Opinioni | Quotidiano | Categorie: Politica

Malga Porzius, gli "assassini" di Schio e della Volante rossa e targa per una 13enne uccisa dai partigiani. Per Baldo fascisti e partigiani sono uguali... Riparte la polemica

Di Lettere al direttore Sabato 16 Settembre 2017 alle 22:27 | 0 commenti

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Caro Direttore, mi sembra importante riprendere questo articolo con la mia premessa

Quando non si ha nemmeno un po' di cuore, di intelligenza non parliamo, allora si arriva a queste dichiarazioni che non fanno vera testimonianza nemmeno a chi ha creduto e magari dato la propria vita per ideali. Purtroppo ancora oggi non vi è quella serenità storica che consente una vera analisi e soprattutto una considerazione che aiuti alla vera convivenza civile. Malga Porzius e gli assassini di Schio e della Volante rossa vanno denunciati e di essi non si fa retorica partigiana, ma si chiede almeno ammenda (la foto è ripresa da Imola Oggi ma abbiamo ricevuto la segnalazione che non è attribuile alla ragazza a cui la targa è dedicata ma è una foto della "Armed Insurrection In Milan After The Liberation Of Italy In 1945", ndr).

E' tempo di chiudere con passioni ideologizzate e non serene, ma portatrici sempre di violenza. Solo quando si riuscirà a considerare "storia", mai scritta da fazioni e da intellettuali servi e preda di retorica, solo allora ci si potrà veramente considerare una nazione civile e conscia del propria passato, qualunque esso sia.
Italo Francesco Baldo

 

Dal quotidiano Imola Oggi- giovedì, 14, settembre, 2017

Polemica per la targa dedicata a 13enne uccisa dai partigiani. Anpi: “Era fascista”

È polemica a Noli, piccolo comune del savonese, per l’iniziativa di Enrico Pollero, consigliere comunale di centrodestra, di ricordare Giuseppina Ghersi, ragazzina di 13 anni violentata e uccisa dai partigiani con una targa nella piazza dedicata ai fratelli Rosselli. La storia della tredicenne di Savona uccisa pochi giorni dopo la Liberazione ritorna d’attualità e stavolta fra le polemiche, come scrive Il Secolo XIX.

“Dopo aver letto la storia di Giuseppina Ghersi ho pensato che bisognava fare qualcosa per ricordare una bambina di 13 anni uccisa senza motivo. Per ricordare lei, non chi ha combattuto dalla parte sbagliata” racconta il consigliere secondo cui “dall’altra parte non c’erano solo criminali e disgraziati”. Pollero punta a una “vera riappacificazione” sostenuto dal sindaco della cittadina del ponente ligure, medaglia d’oro della Resistenza. La targa dovrebbe essere inaugurata il prossimo 30 settembre. L’associazione partigiani è subito insorta.

Siamo assolutamente contrari. Giuseppina Ghersi era una fascista. Protesteremo con il Comune di Noli e la prefettura” dice Samuele Rago, presidente provinciale dell’Anpi, “eravamo alla fine della guerra, è ovvio ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili”, spiega.

Parole da cui ha preso le distanze Bruno Spagnoletti, dirigente Cgil in pensione. “Non riesco a capire come si possa giustificare l’esecuzione di una bambina di 13 anni”, ha affermato.

www.liberoquotidiano.it - di Gianfredo Ruggiero.

Giuseppina Ghersi era una bambina di appena 13 anni quando fu picchiata, stuprata e uccisa dai partigiani con l’accusa di essere al servizio del regime fascista. Studentessa delle magistrali alla “Rossello” di Savona scrisse un tema che la maestra inviò al Duce ottenendone i complimenti: questa la sua colpa.

La mattina del 25 aprile 1945, Giuseppina fu sequestrata da tre partigiani e portata nei locali della Scuola Media “Guido Bono” a Legino, adibito a Campo di Concentramento per i fascisti. Le cosparsero la testa di vernice rossa e le vergarono la emme di Mussolini sulla fronte per essere poi esibita in pubblico come un trofeo di caccia. Fu pestata a sangue e violentata per giorni.
Il 30 aprile fu posto fine al suo martirio con un colpo di pistola alla nuca e il suo corpo gettato, insieme ad altri, su un cumulo di cadaveri davanti al cimitero di Zinola.

Al riconoscimento della piccola partecipa Stelvio Murialdo il quale dà una testimonianza agghiacciante:

«…erano terribili le condizioni in cui l’avevano ridotta, evidentemente avevano infierito in maniera brutale su di lei, senza riuscire a cancellare la sua giovane età. Una mano pietosa aveva steso su di lei una sudicia coperta grigia che parzialmente la ricopriva dal collo alle ginocchia. La guerra ci aveva costretto a vedere tanti cadaveri e in verità, la morte concede ai morti una distesa serenità; ma lei, quella sconosciuta ragazza NO!!! L’orrore era rimasto impresso sul suo viso, una maschera di sangue, con un occhio bluastro, tumefatto e l’altro spalancato sull’inferno. Ricordo che non riuscivo, come paralizzato, a staccarmi da quella povera disarticolata marionetta, con un braccio irrigidito verso l’alto, come a proteggere la fronte, mentre un dito spezzato era piegato verso il dorso della mano” …»


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