Quotidiano | Categorie: Immigrazione, Diritti umani

Comunità liberiana di Schio e Libasi: aiutiamo l'orfanotrofio di Madre Victoria Thomas

Di Alessandro Pagano Dritto Domenica 9 Giugno 2013 alle 10:51 | 0 commenti

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Sarà forse uno stereotipo, ma se lo è chi scrive non ha ancora avuto modo di vederlo smentito: frequentando le comunità africane si impara presto che tra chi è su un palco - per una conferenza o un concerto indifferentemente, non importa - e chi assiste sotto o davanti, c'è davvero una differenza minima. Come la musica coinvolge presto anche il pubblico che ben volentieri sale sul palco, così anche il dibattito si sposta presto dai microfoni dei relatori alle persone in sala che assistono (nella foto Aldo Ranieri e la sorella Joyce Ranieri, vicepresidentessa della Liberian Association in Italy).

E così è successo anche questa volta, sabato 8 giugno 2013, al palazzo Toaldi Capra di Schio, dove la vicepresidentessa della Liberian Association in Italy (LIBASI), Joyce Ranieri, e il fratello Aldo, hanno presentato un videoclip di una mezzora su un orfanotrofio nei dintorni della capitale del loro paese: Mongrovia.
La Liberia, Stato dell'Africa nord occidentale fondato nel 1847 da una colonia di ex schiavi liberati e provenienti dall'America, ha conosciuto tra il 1989 e il 2003 ben due guerre civili. Naturalmente, come ogni guerra, anche queste hanno portato il loro carico di distruzione e miseria e quindi c'è adesso un paese che sta rinascendo.
Nelle strade della capitale, ancora negli anni di guerra, Madre Victoria Thomas, già vedova, raccoglieva i bambini che vedeva nelle strade e li cresceva come fossero figli suoi, accogliendoli in una struttura che potesse garantire un minimo di quell'«aria di casa» di cui avevano bisogno: una struttura povera, certo, ma almeno accogliente.
Il video riprende proprio questo orfanotrofio gestito praticamente da sola - solo qualche studente universitario volontario viene dalla capitale a fare un po' di lezione ai bambini - da madre Victoria. Tra maschi e femmine, ragazzi e ragazze, madre Victoria ha una trentina di «figli», come ama definirli. Ovviamente i più grandi si occupano dei più piccoli, fino a che, raggiunta la maggiore età, non decidono di andarsene a vivere per conto proprio. In un caso c'è stato persino un matrimonio tra due degli stessi «figli».
Una rapida visita delle telecamere mostra allo spettatore gli ambienti del dormitorio femminile, coi letti a castello e le pareti azzurre. Sono ambienti che avrebbero bisogno di un restauro, ma Madre Thomas e i suoi ragazzi vivono in uno Stato dove - spiegano in sala i liberiani presenti tra il pubblico - le autorità sono spesso assenti e dove persino per studiare in una scuola pubblica bisogna avere il denaro per poterselo permettere. Chi insomma non ha una famiglia è votato alla povertà più assoluta e può trovare aiuti solo dai privati. L'orfanotrofio di Madre Thomas però non ha nemmeno questi aiuti e a volte persino mangiare può essere un problema. Ecco che quindi l'Associazione LIBASI, nata a Schio un paio d'anni fa, si è incaricata di portare a questi ragazzi e a queste ragazze denaro, cibo e beni come vestiti o giocattoli. Aldo e sua moglie si sono recati fino a lì senza sottrarre dai 650 euro donati nemmeno il prezzo dei propri biglietti di viaggio, che si sono pagati interamente da sé.
Al bambino più piccolo del gruppo, Davide, non vedente dalla nascita, è stato regalato un piccolo pianoforte giocattolo che gli permettesse finalmente di giocare. Ma ci sarebbe bisogno di libri speciali per permettergli anche di iniziare a leggere e a studiare come gli altri suoi coetanei, cosa che la sua condizione al momento non gli permette di fare.
Chiunque sia interessato a lui, o a contribuire ai lavori di restauro, specialmente del tetto, che si rendono necessari in particolare nella lunga stagione delle piogge, può contattare l'associazione alla pagina Facebook «liberianassociationinitaly Libasi», altrimenti ai numeri di cellulare esposti nella locandina dell'evento: 3891707944 e 3295642812.


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nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.
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