Quotidiano | Categorie: Politica, Lavoro

Meno lavoro e poca sicurezza ma mega buonuscite per due miliardi di euro

Di Giorgio Langella Sabato 20 Maggio 2017 alle 11:03 | 0 commenti

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In molti giornali, finalmente, si legge della preoccupante diminuzione delle nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato. Adesso, da più parti, si alza l'allarme e si prende coscienza che le politiche governative e il famigerato "jobs act" sono un fallimento completo e che hanno prodotto benefici unicamente ai "padroni". Questi, infatti, sono più ricchi di prima. Dirigenti e consiglieri di amministrazione (che, si noti, sono sempre gli stessi che si trasferiscono da una poltrona all'altra) ricevono retribuzioni e buonuscite milionarie. Il risultato, infatti, è che miliardi di euro sono stati e vengono elargiti ai padroni e ai loro vassalli.

Mentre, chi vive del proprio lavoro deve subire una sempre maggiore precarietà, una disoccupazione intollerabile (la stima è di oltre tre milioni di disoccupati e di altrettanti - se non di più - rassegnati che non compaiono ma sono comunque senza lavoro), la crescita dei licenziamenti per "giusta causa o giustificato motivo soggettivo" (incentivati grazie alla cancellazione dell'articolo 18), la riduzione delle retribuzioni lorde percepite dai "nuovi" assunti e le vere e proprie "elemosine" di poche centinaia di euro al mese ai giovani che vogliono entrare nel mondo del lavoro e che sono costretti a lavorare con partita iva, il calo dell'occupazione "stabile" (che tale non è vista la possibilità di licenziare senza reintegro), la crescita di quella a termine o comunque precaria. Un risultato che si traduce in maggiore povertà. E anche se il governo propaganda il contrario, non c'è nessuna apprezzabile crescita industriale ed economica. Nessun miglioramento, neppure una stabilizzazione, del benessere per la collettività. Solo un peggioramento consistente delle condizioni di vita e di lavoro. Occupazione, retribuzioni e sicurezza insufficienti sono problemi sempre più gravi. Del resto, basterebbe frequentare i luoghi di lavoro per capire che, quando va bene, la situazione è tristemente più "di sopravvivenza" che di sviluppo.

I dati ci spiegavano questa drammatica situazione già molto tempo fa. Oggi la confermano.

Secondo l'ultima pubblicazione dell'Osservatorio sul Precariato (INPS), nel primo trimestre del 2017, le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono 310.004 (nello stesso periodo del 2016 sono state 335.664 e nel 2015 furono 480.218), il totale delle trasformazioni di rapporti a termine e di apprendisti a tempo indeterminato sono 88.862 (nel 2016 erano 96.384 e nel 2015 furono 131.940). Le cessazioni a tempo indeterminato sono 381.329 (praticamente simili a quelle del 2016 quando sono state 389.317 e del 2015 quando furono 397.393). Come si può notare il saldo dovuto alla somma delle nuove assunzioni e delle trasformazioni meno le cessazioni risulta positivo di 17.537 unità. Ma se si va nel dettaglio si scopre che solo il mese di gennaio risulta con un saldo positivo (26.575) mentre, nei mesi di febbraio e marzo, il saldo totale è negativo (-9.038).

Le assunzioni a termine sono cresciute dalle 829.203 del primo trimestre del 2015 alle 843.135 del 2016, alle 981.996. Le assunzioni in apprendistato seguono lo stesso andamento (48.800 nel 2015, 49.957 nel 2016, 64.684 nel 2017).

Sul fronte delle "cessazioni", i licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo (quelli che erano, evidentemente, contenuti dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che prevedeva il reintegro) sono cresciuti dai 12.705 del primo trimestre del 2015 ai 16.004 del 2016, ai 18.349 del 2017.

Se si considera il totale delle assunzioni (tempo indeterminato più contratti a termine, apprendisti e stagionali) la retribuzione media mensile lorda cala dai 1.924 euro del 2016 agli attuali 1.890 euro. Il calo retributivo più marcato (del -3,1%) si riferisce alle assunzioni a termine. In questa tipologia si evidenzia nache una notevole crescita delle assunzioni part time (orizzontale, verticale e misto). Complessivamente, nel primo trimestre del 2017, risultano essere 365.212, nello stesso periodo del 2016 sono state 295.741, nel 2015 furono 271.560.

Per quanto riguarda la sicurezza nei posti di lavoro, secondo quanto riferisce l'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro, "dall'inizio dell'anno a oggi 19 maggio 2017 sono morti sui luoghi di lavoro 239 lavoratori. Con le morti sulle strade e in itinere si superano i 500 morti complessivi." Solo sei giorni prima, il 13 maggio, i morti sui luoghi di lavoro erano 220. Una media spaventosa di 3 decessi al giorno. La regione che registra il numero più alto di caduti sul lavoro è il Veneto con 24. La provincia veneta con il maggior numero di morti sui luoghi di lavoro è Vicenza con 6 decessi.

Non serve a nulla dire che noi comunisti "l'avevamo detto" e da tempo. La nostra è una vera preoccupazione. È quella di una mancanza di una prospettiva concreta e di un progetto politico che possano trasformare la società dando priorità al benessere collettivo e non al profitto individuale. Anche nei periodi di (falsa) euforia, quando ministri del governo Renzi (e tutta l'informazione allineata ad esso) propagandavano i risultati positivi del "jobs act", noi comunisti eravano preoccupati. In effetti bastava leggere i dati in maniera critica e obiettiva, mettendoli in relazione gli uni con gli altri, per capire che "il boom delle assunzioni a tempo indeterminato" altro non era che una "bolla" dovuta ai maggiori guadagni che gli imprenditori ottenevano grazie alle decontribuzioni decise dal governo. Erano, di fatto, assunzioni a costo zero, pagate dai contribuenti. Una volta diminuite le agevolazioni, si è tornati al trionfo della precarietà, ai licenziamenti senza reintegro, ai contratti a termine, allo sfruttamento della mancanza di diritti cancellati dalle "meravigliose riforme" del mercato del lavoro.

Bisogna cambiare registro. Impedire lo sfruttamento. Diminuire l'orario di lavoro e avere come obiettivo la piena occupazione. Riportare il diritto alla pensione a 40 anni di anzianità lavorativa e diminuire l'età anagrafica per poter accedere alla pensione di vecchiaia. Ripristinare l'articolo 18 ed estenderlo a tutti i lavoratori. Aumentare le retribuzioni dei lavoratori al fine di diminuire la crescente sperequazione che esiste tra salari e stipendi da lavoro dipendente, i profitti dei padroni e i compensi di manager e dirigenti pubblici e privati(1). Contrastare le delocalizzazioni. Combattere la corruzione e l'evasione fiscale. Introdurre una patrimoniale strutturale sulla grande ricchezza. Diminuire la tassazione sui redditi bassi e aumentare in maniera progressiva quella sui redditi più alti "in ragione della loro capacità contributiva". Impedire le privatizzazioni ed espropriare le attività produttive di preminente interesse generale. Ridare diritti e dignità a chi vive del proprio lavoro.

In poche parole, bisogna attuare la Costituzione.


(1) A tal proposito, quale esempio di evidente ingiustizia retributiva, si riporta la notizia ANSA del 18 maggio 2017 (ore 21:28) dal titolo "Leonardo: Moretti, più di 9 mln buonuscita - Importo erogato entro 40 giorni formalizzazione fine rapporto": Mauro Moretti riceve da Leonardo "un'indennità compensativa e risarcitoria" di 9,26 milioni di euro, oltre alle competenze di fine rapporto. Lo rende noto il gruppo, spiegando che "a tale indennità si aggiunge un importo di 180.000 euro a fronte di rinunce specifiche effettuate da Moretti nell'ambito della risoluzione del rapporto". Gli importi saranno erogati entro 40 giorni dalla formalizzazione degli atti di cessazione del rapporto, precisa Leonardo. "Tale attribuzione è stata determinata in linea con le disposizioni di legge e di contratto applicabili, nonché in conformità ed in coerenza con quanto indicato nella politica di remunerazione adottata da Leonardo con il coinvolgimento del Comitato per la Remunerazione", spiega Leonardo nella nota, aggiungendo che il compenso è stato illustrato nella Relazione sulla remunerazione "approvata da Cda in data 15 marzo 2017 e sottoposta, con esito favorevole, al voto consultivo dell'Assemblea degli Azionisti tenutasi in data 16 maggio 2017". Si ricorda che Mauro Moretti (ex amministratore delegato di FS e RFI - Rete Ferroviaria Italiana) è stato condannato in primo grado, nel gennaio del 2017, a sette anni per la strage di Viareggio.
E si ricordano anche le retribuzioni in euro che dieci importanti manager e vertici aziendali hanno percepito nel 2016: Sergio Marchionne (Exor/Fca/Cnh/Ferrari) 13.132.000; Federico Ghizzoni (Unicredit) 12.260.000; Carlo Malacarne (Snam) 8.553.000; AdllMehboob-Khan (Luxottica) 7.200.000; Amedeo Fellisa (Ferrari) 6.750.000; Alberto Minali (Generali) 6.700.000; Marco Patuano (Telecom Italia) 6.562.000; John Elkann (Exor/Fca/Cnh/Ferrari) 6.108.000; Flavio Cattaneo (Telecom Italia) 5.256.000; Carlo Messina (Intesa Sanpaolo) 3.622.000; per un totale di 76.203.000 euro.

Giorgio Langella, segretario regionale veneto PCI, in colaborazione con Dennis Klapvijk (FGCI)


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