Quotidiano | Categorie: Politica, Fatti

Legge elettorale, Roberto Fogagnoli (PRC): "una vergogna anticostituzionale"

Di Note ufficiali Mercoledi 11 Ottobre alle 17:57 | 0 commenti

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Riceviamo da Roberto Fogagnoli, segretario provinciale vicentino del Partito della Rifondazione Comunista, la seguente nota relativa al "rosatellum": "Apprendiamo dai Tele e Radiogiornali, che il governo ha posto la fiducia sulla legge elettorale. E' vergognoso! La legge con cui gli Italiani dovranno votare il prossimo anno per il rinnovo delle camere, sarà blindata, la Camera dei Deputati non la potrà discutere, tutte le opposizioni saranno cancellate, è l'ennesima porcata del potere."

"Dopo il golpe - continua il segretario - che sostituì Silvio Berlusconi con Mario Monti (che non era nemmeno un parlamentare e fu apposta nominato senatore a vita il giorno prima della cacciata del governo), dopo il golpe delle elezioni del 2013 che videro il primo partito in Italia, il M5S, essere by-passato per dare mandato al nuovo governo di Enrico Letta (PD) che era il secondo partito (e non esiste che si dica "ma la coalizione..." ), dopo il golpe di Matteo Renzi contro Letta che molto assomiglia a quello di Monti contro Berlusconi, ora siamo al golpe finale: la repubblica nata dalla Resistenza è cancellata, la costituzione calpestata." 

"E se il presidente della Repubblica firmerà - come ritiene Fogagnoli -, la schifezza che le destre (PD, FI, Lega) hanno organizzato forse è il caso che la sinistra radicale e comunista, cominci a lavorare per una astensione di massa alla partecipazione alle elezioni, e metta a nudo il re. La partecipazione ad elezioni truccate da una legge tarocca, che cancella la reale rappresentanza e la libera scelta degli elettori, è inutile."


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Giovedi 14 Dicembre alle 14:25 da Lucia
In La lettera di una socia di Veneto Banca per accelerare il "ristoro" ai risparmiatori truffati dalle banche venete
Leggendo la lettera di Flavia mi è venuto tornato alla mente l'articolo 47 della Costituzione, nel passaggio dove recita:

"La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...".

Purtroppo, come molte altre volte succede in questo Bel Paese mal gestito, avviene il contrario.
La vicenda delle banche venete è purtroppo nota e non stanno nemmeno più in piedi gli alibi che vogliono colpevolizzare i soci ("se la sono cercata loro perché sapevano che era rischioso ... volevano fare gli squali e adesso piangono miseria ...") perché è stato dimostrato che non è così; il prezzo delle azioni è stato taroccato ed è una truffa bella e buona che le banche hanno fatto ai loro sottoscrittori.
Raggirati da funzionari bancari senza coscienza pilotati a loro volta dai direttori senza scrupoli, che sapevano benissimo di vendere azioni fuffa ... ma l'importante è vendere e far carriera (no?).
E via col valzer delle scuse del tipo "siamo una banca solida ... non abbiamo problemi etc".
Mentre si tentava di coprire la voragine bancaria con un fazzolettino di carta, Consob e Banca d'Italia si giravano dall'altra parte per non vedere.
Il finale vede trionfare le banche che hanno fatto lo "sforzo" di avere solo la parte sana.
Come se non bastasse, i funzionari "lupi" delle due banche si sono travestiti da "agnelloni" di Intesa San Paolo, e probabilmente continueranno a perdere il pelo ma non il vizio.
Tutto apposto dunque. No?
Direi che alla luce di questo non faccio fatica a credere alla lettrice quando dice "credere nella Giustizia è diventato molto, molto difficile, quasi impossibile". E' e rimane impossibile, cara Flavia.
Molto probabilmente in un altro Paese più civile la cosa avrebbe preso una piega diversa, a favore dei risparmiatori (penso ad es. alle class action, che da noi sono solo di facciata).

Credo purtroppo, cara Flavia, che la lettera inviata ai politici cada nel nulla.
Per il semplice motivo che se qualcuno avesse voluto davvero fare qualcosa PRIMA, l'avrebbe fatto.
Ora è troppo tardi. Ed è persino patetico che i politici si proclamino adesso paladini dei risparmiatori, a babbo morto.

Mi spiace infonderle amarezza Flavia, ma mi dica forse se non ne ho motivo.

Con augurio di poter essere smentito.

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