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Musei civici di Vicenza, ingresso gratuito per residenti ogni prima domenica del mese: ma ora serve il biglietto

Di Comunicati Stampa Sabato 6 Gennaio alle 09:16 | 0 commenti

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Allo Iat di piazza Matteotti o alla biglietteria del Museo naturalistico archeologico

Da domenica 7 gennaio, come tutte le prossime prime domeniche del mese fino ad aprile, i residenti a Vicenza e provincia che intendono entrare gratuitamente a Palazzo Chiericati e al Museo naturalistico archeologico dovranno munirsi dell'apposito biglietto gratuito allo Iat di piazza Matteotti o alla biglietteria del Museo naturalistico archeologico (polo museale di Santa Corona). Non sarà più sufficiente, pertanto, esibire direttamente all'ingresso il documento che attesta la residenza per usufruire della gratuità offerta dal Comune di Vicenza.

Domenica prossima, quindi, mentre a Palazzo Chiericati i visitatori avranno la possibilità di ammirare le opere d'arte esposte nella pinacoteca (dalle 9 alle 17, ultimo ingresso alle 16.30, con accessi fino alla capienza consentita), al Museo Naturalistico Archeologico (aperto dalle 9 alle 17, ultimo ingresso alle 16.30) è possibile visitare, fino al 31 gennaio, la mostra di sculture "Le nuove Afroditi" dell'artista Andrea Meneghetti, organizzata nell'ambito delle iniziative per la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
Domenica 7 gennaio, inoltre, sempre al Museo naturalistico archeologico, verrà proposto alle 15 il percorso interattivo guidato di circa un'ora e mezza "Non solo oro. Ornamenti, gioielli e manufatti preziosi" su forme particolari e antiche di ornamenti e gioielli, con un contributo di 5 euro a persona (gratis per i bambini fino ai 10 anni compiuti). Per informazioni e prenotazioni: 347 9941448 e [email protected]
Ulteriori informazioni su orari, prezzi e iniziative ai musei sono disponibili nella scheda urp Musei civici del sito www.comune.vicenza.it.


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Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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