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Inaccessibile o cancellato il video servizio di Crash su Rai 3 sulla Marlane Marzotto: "La fabbrica dei veleni"... censurata

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Sabato 6 Maggio 2017 alle 20:15 | 0 commenti

Pubblicato il 30 dicembre 2011, aggiornato il 6 maggio 2017. «Mentre stamattina (30 dicembre 2011) sta per iniziare e, speriamo, per proseguire l'infinita prima udienza al Tribunale di Paola (Cs) del processo per gli oltre 100 morti della Marlane Marzotto, pubblichiamo qui il link alla trasmissione Crash di Rai 3, l'unica di fatto a livello nazionale che, sia pure in ore notturne, ha pubblicato un servizio approfondito sulla tragedia che ad oggi non trova non solo i responsabili ma neanche chi voglia sottoporsi al giusto esame di un tribunale». Così scrivevamo il 30 dicembre linkando all'unica trasmissione dedicata al livello nazionale al dramma della Marlane Marzotto. Ma quel link porta nel nulla dell'archivio (cancellato?) di Rai 3, per cui eccovi il video caricato e salvato su Youtube. Per non dimenticare anche quello che viene censurato!...

Guardatela anche come esempio di corretta informazione su un caso per il quale l'inesistente attenzione dei media va sentenziata, l'opinione pubblica può farlo senza cavilli legali, in un modo solo: complicità.

La puntata è quella del 16 novembre 2011 di Crash, la trasmissione di Rai3 condotta da Valeria Coiante. L'inchiesta è di Giulia Zanfino e Francesco Cirillo 


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nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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