Quotidiano | Categorie: Politica, Economia&Aziende

La crisi delle banche, Gianni Girotto (M5S): non era inevitabile

Di Redazione VicenzaPiù Mercoledi 27 Dicembre 2017 alle 13:16 | 0 commenti

Siamo nella pausa delle festività natalizie - scrive il senatore M5S Gianni Girotto nella nota che pubblichiamo e che accompagna il suo video messaggio - e proprio in questi giorni si conclude l'esperienza della Commissione d'inchiesta sulle banche, che dopo tutti gli scandali per il Pd era inevitabile e l'ha utilizzata come "carota" elettorale, anche si è poi trasformata in un boomerang. In questi quattro mesi abbiamo capito e scoperto comportamenti poco lodevoli, per non dire scorretti, di alcune banche: prassi che hanno potato all'attuale crisi e che vanno corrette subito.

Anche perché ci hanno sempre detto che questa crisi era inevitabile. Ma è davvero così? No, non lo è, e lo dimostra il fatto che banche di altra natura, come quelle che rispondono a logiche di finanza etica, non hanno subito le stesse conseguenze della crisi finanziaria globale come le altre, ma al contrario hanno reagito dando una mano all'economia reale.
Semmai è la politica, rea di aver asfaltato la strada a un sistema bancario "classico", che ha troppe volte dimostrato spregiudicatezza e sprezzo delle regole, ad avere una buona parte di responsabilità.


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A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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