Quotidiano | Categorie: Politica

Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"

Di Note ufficiali Sabato 13 Gennaio alle 17:16 | 2 commenti

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Con la manifestazione del 9 gennaio Luciano Parolin ha inteso commemorare la figura di Vittorio Emanuele II di Savoia, 140 anni dopo la sua morte. Se tale commemorazione fosse avvenuta in Piemonte sarebbe stata comprensibile, pur se non condivisibile, ma il volerlo fare a Vicenza, in Piazza Duomo con la cosiddetta "lettura storica", si traduce in affronto ai Veneti, dunque agli stessi Vicentini, trattandosi di quel re che pur con le sconfitte di Custoza e Lissa riuscì ad ottenere il "plebiscito truffa" del 1866 per l'annessione delle nostre Terre Venete all'Italia.

A scrivere del comportamento infame di questo personaggio non sono solo i "venetisti" (termine abusato dai media per far apparire come fanatici chi si oppone alle bugie del sistema sulla questione veneta) ma anche autorevoli esponenti non veneti del calibro di Lorenzo Del Boca, giornalista e saggista piemontese, ex presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti, nelle sue opere "Maledetti Savoia" o "Venezia tradita. All'origine della questione veneta".

Come se ciò non fosse sufficiente la manifestazione è stata impreziosita dall'intervento del Presidente del Consiglio Comunale Federico Formisano che, con tanto di fascia tricolore, ha pronunciato il discorso commemorativo di questo re infingardo, che ha svenduto la sua Savoia, Nizza e la Corsica, per acquisire e sottomettere proditoriamente le nostre Terre Venete, ricche e prosperose, vessandole con il triplo di tasse rispetto a quelle già elevate degli Asburgo.

È veramente grave che il rappresentante del Comune di Vicenza, cioè di una istituzione repubblicana come è logico che sia, abbia in pratica omaggiato questo monarca a nome di tutti noi repubblicani due volte: per la Repubblica italiana ma soprattutto per la Serenissima Repubblica di San Marco che, con secoli di pace e ricchezza nella stessa Vicenza, ha dimostrato quale sia il sistema di governo prediletto dai Veneti!!!


Indipendenza Veneta Vicenza Città


Commenti

Inviato Sabato 13 Gennaio alle 18:56

A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
Inviato Sabato 13 Gennaio alle 19:26

Assolutamente falso, cari signori Indipendenti. Con l'evento, raccolto in 8 pagine di storia, ho ritenuto doveroso richiamare l'attenzione sullo stato di degrado del Monumento a Vittorio Emanuele, che è si voglia o meno PATRIMONIO CULTURALE E STORICO dei Vicentini! Per quanto riguarda i territori vene t(r)isti, gli stessi sono stati venduti da Napoleone all' Austria, non certo da Vittorio Emanuele. Leggetevi la storia della fine Serenissima che forse imparate qualcosa di utile per la vostra carriera da politicanti...Amen.
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Commenti degli utenti

1 ora e 45 minuti fa da zenocarino
In Il membro del cda Ipab Fabio Mantovani ha cambiato bandiera per puntare a Palazzo Trissino o Achille Variati ha messo la sua bandiera sul candidato di Forza Italia e Lega?

Sabato 13 Gennaio alle 18:56 da kairos
In Lettura di Parolin e Formisano su Vittorio Emanuele II, Indipendenza Veneta Vicenza Città: irrispettoso ricordare a Vicenza "il re infingardo che sottomise Terre Venete"
A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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