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Panebianco e la flat tax spacciata come maggiore libertà

Di Giorgio Langella Sabato 29 Luglio 2017 alle 16:10 | 0 commenti

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Faccio alcune considerazioni dopo aver letto un articolo di Angelo Panebianco su Il Corriere della Sera: attenzione, vogliono cancellare anche la prima parte della Costituzione! Non è bastata la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre. Gli "assassini della Costituzione" stanno tornando e con un obiettivo più importante. La cancellazione di tutta la Costituzione. La sua trasformazione in una "Carta dei privilegi" per i ricchi, per gli sfruttatori, per gli speculatori. Per tutti quelli che stanno distruggendo il nostro paese. Attenzione! Lo stanno facendo nella maniera ambigua e truffaldina di sempre. Adesso l'argomento principe sono le tasse.

Ci vogliono far credere che la progressività delle tasse (chi possiede più ricchezza deve contribuire maggiormente) sia un concetto sorpassato e quello che impedisce la crescita del paese. E allora? Propongono la flat tax. Una tassa proporzionale, uguale per tutti, poveri e ricchi, del 25%. Aveva cominciato la Lega proponendo una percentuale addirittura minore. Ha continuato l'economista Nicola Rossi. L'ha ribadita Briatore in una recente intervista a "il Fatto Quotidiano". E pochi giorni fa l'illustre "politologo, saggista e accademico italiano" Angelo Panebianco ha scritto un articolo sul Corriere della Sera per ribadire e sviluppare il concetto.

L'articolo si intitola: "Proposte per il futuro. La Costituzione. È sicuro, tanto per fare un esempio, che la convivenza civile ci rimetterebbe se la nostra Repubblica anziché essere fondata sul lavoro fosse fondata sulla libertà?"

Panebianco scrive (mi scuserete per la lunghezza delle citazioni ma ritengo che sia necessario riportare integralmente certi concetti): "Sta suscitando interesse la proposta di una flat tax (o tassa piatta), di una aliquota del 25 per cento uguale per tutti da applicare alle principali imposte (ma con esenzioni per le fasce di reddito più basse), elaborata dall'economista Nicola Rossi e dai suoi collaboratori nell'ambito delle attività dell'Istituto Bruno Leoni di Milano. La sua adozione, semplificando drasticamente il più complicato e irrazionale sistema fiscale d'Europa, darebbe una frustata così vigorosa alla nostra economia da farla ripartire al galoppo, dopo decenni di alternanza fra stagnazione, recessione e bassa crescita. Naturalmente, la frustata sarebbe anche ideologica o culturale. Adottare la flat tax secondo le indicazioni del Bruno Leoni significherebbe prendere congedo dalle ideologie socialisteggianti che hanno segnato i secoli Diciannovesimo e Ventesimo. (...) I più maliziosi hanno già capito dove va a parare questo discorso. Forse è arrivato il momento di chiedersi se non sia il caso di intervenire col bisturi sulla prima parte della Costituzione, sui famosi principi. (...) I risultati del referendum costituzionale hanno messo fuori gioco per chi sa quante generazioni la possibilità di riformare la seconda parte della Costituzione. Perché allora non cominciamo a discutere della prima? È sicuro, tanto per fare un esempio, che la convivenza civile ci rimetterebbe se la nostra Repubblica anziché essere fondata sul lavoro fosse fondata sulla libertà? È sicuro che se il diritto di proprietà, anziché essere relegato fra i cosiddetti «interessi legittimi», fosse riconosciuto fra i diritti fondamentali, quelli su cui poggia la libertà, ce la passeremmo peggio?"

Attenzione! È iniziata un'altra offensiva contro la Costituzione considerata troppo socialista. Per lorsignori la solidarietà e l'equità sono pesi intollerabile. Concetti vecchi che devono essere abbattuti come il muro di Berlino. Bisogna, per lorsignori, ripristinare la libertà, la loro libertà di fare quello che vogliono. Senza regole o vincoli.

Ecco, l'uso della parola "libertà" fa colpo. Chi non è d'accordo con essa? Ma si specifichi: libertà di chi, per chi e di cosa. Allora si capirebbe meglio che la libertà di "lorsignori" e dei loro solerti servitori è quella di arricchirsi, di accumulare quanti più soldi possibile, di sfruttare chi lavora, di distruggere lo Stato Sociale, la sanità, l'istruzione, il diritto alla casa. Perché ci sarebbe, per chi ha tanto, la libertà di pagare poche tasse e di permettersi i servizi a pagamento.

Chi guadagna poco pagherebbe proporzionalmente lo stesso che paga il ricco. E, "tanto per fare un esempio", se non fosse in grado di curarsi a pagamento sarebbero "fatti suoi", si dovrebbe arrangiare. Una "sfortuna" individuale conseguenza della "libertà" di chi ha più possibilità.

Siamo di fronte a un conflitto di classe violento e brutale che i ricchi stanno vincendo. Una vera e propria guerra dove il probabile vincitore (chi ha maggiori ricchezze) garantirà libertà solo per chi appartiene alla sua casta. E gli sconfitti saranno ridotti a garantire l'accumulo di ricchezza dei vincitori. Un ruolo subordinato, simile alla schiavitù, che sarà garantito dalla conflittualità che verrà alimentata tra gli stessi sconfitti dal momento che gli sarà spiegato che dovranno guadagnarsi il minimo vitale togliendolo ai propri simili. A chi vuole "ribargli il lavoro".

Il primo passo per questa "rivoluzione" (che è, poi, una vera e propria restaurazione reazionaria) sarebbe l'adozione di una flat tax al 25% uguale per tutti i contribuenti. Si scardinerebbero, così, i principi della Costituzione del 1948. Quei principi di solidarietà, di uguaglianza, di equità fiscale, di diritto alla salute, all'istruzione, alla casa, al lavoro (garantito, sicuro e giustamente retribuito) che ne sono il fondamento. Si lascerebbe alla "classe dirigente" (quella che ha più capitale e ricchezza) la libertà di fare quello che vuole.

Vogliono trasformare la Costituzione in uno statuto aziendale dove chi ha messo i capitali dovrà comandare, decidere, gestire ... sfruttare i "subalterni", gli "inferiori".

Un obiettivo che Panebianco (e lo dobbiamo ringraziare per questo) indica con estrema chiarezza nel suo articolo. Un obiettivo che dobbiamo contrastare con tutte le nostre forze. La lotta di classe continua.

Leggi tutti gli articoli su: Il Corriere della Sera, Angelo Panebianco, flat tax

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