Quotidiano | Categorie: Politica

La lista di Rebesani

Di Marco Milioni Martedi 18 Maggio 2010 alle 22:01 | 0 commenti

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Una lista di nomi dei consiglieri comunali che hanno affossato la delibera pro referendum elencati uno ad uno senza sconti. Una dose di rammarico e una spruzzata di sincera arrabbiatura condita d'aceto. È questa la ricetta con cui Fulvio Rebesani ha messo alle corde la maggioranza di centrosinistra che regge le sorti del comune di Vicenza. Il tutto è stato condensato in una lunga lettera aperta che proprio Rebesani ha inviato alla città (noi l'abbiamo pubblicata l'8 maggio, n.d.r., così come la replica, l'unica giuntaci, di Filippo Zanetti per Vicenza Capoluogo) e che sta diffondendo grazie ad una mailing-list preparata ad hoc.

Lo stesso Rebesani infatti, responsabile della sezione vicentina del sindacato inquilini (il Sunia), nonché attivista per i diritti civili, da quattro anni è uno dei referenti per il progetto messo in piedi da "Più Democrazia", una associazione che punta ad inserire nello statuto municipale alcuni strumenti di democrazia diretta quali i referendum abrogativi e propositivi.

Manifestazione per il referendum sul Dal MolinLA STORIA. Era il 2006. La città era in pieno fermento per la questione "Ederle bis"; grazie ad una disposizione dello statuto comunale un gruppo di cittadini aveva chiesto all'allora sindaco Enrico Hüllweck (centrodestra) di portare una delibera in Sala Bernarda con la quale si introduceva la possibilità di indire tre tipi di referendum: quello abrogativo, quello propositivo e quello abrogativo-propositivo. All'epoca (come oggi del resto) la municipalità è dotata di un semplice referendum consultivo che viene considerato acqua fresca da chi ritiene prioritario un avvicinamento fattivo del cittadino ai processi decisionali reali nella pubblica amministrazione.

Hüllweck, il quale temeva che la nuova disciplina, si trasformasse in un formidabile strumento di critica al suo operato mise nel congelatore la delibera, la quale a norma di statuto va comunque calendarizzata nei lavori consiliari (per essere approvata, modificata o bocciata) entro venti giorni dalla richiesta scritta dei cittadini aventi diritto.

I CONTRASTI. E all'epoca ci fu sulla stampa un vero scontro al calor bianco. Pezzi della minoranza di centrosinistra invocavano tale riforma. Intervenne addirittura l'allora presidente degli industriali berici Max Calearo il quale bollò come opzione irricevibile il referendum promosso dalla popolazione. La proposta di iniziativa popolare prevedeva infatti un 2% di firme necessarie per convocare il referendum e un quorum del 10% per ritenerlo valido. Si tratta di filtri molto esigui pensati appunto per abbassare la soglia per la partecipazione, ma che dai contrari venivano e vengono visti come un affronto alla potestà della giunta e del consiglio.

LA NUOVA GIUNTA. Così terminata l'esperienza Hüllweck il comitato Più Democrazia assieme al quale si erano battute altre associazioni, aveva coinvolto la nuova giunta di centrosinistra di Achille Variati (PD), esecutivo in carica dalla primavera del 2008. L'obiettivo dichiarato era quello di portare a casa una riforma osteggiata dal centrodestra, ma cara, almeno sulla carta, ad ampi settori del centrosinistra. Tuttavia la delibera di iniziativa popolare che chiama il consiglio comunale a pronunciarsi contro o a favore l'introduzione dei referendum abrogativo-propositivi è rimasta ancora in ghiacciaia per volere della attuale giunta.

LA CRITICA. Tant'è che il perdurare di questa condizione ha destato lo sconcerto di Rebesani il quale nella sua missiva infilza la politica berica, giunta in primis: «Il referendum comunale - spiega l'attivista per i diritti civili - non crea difficoltà alla amministrazione e non è una perdita di tempo... ma è un aggiornamento ed un adeguamento del sistema democratico già delineato nella nostra Costituzione del 1948».

CONSIGLIERI NEL MIRINO. Rebesani però entra ancora di più nel dettaglio e rammenta quanto accaduto il 6 maggio 2010 quando l'aula ha bocciato un documento di indirizzo politico del consigliere Cinzia Bottene (Vicenza Libera) con il quale si invitava il primo cittadino a calendarizzare nel più breve tempo possibile la discussione sulla introduzione dei referendum. Appreso l'esito sfavorevole lo stesso Rebesani ha alzato la mira additando uno ad uno i consiglieri "incriminati", finendo per citarli con sussiego indicandone prima il cognome e poi il nome. E l'appello è presto fatto: «Hanno detto no: Variati Achille, Baccarin Lorella, Colombara Raffaele, Rossi Fioravante, Vigneri Rosario della lista Variati sindaco; Capitanio Eugenio, Docimo Mariano, Formisano Federico, Nisticò Francesca, Poletto Luigi, Serafin Pio e Veltroni Claudio del Partito Democratico; Borò Daniele del Carroccio... Si sono astenuti: Balbi Cristina e Sala Isabella del PD; Diamanti Giovanni, Rolando Giovanni, Sgreva Silvano e Vettori Francesco della lista Variati sindaco... Hanno detto sì: Bottene Cinzia della lista Vicenza Libera - No Dal Molin; Volpiana Luigi del PD; Soprana Stefano e Zanetti Filippo della civica VIC...».

QUESTIONE CHIUSA? Non si sa esattamente però se la partita sia definitivamente chiusa. Rebesani conclude la sua missiva con un inciso: «Entro l'anno potrebbe esserci una nuova prova sul referendum. Staremo a vedere».

 


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