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La Tribuna di Treviso: Zaia agli imprenditori «Serve banca del territorio»

Di Rassegna Stampa Lunedi 17 Ottobre 2016 alle 09:37 | 1 commenti

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“Se la locomotiva economica del Nordest, ossia la provincia di Treviso, vuol tornare a sbuffare, deve avere alle spalle un robusto vagone di carbone, ossia una banca del territorio capace di alimentarla. «Una banca locale, leggera, agile, quindi con una forte componente digitale – è la trasformazione in atto tra i maggiori istituti -, ma appunto radicata territorialmente, tale da rispondere quasi esclusivamente alle famiglie e alle imprese», spiega il presidente della Regione, Luca Zaia. E che, pertanto, sia il presupposto – insiste il governatore – «affinchè funzioni la stessa autonomia che sarà sottoposta a referendum la primavera prossima».

Se 85 imprenditori su 100 credono all’autonomia, non possono non volere – è una prima conclusione di Zaia – questo tipo di banca. Il governatore ne è così convinto che ha dato mandato alla finanziaria Veneto Sviluppo di verificare i presupposti, a cominciare dall’analisi degli indici economici della Marca, di una prospettiva indispensabile come questa. Con esperti, tecnici (magari delle stesse banche oggi in fibrillazione), imprenditori. Una prospettiva indispensabile? Certo. Proviamo ad esemplificare. Il valore alla produzione del Prosecco Docg è di poco inferiore ai 400 milioni l’anno, il valore al consumo arriva quasi a toccare i 500 milioni. La gestione di questo patrimonio è in spartizione, oggi, fra alcuni istituti locali. Domani rischia di fare riferimento a Milano (Vb o Bpvi), piuttosto che a Trento (Ccb) o a Roma (Iccrea). E’ la stessa cosa? No, secondo il governatore. Che, dunque, preferirebbe una “banca del prosecco”, una cassaforte in grado di mettere in sicurezza i patrimoni distrettuali dell’economia di Marca e veneta. Zaia teme, dunque, che nel “carro carbone” restino solo le briciole delle grandi operazioni di semplificazione tra ex Popolari e Bcc. Al tavolo di questa commissione Zaia vorrebbe che sedessero gli imprenditori veneti più blasonati ed efficaci, da Benetton a De Longi, da Polegato a Zoppas, per limitarsi ai trevigiani, ed i tanti investitori industriali che si si sono palesati per la loro intuizione nell’affrontare e superare la recessione. Veneto Banca è di un fondo non veneto, Atlante, e tre sono le prospettive che ha davanti, come peraltro quelle di Bpvi: la vendita, lo spezzatino, la fusione. Vicenza è favorevole a quest’ultima ipotesi, Montebelluna pare di no. Il Banco Popolare si è concentrato a Milano. Le Bcc, originatesi nel Veneto, guarda caso in area cattolica, quella del solidarismo, si stanno dividendo tra Roma (Iccrea) e Trento (Cassa Centrale Banca). «È inammissibile che con un Pil regionale di 150 miliardi di euro, e con Treviso tra le prime posizioni, il territorio», rileva Zaia, ma tutt’altro che sconsolato, «non possa contare su un proprio istituto di credito. Le Popolari e le Bcc sono state determinanti nell’uscita di questo territorio dalla povertà. Oggi non possono girarsi dall’altra parte. E se lo fanno, si rasserenino: noi faremo la nostra parte». Gli esperti, chiamati a tavolino da Zaia, sono già al lavoro. Gli errori compiuti da alcuni fra questi istituti sono sotto gli occhi di tutti. «Le responsabilità vanno perseguite, ma non si può fare di ogni erba un fascio. I presupposti ci sono, secondo il governatore, per insediare una banca veneta all’altezza delle aspettative. Se la stragrande maggioranza degli imprenditori è per l’autonomia, gli stessi devono sapere», insiste il presidente, «che essa passa per un istituto di credito che risponda alle esigenze del territorio e non ad altri richiami». La sollecitazione di Zaia è diretta anzitutto e soprattutto ai più bei nomi dell’imprenditoria, ai più solidi, quelli che riescono a comprendere che le risposte alle proprie esigenze è meglio trovarle sul territorio, anzichè lontano centinaia di chilometri. «Montebelluna e Vicenza, in questa prospettiva, ricomincino a dialogare: non su tutto, ma sull’obiettivo specifico della fusione. I risparmiatori veneti sapranno ripagare tanta fiducia», secondo il governatore. Per Zaia non ci sono dubbi: il lutto, come quello patito da decine di migliaia di risparmiatori, va rielaborato, non rimosso”.
Di Francesco Dal Mas, da La Tribuna di Treviso


Commenti

Inviato Lunedi 17 Ottobre 2016 alle 22:02

anche agli azionisti, invero, servirebbe la loro banca...
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nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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