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La Diocesi: no a stesso riconoscimento tra conviventi omosessuali e persone sposate

Di Redazione VicenzaPiù | Mercoledi 22 Febbraio alle 15:21 | 1 commenti

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Diocesi di Vicenza - In merito alla petizione che un comitato di cittadini ha intenzione di presentare al Consiglio Comunale di Vicenza (analoghe iniziative risulta siano in atto anche in altri centri della Provincia) per chiedere il rilascio di un certificato anagrafico, in base al quale attribuire alcuni diritti a persone conviventi, si ritiene opportuno fornire alcuni criteri per un discernimento sul valore e sulla opportunità di tale proposta.

Va ricordato innanzitutto il principio fondamentale stabilito dall'art. 29 della Costituzione della Repubblica italiana, in quanto patrimonio comune della nostra società. L'art. 29 afferma che "la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio".
E' evidente che alla "famiglia fondata sul matrimonio" viene attribuito un riconoscimento e una condizione speciale, fondati sull'impegno che chi si sposa si assume di fronte alla società. Come è stato più volte ribadito dalla Corte Costituzionale, tale riconoscimento non è fonte di discriminazione per altre forme di convivenza tra persone, prive del carattere pubblico, della stabilità, della certezza, della reciprocità dei diritti e dei doveri, che invece possono nascere solo dall'istituto matrimoniale.
La tutela di alcuni aspetti derivanti da una convivenza di fatto non appare perseguibile con il ricorso allo strumento dell'anagrafe, che non ha questo compito e non può essere strumentalmente utilizzato per questi fini.
In particolare, relativamente alle convivenze di persone dello stesso sesso va ricordato che le persone con orientamento sessuale omofilo secondo l'insegnamento della Chiesa partecipano al progetto di salvezza di Dio, che chiama ogni persona a dare un senso pieno alla propria vita. Solo nella differenza sessuale, tuttavia, si esprime nella sua pienezza la chiamata di ogni uomo ad essere "immagine di Dio". Per quanto riguarda la comunità civile, è doveroso venga evitata ogni forma di discriminazione e siano garantiti a ciascuno i diritti fondamentali di ogni persona umana. Eventuali convivenze tra persone dello stesso sesso non possono, però, pretendere il riconoscimento giuridico accordato alla famiglia fondata sul matrimonio.

Commenti

Luciano
Inviato Mercoledi 22 Febbraio alle 18:48

Il programma elettorale per le Amministrative 2013 avrà come volevasi dimostrare in Agosto, al 1° punto il riconoscimento dei Matrimoni GaY, con buona pace del Sindaco che andrà a celebrare l'unione con la fascia tricolore come rappresentante di una città cattolica, democratica, con due medaglie d'oro. Se i valori promossi dalle Nuove Civiltà sono questi, siamo apposto.
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