Quotidiano | Categorie: Politica, Fatti

Migranti, il sindaco di Pozzoleone: "ragazzo fugge dalla struttura di accoglienza e la cooperativa se ne lava le mani. Non è la sicurezza che vogliamo"

Di Note ufficiali Mercoledi 13 Settembre 2017 alle 15:14 | 1 commenti

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Giada Scuccato, sindaco di Pozzoleone (Vi) (nella foto), affida a questa nota la sua disapprovazione per il recente fatto accaduto nella sua comunità e riguardante il progetto di accoglienza dei profughi: " Sono senza parole e molto amareggiata! Dopo i primi momenti di scontro avevo chiesto ai cittadini di avere fiducia e di provare ad attendere i risultati del progetto di accoglienza della cooperativa Con Te. Ecco sono arrivati i risultati! Dopo poco più di due mesi un ragazzo accolto a Pozzoleone scappa e non è più reperibile.

La cosa che mi lascia senza parole, sbigottita e arrabbiata è il fatto che la cooperativa nulla ci
comunica in merito alle misure di sicurezza avanzate per il recupero di tale ragazzo". Anzi ci scrive
testualmente "come da disposizione da parte della Prefettura il r.a. in oggetto è considerato fuori
progetto di accoglienza, pertanto non è più a carico della scrivente Cooperativa".
E i miei cittadini?
Come devono comportarsi?
C'è quindi un ragazzo poco più di 20enne non rintracciabile e senza un tetto sulla testa o soldi in
tasca che si aggira per Pozzoleone?
Stamattina appena ho smistato la posta del Comune e ho letto la comunicazione ho scritto subito alla
Prefettura, alla Cooperativa e ai Carabinieri del Comando di Sandrigo per chiedere informazioni in
merito alle misure di sicurezza che sono state poste in essere per tutelare i miei cittadini.
Durante la riunione del 21 giugno il Presidente della Cooperativa con te ci aveva rassicurato in
merito a situazioni simili alle attuali.
Ora chiediamo spiegazioni!"

Leggi tutti gli articoli su: Giada Scuccato, cooperativa Con Te

Commenti

Inviato Mercoledi 13 Settembre 2017 alle 17:17

La vigilanza sulla sicurezza è monopolio dello Stato.
Non si può addossare ad un qualsiasi cittadino od ad una cooperativa dei compiti di polizia.
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Commenti degli utenti

Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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