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Pfas, Cgil, Cisl e Uil Vicenza e Veneto inviano un contributo di analisi e conoscenza alla commissione regionale d'inchiesta

Di Note ufficiali Mercoledi 6 Dicembre alle 17:50 | 0 commenti

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Riceviamo dalle segreterie generali di Cgil Cisl e Uil della provincia di Vicenza e del Veneto e pubblichiamo la lettera inviata al presidente Manuel Brusco e ai consiglieri della commissione d'inchiesta sulle acque inquinate da PFAS del Consiglio regionale del Veneto: "S'intende portare un contributo di analisi e conoscenza su due temi in particolare: 1) la situazione che si è venuta a creare in merito all'azienda Miteni SpA di Trissino; 2) la necessità di determinare e programmare interventi di urgenza e di medio periodo per la messa in sicurezza della popolazione e del territorio."

"1) Riguardo alla Miteni SpA - aggiunge la nota -, come noto, dal 2013 è stato rilevato dall' Istituto Superiore di Sanità il grave inquinamento da PFAS in un vasto territorio compreso tra le province di Vicenza, Padova, Verona con effetti dannosi e pesanti sull'ambiente, con contaminazione delle acque superficiali, della falda acquifera, dell'acqua potabile e di quella ad uso irriguo, sulla possibile conseguente contaminazione degli alimenti e sulla salute della popolazione, evidenziati e certificati in modo sempre più preoccupante dalle diverse indagini e monitoraggi poi attivate."

"La fonte principale dell'inquinamento - puntualizzano i sindacati - è stata individuata nell'azienda Miteni SpA di Trissino, che fino al 2011 produceva composti a catena lunga, che generano le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) come residuo di lavorazione. Per questo motivo, dopo un periodo di confronto assieme alla RSU con la direzione aziendale Miteni, abbiamo chiesto un confronto congiunto con gli Assessorati al Lavoro, all'Ambiente e alla Salute della Regione Veneto. Nell'incontro del 28 marzo scorso con gli Assessori Elena Donazzan, Gianpaolo Bottacin e Luca Coletto e con il Presidente del Consiglio Regionale Roberto Ciambetti, abbiamo chiesto: l'estensione della sorveglianza sanitaria a lavoratori ed ex lavoratori Miteni, compresi quelli dell'indotto, anche se residenti fuori dalla zona di screening, informazioni sugli interventi programmati dalla Regione per la messa in sicurezza dell'ambiente, e l'attivazione di un tavolo di confronto con la proprietà Miteni per condividere un futuro piano industriale che preveda il risanamento del sito produttivo e la ridefinizione produttiva dell'azienda. Gli interlocutori istituzionali della Regione hanno assunto impegni di azione in merito alla problematica sollevata.

"A questo primo incontro - continua la nota congiunta - ha fatto seguito un secondo incontro, il giorno 26 aprile scorso, con la presenza dell'Assessore Donazzan, dell'Assessore Bottacin e della direzione aziendale Miteni, nella persona dell'Ad Antonio Nardone. Nel corso dell'incontro la Miteni ha annunciato un piano triennale di investimenti per il risanamento del sito produttivo, la riconversione delle attività e il rilancio dell'azienda, che potrebbe dare un contributo positivo alle azioni di bonifica ambientale, assumendosene gli oneri derivanti, in caso di continuità produttiva. Come organizzazioni sindacali abbiamo preso atto delle intenzioni dell'azienda e abbiamo chiesto in tempi rapidi i dettagli del piano e le certezze degli investimenti annunciati. La Regione Veneto, su nostra sollecitazione, ha assunto l'impegno di avviare una interlocuzione con la società proprietaria delle azioni Miteni per coinvolgerla nel processo di riorganizzazione e rilancio. Successivamente, nel mese di luglio, abbiamo sollecitato la riconvocazione di un tavolo unico a livello regionale tra Assessorati al Lavoro, alla Salute e all'Ambiente, per continuare un confronto a tutto campo sulla problematica legata all'azienda Miteni e alla situazione ambientale in generale. Siamo stati invece convocati, in tavoli diversi, dall'Assessore Bottacin sulle tematiche aziendali relative all'ambiente il 26 luglio, con la presenza dei Dirigenti dell'Assessorato al Lavoro, e dall'Assessore Coletto, il successivo 28 luglio."

"Ad oggi riscontriamo che - sottolinea la lettera -, come da nostra richiesta, è stata attivata la sorveglianza sanitaria su lavoratori ed ex lavoratori Miteni anche se residenti fuori dalla "zona rossa", mentre non risulta attivato il contatto con la multinazionale proprietaria di Miteni e non abbiamo certezze sullo stanziamento e sull'adeguatezza delle risorse che l'azienda investirà per il piano industriale annunciato. In sintesi, per quello che riguarda l'azienda Miteni, riteniamo che siano indispensabili la predisposizione e realizzazione di un progetto industriale che preveda interventi certi e programmati per la messa in sicurezza del sito e per una riconversione verso produzioni che evitino rischi futuri, adottando compiutamente il principio di precauzione; un progetto con queste caratteristiche di innovazione e salvaguardia consentirebbe di perseguire la bonifica ambientale a livello di sito produttivo e di falda acquifera, e di evitare i rischi derivanti da un possibile abbandono dello stesso sito."
Ai sindacati invece riguardo al punto 2), gli interventi normativi e di messa in sicurezza del territorio e di tutela della salute della popolazione e dei lavoratori, preme evidenziare che: "Quando è emersa la problematica dell'inquinamento da PFAS gli organismi istituzionali competenti della Regione (tecnici e politici), hanno inizialmente minimizzato il problema; successivamente, a seguito della forte spinta e delle sollecitazioni dal territorio, della popolazione residente, dalle associazioni ambientaliste, dalle organizzazioni sindacali, con gradualità e anche con significativi ritardi sono stati attivati interventi di analisi e monitoraggio dei livelli di inquinamento sulle diverse matrici ambientali e nel sito produttivo, di filtraggio degli impianti di potabilizzazione, di progettazione di nuove tratte acquedottistiche, e di screening e biomonitoraggio sanitario sulla popolazione residente nei territori interessati."
"Abbiamo assistito - sottolineano i confederali - ad un rimpallo di responsabilità tra Stato e Regione sulle rispettive competenze e responsabilità di intervento, che ha fatto ulteriormente perdere tempo e ha minato la fiducia della popolazione. Una situazione che va rapidamente superata recuperando la necessaria collaborazione e sinergia tra i diversi livelli istituzionali per garantire e coordinare tempestivamente tutti gli interventi necessari. Solo a inizio ottobre la Regione ha deliberato in maniera restrittiva i limiti quantitativi ammissibili di PFAS nelle acque potabili, in mancanza di emanazioni normative da parte dello Stato centrale. Anche sullo stanziamento di risorse per gli interventi di risanamento e bonifica c'è stato un gioco delle parti che sta rallentando l'effettivo stanziamento e utilizzo delle risorse e il completamento delle opere."
"Sulle tematiche della tutela della salute della popolazione - continua la lettera - riteniamo che:
- si debba procedere a definire tempistiche certe, modalità trasparenti e adeguate coperture finanziarie per costruire le nuove tratte di approvvigionamento degli acquedotti;-

- sia necessario, in attesa della realizzazione di tale nuovo sistema di infrastrutturazione, mettere in campo interventi di urgenza per dare risposte immediate alla popolazione in merito all'inquinamento di PFAS delle acque di falda;
- si debbano completare (e comunicare periodicamente alla popolazione in maniera trasparente) le verifiche in corso su tutte le matrici alimentari e approfondire ulteriormente il tema dei limiti soglia per l'acqua ad uso zootecnico e irrigatorio, ad oggi confermati sui valori definiti nel 2014;
- lo screening sanitario della popolazione debba essere esteso a tutti senza limiti d'età e che debbano essere definite chiaramente le azioni successive per i casi accertati di superamento dei valori di precauzione e per i lavoratori coinvolti, che hanno valori elevati già accertati da molto tempo."

"In conclusione, CGIL CISL UIL del Veneto ritengono che un problema di tale portata e con tali implicazioni, abbia bisogno di un tavolo unitario di gestione, in capo alla Presidenza della Regione e non ai singoli Assessorati con le loro competenze, perché solo una gestione unitaria può permettere un intervento sistemico che dia risposta ai lavoratori, alla popolazione, alla tutela del territorio e alla salvaguardia del sistema produttivo agricolo e industriale del Veneto. Riteniamo che un lavoro di pieno coinvolgimento degli attori territoriali potrebbe anche favorire un accordo di programma che sancirebbe un patto dei soggetti territoriali per la condivisione delle iniziative da intraprendere, anche nell'interlocuzione con il Governo."


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