Opinioni | Quotidiano | Categorie: Fatti, Giudiziaria, giornalismo

Lezione di rudimenti di giornalismo, il titolo: "Susanna, Irene e Mauro Gemmo indagati per truffa a Latina"

Di Pietro Cotròn Giovedi 8 Giugno 2017 alle 16:59 | 0 commenti

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Supponete di leggere su un nostro giornale locale nella terza pagina di cronaca, e quindi a pagina 14 e con taglio "basso", questo titolo: "«Beffa con la metropolitana». Sigilli a case e conti in banca"». La prima tentazione, ne siamo certi, sarebbe saltare il pezzo a piè pari pensando magari a un errore del "proto" (ai vecchi tempi era il capotecnico della tipografia che consegnava le pagine "modello" al compositore e che sorvegliava l'esecuzione corretta del lavoro) ed essendo, poi, convinti, visti i fatti "vitivininculi", sorry, berici, che da queste parti i sigilli bisognerebbe porli alle banche e lasciare i conti a casa... Ma se foste proprio dei curiosoni incalliti e aveste letto, sotto il titolo, anche il sommario "Lazio, il progetto della monorotaia avrebbe celato una truffa allo Stato", probabilmente  dareste dell'incompetente al proto.

O, al massimo, colpiti da quell'assopimento bonario che portano le prime umide calure vicentine, provereste a giustificarlo pensando che la vicenda riguardi sì dei "laziali" (abitanti del Lazio) ma, magari, una loro "tribù" gemellata col nostro Claudio Cicero, il fan n. 1 della monorotaia anche a Piazza dei Signori, e che abita nella pianura pontina, quella intorno a Latina, che in buona parte origina dal Veneto da dove è scesa per bonificare ai tempi di Mussolini le locali paludi malariche.

Solo ai più costanti e tenaci lettori, che, delusi da un argomento lontano almeno 500 km dalle nsotre belle piazze, non fossero saltati nel frattempo a pagina 15 del GdV o direttamente alla sua pagina dei morti, quelli sì di sicuro locali, l'occhiello, quello sopra il titolo, darebbe un minimo di spinta alla lettura dell'articolo visto che 3 su 10 dei protagonisti sono di queste parti come, appunto, recita l'occhiello: "L'Inchiesta. La procura di Latina ha indagato dieci persone, fra cui anche tre vicentini".

Questi pochi, pochissimi?, coraggiosi, quindi, daranno un po' di soddisfazione al collega D. N., che firma il pezzo dopo le sue solitamente ben documentate ricerche, che sa fare visto che D. N. è Diego Neri, il cronista di giudiziaria che cerca da tempo di far dimenticare ai suoi lettori la sintassi "ardita" del suo superiore, tal Tolettini che al cognome, che si presta a battute non proprio da gentleman, affianca il nome di Ivan(h)o(e), il titolo del primo romanzo storico che racconta le gesta dell'omonimo crociato "Cuor di leone". Che nella realtà della stampa vicentina leone lo è sempre stato nello sbattere, professionalmente ma anche... scientificamente, nei titoli e subito il nome e cognome dell'inquisito di turno, mediaticamente subito condannato. Il nostro direttore ne ha saputo qualcosa di persona quando era presidente del volley rosa...

Ma il lavoro di Diego Neri merita tutti o quasi i lettori di passaggio in quella pagina (che magari un richiamo in prima lo esigeva) visto che i tre indagati, indagati per carità non condannati, caro Tolettini, rispondono ai nomi di Susanna, Mauro e Irene Gemmo...

Avendo perso dei lettori con sommario, titolo e occhiello non all'altezza dell'interesse mediatico proviamo a farne recuperare un pò al collega Diego pubblicando integralmente qui il suo articolo.

(nella foto Scaccini Irene Gemmo, presidente Golf Club Asiago, premia Steven Brown)

 

L'INCHIESTA. La procura di Latina ha indagato dieci persone, fra cui anche tre vicentini

«Beffa con la metropolitana». Sigilli a case e conti in banca

Lazio, il progetto della monorotaia avrebbe celato una truffa allo Stato


Due finanzieri impegnati in un'attività di indagine. ARCHIVIO
Sette immobili, tutti sull'Altopiano di Asiago, per un valore stimato in circa 560 mila euro, e un ottavo a Lonigo. Sono quelli sequestrati dalla guardia di finanza a Mauro e Susanna Gemmo, al vertice del noto gruppo vicentino che realizza impianti tecnologici in mezzo mondo, e ad Aldo Bevilacqua, per un valore di 590 mila euro. I sigilli rientrano nell'inchiesta aperta dalla procura di Latina che sta cercando di far luce sul progetto, e sulle spese per realizzarlo, relativo alla realizzazione della metropolitana leggera nel capoluogo laziale. Sono dieci le persone al momento indagate con le ipotesi di truffa per ottenere erogazioni pubbliche e falso. Fra di loro, con Susanna, Mauro e Irene (che non ha subito sequestri) Gemmo, compaiono anche l'ex sindaco del capoluogo pontino e parlamentare di An Vincenzo Zaccheo, l'avvocato e consulente Giovanni Pascone, il dirigente comunale Lorenzo Le Donne, Pierluigi Alessandri e Cecilia Simonetti, di Sacaim; Aldo Bevilacqua, di MetroLatina, e infine Vincenzo Surace. La vicenda è articolata ed è in fase di approfondimento investigativo da parte delle fiamme gialle. Il progetto di realizzare 15 chilometri di metropolitana di superficie su gomma a Latina risale al 2004. L'ultimo a sostenere il progetto era stato il suo ideatore, l'ex sindaco Zaccheo, che nell'agosto 2004 aveva chiesto al ministero dei Trasporti un finanziamento di cento milioni di euro. Poi era sorta la cordata MetroLatina, un gruppo di sette società (tra cui le venete Sacaim e Gemmo) che avrebbe dovuto realizzare e gestire la linea su gomma della nuova metropolitana leggera.Il Cipe aveva stanziato 3,6 milioni di euro (che è poi l'ammontare dei sequestri) per il Comune e l'amministrazione aveva bonificato la somma a MetroLatina. La cifra corrisponderebbe al costo dei vagoni acquistati prima dell'avvio di un cantiere sulle strade del capoluogo laziale. Ma secondo gli inquirenti il progetto non reggeva perché era basato su un contributo della Regione Lazio mai predisposto in concreto. Per la procura, si trattava di un progetto improntato a criteri di «pura fantasia», con «gravi incertezze sul profilo della fattibilità».Secondo l'accusa, alla base della truffa c'è MetroLatina. Infatti nel decreto di sequestro, confermato poi dal Riesame, si fa riferimento a comportamenti dubbi di Pascone per favorire la cordata di imprese inducendo in errore e danneggiando il Comune, il Cipe ed il ministero dei Trasporti. La Finanza ha riscontrato le prime anomalie da un accertamento fiscale sui conti della società. Poi, quando nel 2010 è stato sfiduciato Zaccheo, la metro ha continuato a viaggiare grazie al responsabile del procedimento, l'indagato Le Donne, dirigente del Comune, che avrebbe anche curato il progetto preliminare della futura linea su gomma. Gli indagati avrebbero anche tentato di raggirare il Comune, reclamando milioni di euro a saldo del primo stato di avanzamento dei lavori e un risarcimento dei danni.Gli imprenditori vicentini avranno la possibilità di chiarire la loro posizione e di difendersi dalle accuse, per rientrare in possesso degli immobili di loro proprietà che sono stati sequestrati preventivamente al catasto dalla guardia di finanza su ordine del giudice. D.N.©


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