Quotidiano | Categorie: Cinema, Banche

"La grande bellezza" e 62,50 euro: due titoli fasulli della BPVi di Gianni Zonin. Il primo rimane un capolavoro dell'arte, attendiamo Cappelleri e i giudici per definire il secondo

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Martedi 5 Luglio 2016 alle 14:27 | 0 commenti

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«Che c'eravamo persi? Un anziano regista, interpretato da Giulio Brogi, confida al Jep Gambardella di Toni Servillo l'eccitazione provata per il primo semaforo installato a Milano: "Mi pare che fosse il 12 aprile 1925. Mio padre mi mise sulle spalle perché c'era una gran folla, ma capisce? Una folla, radunata per vedere un semaforo. Che bellezza! Che grande bellezza!". Se non altro, negli oltre trenta minuti aggiuntivi capiamo il perché del titolo: poco c'entrava la sciupata magnificenza dell'Urbe, la grande bellezza era meneghina, la grande bellezza era un semaforo». È così che Federico Pontiggia su Il Fatto Quotidiano ci racconta la proiezione tre anni dopo il suo trionfo del film La grande bellezza "allungato" di 31 minuti di scene che «Paolo Sorrentino girò e poi tolse - precisa Malcom Pagani sullo stesso quotidiano - nel licenziare l'opera premiata con l'Oscar nel 2013».

Nei 173 minuti riguadagnati scopriamo, quindi, che nell'identificare La grande bellezza con Roma il titolo del film, di cui è stato "produttore associato" la Banca Popolare di Vicenza di Gianni Zonin, era "fasullo". Come fasullo è stato il valore di 62,50 euro assegnato nella stessa epoca alle sue azioni dal presidente, dal suo Cda e dai vertici della banca.

Ma se La grande bellezza rimane un grande capolavoro dell'arte, starà ad Antonino Cappelleri, ai pm del suo pool e ai giudici stabilire di che tipo di capolavorosono stati autori Gianni Zonin & c. fissando quel valore di titoli oggi ridotti a poco più di carta straccia.

N.B. nella foto in una scena del film il protagonista Jep Gambardella passeggia sotto l'insegna di una filiale della Banca Popolare di Vicenza a Roma


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