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Per documentare il prezzo gonfiato delle azioni dele venete e quanto ne consegue, caro Ugone, ascolti Augello: "I vertici Bankitalia e Consob vengano sentiti come testimoni"

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Sabato 4 Novembre 2017 alle 12:04 | 0 commenti

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Ieri avremmo voluto fare un intervento con annessa domanda alla riunione con alcuni parlamentari vicentini e veneti convocata da Luigi Ugone che, però, sempre più preso da se stesso e dalla voglia di (di)mostrare che "Noi che credevamo nella BPVi" è l'associazione più numerosa di soci truffati della ex BPVi non solo non dice il vero ma, dimentico di puntare solo a raggiungere lo scopo vero, far loro recuperare il recuperabile, e, nonostante ci siano in gioco i soldi di quei soci che dice di voler difendere col... suo ego, si esibisce in quella che sempre di più diventa la replica di monologhi già ascoltati

 

È così che il "presidente", per pagliuzze che cerca negli altri, non vede i pali che qualcuno, non suddito delle sue brame di potere sulla platea di turno, vorrebbe mostrargli per sorreggere le giuste istanze dei truffati non promettendo "voti in cambio della soluzione" (anche ieri Rosanna Filippin, da buon avvocato, e altri parlamentari diventavano viola di fronte a questa frase, onore a loro) ma individuando i "responsabili capienti" che ci sono eccome, partendo dai beni pignorabili di Gianni Zonin & c., non poche centinaia di milioni anche se protette, almeno quelle del re del vivo e di alcuni suoi amici, fino alle risorse enormi e più aggredibili, dirette e indirette, di Banca d'Italia & c.

Ebbene, mentre ci accingevamo ora a fare per iscritto la domanda che ieri ha lasciato il posto alle verità assolute dell'onnisciente Ugone, un mattatore che neanche Gassman..., abbiamo letto nella rassegna stampa che ci accompagna ogni giorno un articolo che meglio di noi potrebbe far ragionare e, magari, far transare tante entità coinvolte nei due flop veneti.

Questa via non è facile da percorrere e richiede oltre che attori e menestrelli anche autori, registi, sceneggiatori e facilitatori professionali. Ma, cari 2.000 soci ugoniani, un filo di paglia, sia pure consistente, della fascina delle decine di migliaia ancora in lotta con gruppi e avvocati più o meno all'altezza di quelli di ieri, continuate così se pensate veramente che sia meglio pietire quello che Ugone dice di non voler pietire: un qualche fondo, più o meno ampio, in cambio, illecito, di voti, che, tra l'altro il presidente di "Noi che credevamo nella BPVi" non può di certo garantire visto che, se siete convinti di essere stati truffati e anche se riceverete qualcosa, di certo nel segreto dell'urna non premierete quelli che sarebbero i truffatori.

I politici, quelli, se ci sono tra i presenti e gli assenti di ieri, disponibili al "voto di scambio", lo sanno che se loro promettono e mantengono, Ugone può di certo promettere ma starà ad altri mantenere.

Noi ieri volevamo, quindi, indicare una strada che non preveda scambi improponibili o inattuabili e comunque contrari a quella idea di sistema pulito che a parole qualcuno dice di volere salvo poi sporcarsi come gli altri (un giorno ci fu detto che, se, per recuperare un qualcosa di nostro che qualcuno ha gettato in un fiume di merda, lo si attraversa, beh, quando si esce dal fiume con l'oggetto recuperato, comunque si puzza di merda...).

La strada maestra che oppone la dignità dei soci truffati al cinismo dei truffatori è quella di individuare i responsabili e a loro imporre, e non chiedere, di ridare il maltolto. A tutti voi ma anche a chi, per necessità o calcolo "subordinato", ha scelto di accontentarsi delle briciole dell'Offerta Pubblica di Transazione che, seguendo la strada indicata ieri, quella delle proposte in sede di legge di bilancio in cambio di voti, diventerebbe una Offerta Pubblica di Corruzione.

Ecco, quindi, l'articolo intervista di Carlo di Foggia su Il Fatto Quotidiano che meglio di noi indica la strada maestra, quella del diritto e non quella della tangente: spingere Casini a "inchiodare i responsabili", e poco importa se ora lo stia facendo anche per giochi di potere (questi sono fatti loro) e a queli chiedere non una parte ma tutto il maltolto e, subito dopo averlo restituito, di andarsene a casa se ancora ne avranno una....

 

Andrea Augello "Mancano le carte del 2008". "I vertici di Consob e Via Nazionale vengano sentiti come testimoni" 

Andrea Augello, Senatore di Idea e Membro della Commissione Banche fa una premessa: "Il presidente Casini ha fatto bene a riconvocare il capo della vigilanza Barbagallo e il dg della Consob, Apponi: il quadro emerso giovedì scorso è drammatico". I due saranno riascoltati giovedì prossimo. "Ma stavolta - aggiunge - chiederemo di sentirli come testimoni".
Cosa cambia?
Che così dovranno rispondere penalmente di eventuali bugie e l'audizione è materiale che può finire ai pm.
Perchè?
Apponi ha detto che Bankitalia non diede a Consob le ispezioni del 2001 e del 2008 in cui verificò che il prezzo delle azioni delle Venete era gonfiato arbitrariamente. E così non informò il mercato. Sarebbe gravissimo e può costituire il reato di abuso d'ufficio per omissione. Anche se prescritto, vale per i risarcimenti: i soci hanno perso 11 miliardi. Lo stesso vale se Consob ha ricevuto i dati e non li ha diffusi.
Basta solo la testimonianza?
No, servono prove ma c'è un guaio: ieri abbiamo scoperto che tra i 4.200 documenti che ci ha fornito, Bankitalia non ha messo nulla del 2008-2009, non sappiamo se c'è stato un carteggio: documenti chiesti d'urgenza. Nei due anni successivi furono venduti bond subordinati ai clienti poi azzerati dal crac. Se avessero saputo delle azioni gonfiate magari avrebbero evitato.
È un problema solo delle venete?
No. Il rapporto sordo tra le due autorità è la costante dei guai bancari, e tornerà molto più forte quando esamineremo il caso Mps. Ma anche Etruria.
Che però è stata lasciata per ultima e c'è poco tempo. Riuscirete a sentire l'ex ad di Unicredit Ghizzoni sulle pressioni della Boschi per salvarla?
Credo di sì. E servirà a capire se c'era un ministro del Tesoro che si occupava di banche o un gruppo di amici che affrontava i problemi a braccio.

Renzi per ora gongola.

Aspetti la fine della Commissione...


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Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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