come mai non siano mai intervenute per prevenire gestioni creditizie scellerate".
Ricordiamo infine che dei rapporti tra BpVi e prima Giunta Variati in cui c'era l'assessore Pecori, Vicenzapiù ne parlò in un articolo del 2013 in cui, per primi, scrivemmo di alcune possibili vicinanze tra Procura e vecchia gestione della banca. Subendo ritorsioni locali per questo semplice dubbio ora rilanciato e sostanziato da Il fatto Quotidiano, cosa che ci conforta nel nostro lavoro fatto per i lettori e solo per loro. E questo è un fatto... quotidiano.


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