Quotidiano | Categorie: Politica

Le "miserie" dei tanti gestori-profittatori del Lane ultima cartina di tornasole della Vicenza da rifondare: Dalla Rosa e Rucco o chi sarà partano da campagna di dignità senza fango

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Venerdi 8 Dicembre 2017 alle 23:43 | 0 commenti

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Pubblicato alle 17.04, aggiornato alle 23.43. Le ultime misere vicende dell'ennesimo tentativo di passaggio di proprietà del Vicenza Calcio non sono un caso ma la cartina di tornasole del degrado vero di una Vicenza che esibisce quello, povero, di campo Marzo e viale S. Lazzaro solo per nascondere il marcio, ricco e puteolento, che, crescendo anno dopo anno durante gli ultimi 4 mandati amministrativi, in cui la politica è diventata sempre più schiava degli interessi, alberga ai piani alti del potere e di una certa, predominante classe imprenditoriale.

Per questa e per i suoi sponsor o lacchè, a seconda dei casi, fare affari significa sempre di più speculare con denari non propri e ingannare senza scrupoli la gente.

Come ha dimostrato il sistema di gestione della Banca Popolare di Vicenza targata Gianni Zonin & c., che "non vigilata" anzi riverita anche localmente, ha usato i soldi dei risparmiatori per gli amici degli amici azzerando i soci.

E come da anni evidenzia la società professionistica di calcio cittadino, che, accontentata in ogni sua richiesta, buon'ultima quella di dilazionare un debito di 500.000 euro per il Menti che a nessuna piccola società sarebbe stato concesso per mille euro, usa l'amore dei tifosi per coltivare interessi incoffessati e ipocriti come quelli di mostrarsi a turno come salvatori di una patria, che è, invece, solo un'arancia, ora sempre più rinseccolita, da spremere.

Gli ultimi compratori di Boreas, di dove e chi siano realmente non si sa, lamentano, oggi, la scoperta di altri buchi milionari che non intendono coprire, i Pastorelli, toscani, sono disposti almeno a rinunciare per ora ai loro crediti, che prima, mentre facevano affari sui debiti della società, gli NPL del club targato Sergio Cassingena e Danilo Preto, esibivano come "doni" ai tifosi, mentre il vicentinissimo Franchetto scopriamo oggi dal GdV che si è fatto firmare un impegno collaterale alla cessione a Boreas per recuperare altri 540.000 euro di un suo prestito dopo averlo abbassato con 50.000 euro che si è versato da solo...

Questa Vicenza, griffata BPVi, Lane, presidenti confindustriali e sindaci ultimi, è quella che si ritroveranno da gestire i sui nuovi amministratori, quelli che, sindaco in testa, sceglieranno alle amministrative 2018 i vicentini.

Come per l'Italia, in cui sopravviveranno a lungo a Berlusconi gli effetti deleteri del berlusconismo, che hanno contaminato tutti o quasi tutti, a partire dal PD che una volta fu di Enrico Berlinguer, anche per la città del Palladio, offesa da cementi vecchi e nuovi binari, servirà una cura lunga e poderosa. 

Ecco, se potessimo fare un appello prioritario ai due aspiranti sindaci oggi più concretamente il lizza,  Francesco Rucco e Otello dalla Rosa, e/o a chi altro dovesse proporsi alla guida di Vicenza è questo: impostate una competizione dura e concreta quanto volete, ma, se pure ve ne consigliassero l'uso i vecchi della politica di sistema, evitate il fango reciproco perchè Vicenza, per ritrovare la sua dignità e da quella ripartire ha bisogno di acqua, tanta, per lavarsi delle miserie che l'hanno infangata e non di altro fango che potrebbe far vincere uno di voi per poi farlo governare su un città definitivamente persa.


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nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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