Inchieste | Quotidiano | Categorie: Scuola e formazione, Lavoro

ll caso Ipea, parte I: prosegue l'inchiesta sulla formazione in Regione Veneto, sul presunto "Clan Romano" e sul ruolo di Elena Donazzan

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Mercoledi 4 Gennaio 2017 alle 13:32 | 0 commenti

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Pubblicato il 3 gennaio alle 23.32. Aggiornato il 4 alle 13.32.

Riprendiamo da quando titolavamo «Formazione in Regione Veneto, presunto "Clan Romano" e ruolo di Elena Donazzan nella "cupola della P.A."» la nostra inchiesta sui fondi in gran parte europei, gestiti dalla Regione Veneto attraverso bandi di concorso rivolti ad enti esterni accreditati nella cui «selezione, nella redazione dei bandi e nel complesso sistema di gestione e controllo interno sarebbero stati distratti più di 100 milioni di euro all'anno, una cifra seconda per importanza solo a quella del bilancio della sanità regionale». In questo ambito, come si legge negli atti ufficiali, «un voluminoso dossier sulla scrivania del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e del presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti, dossier che dovrebbe essere anche a conoscenza delle autorità giudiziarie competenti», sono legati fra loro i casi di Ipea (per il quale sono scattate perquisizioni della GdF proprio in questi giorni) e di Irigem del gruppo Iannacopulos a cui fa capo anche Rete Veneta e, ora, Antenna 3.

Elena Donazzan con Giancarlo Galan sulla copertina del n. 236 di VicenzaPiù del 9 giugno 2012Se di fondi "grigi" per la formazione, Irigem, Rete Veneta, Confindustria Vicenza, Comunione e Liberazione, Santo Romano ed Elena Donazzan già abbiamo scritto nel 2012 ((cfr. "VicenzaPiù n. 236: Donazzan, Galan...te con Rete Veneta, si autoesclude da Pdl e risposte" con foto accanto che riproduce la copertina di quel numero datato 9 giugno 2012) e poi il 16 ottobre 2015 ("Berlato e il sistema Donazzan - Romano: con soldi alla formazione fittizia sarebbero stati beneficiati Irigem, Confindustria e CL)", oggi al nome di Irigem, su cui torneremo domani più in dettaglio, si aggiunge quello di Ipea.

Entrambi sono centri di formazione professionale che si occupano di formare operatori nel settore del benessere della persona (acconciatori ed estetisti), entrambi sono enti accreditati dalla Regione Veneto e quindi finanziati da fondi pubblici. Ipea aveva sede a San Donà di Piave, in provincia di Venezia, con diramazioni nel Vicentino e nel Padovano. Nel luglio del 2011 Rosario Florio, "amministratore ‘di fatto'", come si legge nel dossier, nonché socio fondatore del cfp insieme alla vicepresidente Anna Maria Rossato, passava la mano alla nuova amministrazione di Ipea composta da Iles Braghetto, già eurodeputato in quota UdC, e Marco Spiandorello.

Braghetto e Spiandorello, come ha scritto Renzo Mazzaro su Il Mattino di Padova il 29 maggio 2015, rilevarono i corsi Ipea "dopo un regolare bando emesso dalla Regione in seguito a malversazioni e truffe del precedente gestore". In effetti il Consigliere regionale Andrea Causin aveva già presentato un'interrogazione a risposta immediata il 29 novembre 2010, chiedendo conto della situazione economica dell'ente. All'Assessore regionale Elena Donazzan risultava un buco di 400 mila euro, ma i due nuovi amministratori si accorsero che l'ammontare delle perdite sarebbe stato ben superiore, intorno agli 8 milioni di euro.

Le malversazioni sarebbero state possibili grazie a numerose discrepanze tra i costi reali e quelli dichiarati, il presunto affidamento di forniture di beni e servizi a società riconducibili agli stessi amministratori delle società rifornite, nonché dalla presunta compiacenza dei controllori.

Camouflage srl, ad esempio, "società di proprietà di Rosario Florio e Annamaria Rossato" secondo Braghetto e Spiandorello, forniva il Cfp Ipea amministrato dagli stessi, ma le verifiche effettuate dall'iter Audit con il collaboratore Roberto Canal in data 12/11/2009 si sarebbero concluse "con il quasi integrale riconoscimento delle spese sostenute".

Secondo i redattori del dossier Roberto Canal, responsabile della rendicontazione in Ipea ed in altri enti formativi, sarebbe stato in grado di "pre-costituirsi idonee aderenze" presso i vari uffici della Direzione Formazione nella Regione Veneto, garantendo così una presunta discrezionalità nei controlli.

Prima del 2008 Camouflage srl si chiamava, secondo il dossier, Ipea cosmesi srl; sarebbe stata fondata nel 1998 a Catania, nella cui provincia hanno i natali i fratelli Florio, trasferita qualche mese dopo a San Donà di Piave, dove ha sede il cfp Ipea e residenza Silvio Florio, fratello dell'amministratore nonché dipendente di Ipea. Nel febbraio 2011, però, la società sarebbe tornata a Catania, mentre "la proprietà dell'intero capitale sociale è di Trebeurden S.a., con sede in Lussemburgo", secondo Braghetto e Spiandorello.

Questi ultimi sostengono che due prestanome avrebbero coperto i veri beneficiari, cioè la coppia Florio-Rossato, in un giro di rimborsi di centinaia di migliaia di euro. L'unico cliente di Camouflage, già Ipea cosmesi, sarebbe stato proprio il cfp Ipea, stando almeno alle fatture del 2009 contenute nel dossier, emesse con numerazione "diversa e susseguente" dalla 1 alla 23, le cui ultime 6 riferite alla prima parte dell'anno scolastico 2009-2010.

Una stranezza balza agli occhi: 6 fatture emesse nella stessa data, il 30 ottobre, per una cifra complessiva di poco inferiore ai 250 mila euro, e allora perché, chiedono Braghetto e Spiandorello, non emetterne una sola? "Va da sé", si rispondono i due, "che la cessione di materiale didattico da Camouflage srl al cfp Ipea è stata così fatturata per eludere i divieti di frazionamento artificioso imposto dalla normativa regionale", che prevede affidamenti diretti per importi non superiori ai 20 mila euro, mentre per importi fino alle 50 mila euro impone la "consultazione di almeno tre operatori qualificati a scelta del più conveniente".

Altra stranezza: come risulta da visura camerale, sostengono i due, Camouflage avrebbe avuto un solo dipendente e nessun automezzo; come sarebbe stato possibile, chiedono Braghetto e Spiandorello, trasportare la merce così preziosa in soli 40 minuti, tra le ore 8.45 e le 9.22? I due nuovi direttori di Ipea ipotizzarono quindi una "indebita percezione di somme di denaro, costituito dalla differenza tra quanto realmente fatturato da Camouflage srl e quanto in modo fittizio fatturato dalla stessa al cfp Ipea", oltre un'evasione delle imposte in capo alla ditta fornitrice "per effetto della omessa dichiarazione dei ricavi effettivi conseguiti dalle forniture di beni e servizi a Ipea".

Camouflage, inoltre, affittava al cfp Ipea le strutture ad uso scolastico di San Donà di Piave e Portogruaro, per una spesa complessiva, riferita alla sola seconda parte dell'anno scolastico 2009-2010, che si aggirerebbe sui 360 mila euro. Durante l'anno scolastico precedente, il 2008-2009, sarebbero emerse "gravi difformità circa le firme apposte sui registri [di presenza degli allievi, ndr], riferite alle prestazioni di tutoraggio". Secondo Braghetto e Spiandorello, gli incarichi principali in Ipea durante la precedente amministrazione sarebbero stati spartiti tra i sodali più vicini alla coppia Florio-Rossato, mentre gli incarichi di secondo piano sarebbero stati ricoperti da "persone ritenute amiche", alle quali ufficialmente andava corrisposto un compenso, in realtà "notevolmente ridimensionato". Il tutto, secondo i denuncianti, per far arrivare più soldi ai sodali di primo piano.

Arrivarono però alla Regione Veneto delle segnalazioni anonime su presunte malversazioni: Spiandorello e Braghetto, nell'autunno del 2011, inoltrarono alla Regione Veneto una comunicazione contenete l'esito delle verifiche interne, segnalando "gravi irregolarità" nella gestione delle rendicontazioni del cfp Ipea tra il 2007 e il 2011, alla quale il dirigente regionale del settore Formazione, Santo Romano, replicava con la sospensione della chiusura rendicontale, e quindi dei finanziamenti, per gli anni 2008-2009, 2009-2010, 2010-2011. Sospensione dovuta, al fine di verificare la regolarità delle rendicontazioni. Ma il blocco delle fideiussioni, ammontanti a circa 4 milioni di euro, mise in ginocchio la nuova direzione di Ipea, che si vide bloccare anche le erogazioni dell'anno scolastico 2012-2013 per presunte irregolarità.


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