Quotidiano | Categorie: Cinema

Gianni Zonin e la Fondazione Roi, ora è un caso: dopo le "puntate" flop su azioni BPVI la triangolazione per comprare l'ex Cinema Corso. Di mezzo Berlusconi, Unicredit, Intesa e... il Multisala Roma. In città c'è Rai Report

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Venerdi 4 Marzo 2016 alle 11:01 | 1 commenti

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Mentre sale lo sconcerto per la vergogna che non provano neanche i "nuovi" del Cda della Banca Popolare di Vicenza, tra cui il faro made in Bce, Francesco Iorio, nel non opporsi alle buonuscite milionarie dei pessimi vertici precedenti e, peggio ancora, nell'accordare a se stessi retribuzioni complessivamente superiori a quelle del vicino passato crescono i rumors intorno a un altro feudo, quello della Fondazione Roi, che Gianni Zonin, suo presidente su nomina, per statuto, del precedente Cda della Banca, cioè di se stesso, si sarebbe costruito come buen retiro (riserva di caccia?) per il dopo "cacciata" dalla presidenza della BPVi.

Neanche fosse un piccolo Biasi di Cariverona, il vecchio "nemico" del vignaiolo di Gambellara che presiede il Fondo Immobiliare Property che controlla l'enorme patrimonio "murario" di Cariverona da quando non è più (apparentemente) presidente della Fondazione Cariverona stessa, Gianni Zonin è presidente per statuto (dal 2009 o giù di lì, i dati delle Fondazioni per legge sono di fatto "secretati" ed è un'impresa verificarli) della ricca Fondazione Roi voluta e "riempita" dei suoi beni terreni dal marchese Giuseppe Roi, estimatore della Banca e di Zonin, pace all'anime sua, nessuno è infallibile su questa terra, e così amante della cultura da fissare sempre nello statuto (ne abbiamo spezzoni "conquistati" in Regione da Gianni Zonin) che nessuna attivtà possa essere svolta dalla stessa se non a fini di promozione e sviluppo della cultura stessa.

Si sono lette in questi giorni un paio versioni di interrogazioni di pochi consiglieri coraggiosi, di fatto i due del M5S, di cui VicenzaPiù e un altro mezzo online hanno dato conto, e le risposte più o meno di maniera del vice sindaco Jacopo Bulgarini d'Elci, preposto alla cultura vicentina che dalla Fondazione Roi trae fondi indispensabili ma ora a rischio per il museo di Palazzo Chiericati, su certe transazioni opache (vedasi quella eminentemente "culturale" dell'acquisto di 29.00.000 di euro di azioni della Banca presieduta dal... suo presidente e ora con un valore vicino allo zero).

Le operazioni della Fondazione Roi, giova ricordarlo, non possono avvenire all'insaputa, se non alla stessa nascoste dolosamente, dell'amministrazione Variati di cui Bulgarini è vice sindaco perchè un membro del Cda di diritto è indicato dal Comune, ma su questo argomento ci torneremo di sicuro così come approfondiremo le altre questioni se avremo come oggi documenti certi, sia pure complessi ma non impossibili da trovare per chi sappia e voglia farlo (e noi siamo tra i maggiori contribuenti vicentini delle società che forniscono visure di ogni tipo che costano ma rendono fatti documentati i rumors di corridoi spesso interessati più a certi ronzii che ad altri boati conclamati).

Ora tra le operazioni chiaramente... culturali della Fondazione Roi, il cui presidente Gianni Zonin confermato da statuto alla presidenza a fine 2015 (quindi sotto il regno di Roi Iorio), non  solo ha promosso il trading di quote BPVi per 29 (fu) milioni di euro (a vantaggio di chi, oltre che della banca, stiamo cercando di verificarlo ma senza i dati del libro soci che abbiamo chiesto...) ma ha avuto anche e subito la sensibilità di voler regalare, per amore della cultura, il suo prezioso e competente tempo non per i tre anni del terzo mandato fissati dallo statuto originario, voluto dal marchese Giuseppe Roi, ma per i 5 fissati nelle ultime variazioni statutarie.

Perchè dedicare più anni alla cura delle volontà del marchese?

Di sicuro non per vantaggi personali o di suoi amici e protetti, come possono testimoniare i circa 118.000 soci beffati dalla sua gestione bancaria, ma per portare a termine operazioni di grande valore culturale.

Come l'acquisto portato a termine a cavallo del 27 giugno 2014 dei costosi locali, tuttora abbandonati, dell'ex Cinema Corso, transennato al civico 31 di Corso Fogazzaro, operazione a cui la grande stampa locale ha dedicato a metà 2014 attenzione come fosse un.. ronzio senza fare le dovute, complesse ma semplici verifiche che ha iniziato a fare un mezzo povero come il nostro..., dandoci, però, degli spunti interessanti per le nostre ricerche con i suoi parziali servizi che spesso intersecano gli interesi dell'altro grande (ex) feudo, del bis President, Gianni Zonin, la Banca Popolare di Vicenza che col sindaco Variati colloquiava per progetti e piani per hotel e servizi annessi ai locali ex Camera di Commercio di Palazzo Repeta, acquistati di fatto, sembrerebbe, in combinata con l'acquisto "culturale" dell'ex Cinema Corso da parte della Roi.

Ebbene vi raccontiamo qui, per quanto uno scritto possa darne un'idea, il boato della transazione immobiliare.

A comprare i locali dell'ex Cinema Corso a fine 2014 era stata, per circa 4 milioni di euro, una società che la stampa locale ci dice "romano vestita", la Will 2004 srl, capitale sociale 100.000 euro, che come dicevamo ha poi passato la "mano" alla nota Fondazione Roi, che di sicuro, penserete, ha impegnato qualche milione di euro fulminata, vista la rapidità della doppia operazione, dall'idea di realizzare in Corso Fogazzaro 31 un polo museale nel rispetto delle volontà e in onore della storia del marchese.

E, invece, no, perchè, ma questa è una storia da scrivere, anche se pensiamo che il racconto d'ora in poi potrebbe cambiare,  la ben informata (da chi?) stampa locale così scriveva il 5 novembre 2015: «quel polo culturale, con ogni probabilità, muterà destinazione. Trasformandosi in uno stabile con appartamenti. Anche in questo caso tutto è in fase di definizione. Il Comune, va detto, non è stato ancora interessato. Variati a fine anno si era detto disponibile ad «agevolare le trasformazioni» nell'ottica del rilancio del quadrilatero di corso Fogazzaro ma in realtà nessun privato (né la BpVi, né la Fondazione Roi) ha bussato alle porte di palazzo Trissino. Cosa accadrà dunque all'ex cinema Corso? Dopo il passo indietro di BpVi e lo stop all'operazione "quadrilatero" il polo culturale finirà con ogni probabilità nel dimenticatoio. Tuttavia la Fondazione Roi non intende di certo restare a guardare o aspettare altri movimenti. L'investimento per l'acquisto dell'edificio è stato oneroso (poco meno di 4 milioni di euro) e per questo motivo, nell'ottica di far quadrare i conti dell'operazione, sta riflettendo sull'ipotesi di ricavare all'interno degli spazi da tempo abbandonati alcuni appartamenti di pregio...».

Appartamenti di pregio per un locale, l'ex Cinema Corso, classificato ora come allora come"D/3 Teatri, cinematografi, sale per concerti e spettacoli e simili (con fine di lucro)" acquitato dalla "romano vestita" Will 2004 senza la certezza di poterne cambiare la destinazione d'uso e poi girata, in un attimo, alal culturale Fondazione Roi, che non ci realizza, da statuto, attività culturali ma suite di lusso?

Mah?!

E un altro doppio "mah" viene... visurando la Will 2004 srl, con sede, sì a Roma, dove ha due dipendenti ma operativa a Vicenza con altri 10 per fare cosa?

Fino al 1996 aveva proprio gestito in città il Cinema Corso, visto che questo è il suo oggetto sociale (non di tipo immobiliare come l'acquisto faceva pensare alla stampa locale) e poi fino al 2001 quell'altro luogo immobiliarmente oggi "discusso" che si chiamava Cinema Italia.

E ora cosa fanno i dieci dipendenti della "romana" Will 2004 srl?

Ovvio, gestiscono un cinema, il Multisala Roma di Via Stradella dei Filippini, non senza aver messo in atto proprio nel 1996 (quando il Cinema Corso ha chiuso) una "transazione" d'affari con la Space Cinema 2 spa, la società della galassia di Silvio Berlusconi, che fa capo al 100% alla Space Cinema 1 spa che è controllata dalla Space Entertainement spa, che è posseduta per il 99,26% dalla Capitolosette e per lo 0,64% dalla Vue Italy, la referente italiana della Vue International che sempre in quel "maledetto" fine 2018 aveva acquistato la catena dei cinema made in Medusa (ripetiamo della galassia Berlusconi) che nel frattempo era in comproprietà con il grupo Benetton.

Ora, però, ci è finito ora il credito per le visure per cui ci aggiorniamo a più tardi magari dopo qualche chiacchierata con notai della zona...

Ma non prima di aver riletto le visure che ci riservano, nel ripasso e ricontrollo finale dei dati, giornalisticamente pignolo, un'altra grande sorpresa, che però visti i comportamentio delle nostre banche grande non pare più: Space Cinema 1 e 2 e Space Cinema Entertainement, quelle rimaste come sede in Italia senza le sale, però, con chi sono indebitate con relative azioni proprie tutte o quasi in pegno? Ma con Unicredit e Intesa...

E poi ci dicono che le banche italiane sono solide?

 

Aggiornamento alle 11.56

Dopo aver scritto questo lungo ma, speriamo, chiaro pezzo abbiamo saputo che starebbe girando in città una troupe di Report, la famosa rubrica di Milena Gabanelli, che si sta interessando al caso anche in base a spunti forniti da ex politici locali, che ne hanno "bloggato", senza però andare a fondo più di tanto...

Come farà la ben più famosa e graffiante collega, che mai si è mossa a sproposito e che difficilmente ha inviato una sua troupe a Vicenza senza vere ben d'onde, come ora si agurura nella tomba il marchese sognatore e, magari, anche qualche erede vivo e senza i beni investiti in titoli e immobili, non certo per la cultura, ma in base alla cultura unica, quella degli interessi personali.


Commenti

Inviato Venerdi 4 Marzo 2016 alle 17:48

Non solo il cinema Corso, ma lo splendido Palazzo Repeta già sede della Banca d'Italia in Piazza San Lorenzo, che fine farà? Cosa ne fanno delle NOSTRE Proprietà? Qui bisogna scendere in Piazza e tirare pomodori maturi! Mala tempora currunt.
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