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La legge salva Sallusti imbavaglia la stampa: meno rischioso fare il rapinatore che il giornalista

Di Daniela Ceccon Sabato 17 Novembre 2012 alle 16:45 | 0 commenti

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È il giudizio sostanziale di Iacopino e di Amadori, rispettivamente presidenti dell'Ordine dei giornalisti nazionale e regionale, oltre che di Spampinato, direttore di Ossigeno per l'Informazione, l'agenzia di Fnsi e Odg che tutela i giornalisti minacciati. Tra cui quelli di VicenzaPiù

Il cosiddetto ddl Sallusti, nato per "salvare" il giornalista dal carcere previsto dall'attuale legislazione in materia di diffamazione, è un disegno di legge proposto dai senatori della Commissione Giustizia e attualmente in discussione al Senato. Redatto da senatori di appartenenza politica trasversale, questo disegno di legge si propone di modificare la Legge sulla stampa del 1948, il Testo unico della radiotelevisione del 2005 e il Codice penale in materia di diffamazione.
La novità più recente è che il 7 novembre la senatrice del Pd Silvia Della Monica si è dimessa dal suo ruolo di relatrice della commissione Giustizia al momento della presentazione in Senato del disegno di legge. I capigruppo hanno deciso così di rinviare il testo in Commissione e di ripresentarlo in aula, con una nuova formulazione, martedì 13 novembre.
Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno per l'informazione, l'osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia (nel cui elenco ufficiale rientrano, troppo spesso, direttore e redattori di VicenzaPiù, ndr), commenta così il travagliato iter di questa legge: "Secondo me quello che è successo finora è che, appena si è partiti per modificare la legge con cui si punisce la diffamazione a mezzo stampa (che attualmente prevede il carcere), sono emerse tante voglie di vendetta nei confronti dei giornalisti. Il risultato è un disegno di legge peggiorativo, con multe molto salate, obblighi insostenibili per i blogger e altre norme che possono essere definite "bavaglio". Non posso che essere d'accordo con la senatrice Della Monica, che ha auspicato uno stop all'iter di questo decreto legge", continua Spampinato. "In Italia non ci sono le condizioni politiche per rendere più libera l'informazione e meno pesante la punizione della diffamazione, e per evitare l'abuso delle querele, tema che questo disegno di legge non affronta".

Nel nuovo testo, tuttavia, qualcosa è stato modificato: sono state eliminate le misure interdittive per i giornalisti, così come la cosiddetta norma "ammazza-libri" (obbligo di rettifica anche per le pubblicazioni non periodiche), la ritorsione sui contributi per l'editoria e la multa fino a 100mila euro a blog e motori di ricerca che non rimuovono i contenuti ritenuti diffamatori. Il nodo centrale resta, però, quello delle sanzioni pecuniarie per stampa, radio e tv in caso di diffamazione, che restano e che possono raggiungere i 50mila euro in caso di diffamazione per un fatto determinato (il caso di Sallusti), reato finora punibile con il carcere. Il tetto per la diffamazione semplice viene posto a 15mila euro, quello per la diffamazione a mezzo stampa a 30mila. Le pene vengono ridotte di un terzo in caso di pubblicazione della rettifica e aumentate se il direttore o il responsabile della testata omette di pubblicare rettifiche o dichiarazioni dell'offeso.
"Ci sono migliaia di giornalisti che non guadagnano in dieci anni i 50mila euro ipotizzati come multa", ha fatto notare il presidente dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, che ha anche annunciato, in caso di approvazione del disegno di legge, il ricorso dell'Ordine alla Corte di Strasburgo. "Nel 2008 la Corte, in un caso di asserita diffamazione, ha condannato l'Italia a un risarcimento di 60mila euro, annotando, tra l'altro, che la sanzione pecuniaria inflitta all'imputato dai giudici italiani era una interferenza sproporzionata e non "necessaria in una società democratica"", ha riferito Iacopino.
Che questa legge ponga l'Italia al di fuori di un contesto europeo è stato sottolineato anche da Spampinato: "Al contrario di quanto avviene negli altri Paesi, in Italia l'informazione è parzialmente libera, lo dicono le classifiche internazionali. E il fatto che con questo disegno di legge sia andata così lo dimostra. Speriamo che dopo le elezioni emergano forze più liberali, in grado di affrontare la questione".
Nel frattempo, i direttori di diverse testate stanno firmando un appello contro la nuova legge bavaglio, ritenuta frutto della fretta e del rancore. Sono "misure che sottendono al tentativo di imporre una censura preventiva soprattutto su quegli organi di informazione che, magari in territori di frontiera condizionati dalla criminalità organizzata, svolgono un ruolo essenziale di presidio della democrazia che si alimenta di conoscenza, consapevolezza, responsabilità", si legge nell'appello, firmato fra gli altri anche da Berlinguer, Calabresi, De Bortoli, Mauro, Napoletano, Rangeri, Sallusti e Padellaro.
Un appello appoggiato anche dall'Ordine dei giornalisti del Veneto: "E' evidente che le nuove norme che il Senato vorrebbe introdurre hanno la sola finalità di punire i giornalisti e l'effetto pratico sarà quello di mettere il bavaglio all'informazione, di intimidire i giornalisti per evitare che scrivano cose scomode per i potenti di turno", ha detto il presidente Gianluca Amadori, che ha commentato: "Tra un po', continuando su questa strada, risulterà meno rischioso fare il rapinatore che il giornalista".

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