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Maria Pia Veladiano, scrittrice e preside a Vicenza si racconta alla rivista "Credere"

Di Marta Cardini Martedi 7 Novembre 2017 alle 14:48 | 0 commenti

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"Vengo da una famiglia contadina, il contatto con gli animali e le piante mi hanno reso facile amare la natura" così si racconta alla rivista cattolica "Credere" Mariapia Veladiano, 57 anni, di Vicenza, nota scrittrice e preside di un liceo della città. Suo padre voleva che studiasse ragioneria e all'inizio accettò di accontentarlo, ma poi fu lei a iscriversi al liceo classico: "Agli occhi dei miei genitori- rivela la Veladiano- l'istituto tecnico era una scuola più concreta, ma quando, alla fine del primo anno un professore mi convinse a cambiare scuola, essi mi hanno appoggiata". La nota scrittrice vive la professione d'insegnante, dal 2011 nel ruolo di Preside prima a Rovereto e poi a Vicenza.

Da poco è uscito "Lei", un romanzo in cui l'autrice dà voce ai pensieri della Madonna. La Veladiano rivolge un pensiero anche ai giovani e adolescenti. "I giovani sono pieni di risorse, sono veri, vivi, pronti a far meglio di noi-dichiara alla rivista- , ma bloccati dai nostri timori che ci portano a iperproteggerli e a non farli diventare adulti".Nei confronti degli adolescenti, grazie ai suoi 20 anni di esperienza come insegnante, così si esprime: "Gli adolescenti di oggi sono del tutto simili a quelli di 35 anni fa. Sono pieni di vita e stritolati dai desideri, ma hanno paura del futuro come gli adulti che hanno intorno. L'importante è dar loro fiducia e accompagnarli".

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Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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